
Ezra Pound e Pier Paolo Pasolini sono stati due poeti importanti, anticonformisti e ribelli, famosi per la qualità e il rilievo della loro opera. Sono stati al centro di dibattiti e polemiche anche per ragioni esterne alla cultura: Pound per l’adesione al fascismo, per la collaborazione con la RSI e per esser stato imprigionato in un campo di concentramento Usa in Italia. Considerato dagli Alleati un traditore fu condannato a trascorrere dodici anni in un manicomio criminale statunitense, il Saint Elizabeths. Una prassi in uso anche nell’Unione sovietica nei confronti degli intellettuali dissidenti. La sua opera è orientata verso una critica al materialismo e all’usura. Pasolini divenne noto anche perché, nonostante la propria fede comunista, spesso manifestava indipendenza di giudizio e contestava a volte anche le posizioni della sinistra ufficiale. Era molto critico verso il consumismo. Pasolini era un estremista e nel 1956 si era rifiutato di firmare un appello per far liberare dalla prigionia Pound, uno dei massimi poeti del Novecento. A distanza di tempo, Pasolini accettò di intervistarlo per conto della RAI. Il poeta Usa aveva 82 anni, era molto provato. Furono necessari vari incontri e accordi fra Pasolini, un inviato della Rai che aveva promosso l’intervista, Vanni Ronsisvalle, e la compagna di Pound, la violinista Olga Rudge che temeva un’intervista nettamente contraria a Pound e alla sua arte. Le domande furono concordate e fornite alla compagna del poeta con la traduzione in inglese e fu raggiunto l’accordo che nell’intervista non si sarebbe parlato affatto di politica. Insomma, tutto era previsto con il beneplacito delle parti. Al centro dell’incontro doveva esserci solo la discussione sull’arte poetica.
Un episodio nella vita di Pound di cui poco si sapeva che il maggior esperto di Pound in Italia, Luca Gallesi, docente, pubblicista e scrittore, ha approfondito e analizzato sulla base di documentazione di archivio e raccolta di testimonianze nel libro Pound e/o Pasolini, edito da Ares,. Il libro è interessante non solo dal punto di vista documentario ma anche per la ricchezza di dettagli, particolari, tutto ben inserito in una puntuale analisi della vicenda e del dibattito fra i due poeti. Il filmato, registrato il 26 ottobre del 1967, fu mandato in onda sulla Rai il 7 giugno dell’anno successivo. L’intervista aveva preso una piega tutt’altro che sfavorevole per Pound: Pasolini aveva mantenuto la parola ma, soprattutto, come narra benissimo Gallesi con una scrittura semplice e interpretazioni innovative su Pasolini, man mano che i due interloquivano emergeva una singolare identità di vedute su alcuni aspetti del mondo moderno.
I due si ritrovarono a condividere le proprie critiche più sul piano antropologico che su quello artistico o politico: la difesa del mondo contadino che per Pound era minacciato dalla produzione capitalista, dall’usura e dal materialismo che ne erodeva i valori. Per Pasolini il nemico del mondo contadino era il consumismo, che omologava, e la modernità in genere. Con questa intervista viene rotto dall’americano il tempus tacendi. Alcuni giorni dopo, Gallesi narra che il poeta beat statunitense Allen Ginsberg passò dalla casa dove abitava il poeta con la propria compagna, in calle Querini, a Venezia, e gli donò dei dischi dei Beatles e di Bob Dylan. Una prova di come intellettuali e poeti tenessero in considerazione Pound, contrariamente all’atteggiamento diffuso nell’Accademia. Pasolini aveva cambiato atteggiamento nei confronti dell’intervistato. Uomini e artisti molto differenti, i due si incontrarono sulla critica della modernità e vennero meno i reciproci pregiudizi, anche se le proprie visioni del mondo rimasero differenti. Questo “incontro” fu possibile perché Pasolini si discostò dalla critica marxista a favore di una visione più legata al mondo delle tradizioni contadine, connesso al sacro e a valori perenni.
Luca Gallesi, Pound e/o Pasolini, Edizioni Ares, introduzione di Giuseppe Garrera, pagg. 133; euro 14,00






