
Dopo anni di seguiti tirati via e un pubblico ormai disilluso, il rilancio della fittizia serie Camp Miasma è affidato a una giovane regista. Quando lei va a trovare la protagonista del film originario, che vive dove si è girata la serie, come una reclusa, avvolta dal mistero, le due donne precipitano in un intreccio di desiderio, paura e delirio. In sintesi, ecco Camp Miasma. Adolescenza, sesso e morte di Jane Schonbrun.
Chissà che cosa avrebbe tratto da un soggetto così Robert Aldrich, ripensando all’Assassinio di Sister George (1968)? Ah, saperlo… I tempi cambiano: il cinema americano batte ancora piste trasgressive, ma con una cifra diversa. Torniamo quindi ai tempi nostri. Con Ho visto la tv brillare (2023), la regista Jane Schoenbrun (1987) si esercitava sull’identità queer. E lì era una serie tv di seconda fascia ad aiutare i personaggi ad abbracciare la transessualità. In Camp Miasma è una saga slasher [sottogenere dell’orrore, caratterizzato da assassini dai coltelli affilati] a liberare le pulsioni di Kris (Hannah Einbinder), giovane regista.
Il primo atto indirizza il film verso la decostruzione degli slasher, che prende di mira la tendenza a sfruttare grandi saghe in chiave woke. Ma è col rapporto tra Kris e la star del primo film della serie, Billy Presley (Gillian Anderson) che il film della Schoenbrun prende un’altra direzione. La relazione tra le due donne e Camp Miasma (specie col killer Little Death, il cattivo della serie dall’identità queer) diventa carnale. Lo slasher assurge a veicolo di una passione travolgente. E, per scoprire i desideri reconditi, il massacro va vissuto nei minimi dettagli.
Questa svolta può destabilizzare, ma l’opera della Schoenbrun non annoia. Traspare il suo amore per i film d’orrore a basso costo, che esplode nella sequenza della carneficina sulle note dei Counting Crows. Le due interpreti hanno talento e sex appeal, sia nel fascino mefistofelico della Anderson, sia nella purezza – che lascia spazio alla passione sfrenata – della Einbinder. Camp Miasma invita a perdersi in ciò che si ama e a forgiarsi un’identità, anche grazie a opere che – dietro l’apparente squallore – celano tanto cuore.
Camp Miasma. Adolescenza, sesso e morte di Jane Schoenbrun, con Hannah Einbinder, Gillian Anderson, 112′





