
Controverso polemista del bestseller dell’Occupazione, Les Décombres, autore di uno dei grandi capolavori letterari del Novecento, I Due Stendardi, Lucien Rebatet è stato anche una raffinata penna critica cinematografica, sotto lo pseudonimo di François Vinneuil (in omaggio al Sonata di Vinteuil, una composizione immaginaria presente nella Ricerca del Tempo Perduto di Proust). Henri Langlois, fondatore della Cinémathèque Française, lo considerava il più grande critico cinematografico del secolo assieme a Truffaut, il quale aveva la consuetudine di regalare una copia de I Due Stendardi a ogni suo amico. Il giorno prima di morire, Rebatet aveva invitato a casa sua il giovane giornalista Michel Marmin, che gli succedette alle pagine di cinema di Valeurs Actuelles. Q
uest’ultimo racconta il suo sorprendente arrivo alla dimora di Rebatet a Moras-en-Valloire, proprio il 24 agosto 1972, che oggi riportiamo per la prima volta in italiano:
«Per diversi mesi ci incontrammo spesso, a casa sua, in redazione o alle proiezioni stampa. Ma, molto francamente, non era il critico cinematografico che mi attirava in lui. Lo consideravo, su quel piano, completamente superato, benché fosse stato un grande critico per Je Suis Partout, e persino un critico d’avanguardia, riconosciuto come tale da François Truffaut o Alexandre Astruc, come conferma l’edizione curata da Philippe d’Hugues dei suoi articoli del periodo dell’Occupazione. Ciò che mi attirava in lui era il romanziere de I Due Stendardi e il pamphlettista di Les Décombres, lo scrittore dunque, e lo scrittore soltanto. Curiosamente, non parlammo molto di musica, e questo è di certo ciò che rimpiango di più. Ma il nostro rapporto restava superficiale e ci promettemmo di approfondirlo.

Mi invitò a passare alcuni giorni nella sua casa di vacanza, nella Drôme. Quando arrivai alla stazione di Valence, il 24 agosto 1972, mi aspettavo di trovarvi Rebatet o sua moglie Véronique. Non c’erano. Un uomo si avvicinò e, dopo avermi chiesto se fossi Michel Marmin, mi annunciò che Rebatet era morto durante la notte. Trascorsi il resto della giornata e la serata con Véronique, raggiunto da Jacques Bonomo, un “vecchio” della Fédération des Étudiants Nationalistes e dell’Algeria francese che conobbi in quell’occasione, e da un’amica di lui. Portammo Véronique al ristorante, lasciando Rebatet solo nella sua bara posata sul tavolo della cucina… Grazie al tono di Bonomo e alla forza di carattere di Véronique, la cena non fu affatto lugubre e, in fondo, abbastanza allegra. Passai la notte in casa, nella camera che mi era stata riservata; Bonomo e la sua amica dormirono in albergo. Vissi quei momenti senza rendermi veramente conto della situazione. Il giorno dopo, Rebatet fu sepolto nel piccolo cimitero di Moras-en-Valloire. C’erano Véronique, Bonomo e la sua amica, io e due o tre cugini. In piena estate, nessun altro era stato informato della sua morte.»
Tratto da, Michel Marmin, éditions
Pierre-Guillaume de Roux, 2017.







