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Il derby centrodestra-Vannacci non passa dal “voto utile”

Chi guarda a Futuro nazionale non necessariamente sta cercando un candidato più competitivo. Sta cercando un’alternativa a una politica dalla quale non si sente più rappresentato. Dire che il voto al Genere “non serve” significa non aver capito il motivo per cui quegli elettori stanno scappando

di Fabrizio Fratus
10 Agosto 2026
in Corsivi
8
Sondaggio tutti contro tutti

Il centrodestra sta commettendo un errore tanto evidente quanto politicamente miope: pensare di fermare la crescita di Vannacci con il ricatto del voto utile. È la vecchia scorciatoia di una politica che, quando perde consenso, invece di chiedersi perché lo sta perdendo, invita l’elettore ad avere paura delle conseguenze del proprio voto. Il messaggio, in sostanza, è questo: potete essere delusi, potete essere arrabbiati, potete pensare che non abbiamo mantenuto le promesse, ma alla fine dovete votare noi perché altrimenti vinceranno gli altri. È una strategia che può funzionare con un elettorato disciplinato. Ma l’elettorato che si sta avvicinando a Vannacci, almeno in parte, è esattamente l’opposto: è un elettorato insofferente, deluso e soprattutto arrabbiato con il centrodestra. E qui sta il punto che il centrodestra sembra non voler vedere.

Chi guarda a Vannacci non necessariamente sta cercando un candidato più competitivo. Sta cercando un’alternativa a una politica dalla quale non si sente più rappresentato. Sono elettori che hanno ascoltato promesse, hanno votato sulla base di quelle promesse e oggi contestano il fatto che troppe di esse siano rimaste sulla carta. Pensare di recuperarli semplicemente dicendo loro che il voto a Vannacci “non serve” significa non aver capito il motivo per cui quegli elettori stanno scappando. Perché se io sono arrabbiato con te proprio perché non hai fatto ciò che mi avevi promesso, difficilmente mi convinci a tornare da te spiegandomi che l’alternativa è peggiore. Prima dovresti spiegarmi perché dovrei fidarmi di nuovo di te.
Il centrodestra, invece, sembra voler saltare direttamente questo passaggio.
E c’è di più. Una parte crescente dell’elettorato che guarda a Vannacci sembra percepire centrodestra e centrosinistra come forze molto meno diverse di quanto entrambe vorrebbero raccontare quando si tratta di governare. Non perché siano ideologicamente la stessa cosa, ma perché agli occhi di quell’elettorato la distanza tra le promesse elettorali e le decisioni di governo è diventata troppo grande. È una percezione, e come tutte le percezioni può essere contestata. Ma in politica le percezioni contano. E ignorarle è il modo migliore per trasformarle in consenso per qualcun altro. Per questo il voto utile non è soltanto una strategia debole. È una strategia che rischia di essere controproducente. Perché più il centrodestra insiste nel dire agli elettori di Vannacci che stanno sbagliando a votarlo, più rischia di confermare proprio la sensazione che li ha portati lontano: quella di una classe dirigente che pretende il loro voto senza sentirsi obbligata a riconquistare la loro fiducia.
La questione, allora, non è Vannacci.
O meglio, Vannacci è il problema immediato, ma non è il problema principale. Il problema principale è perché un pezzo dell’elettorato di centrodestra oggi sente il bisogno di cercare altrove una risposta politica.
E qui il centrodestra dovrebbe avere il coraggio di guardarsi allo specchio.
È molto più facile evocare il pericolo del centrosinistra che spiegare perché alcune promesse non sono state mantenute. È molto più facile parlare di voto utile che ammettere che una parte del proprio elettorato non considera più sufficiente l’offerta politica esistente, Senza poi parlare di una classe dirigente spesso impreparata. È molto più facile accusare Vannacci di sottrarre voti che domandarsi perché quegli stessi voti siano diventati contendibili. Ma la politica non funziona così. Un elettore non è una proprietà privata. Non esiste un “bacino elettorale” che appartiene per diritto acquisito a un partito. Il consenso si conquista e si perde. E quando si perde, la risposta non può essere: votaci comunque.
La risposta dovrebbe essere: dimostreremo perché vale ancora la pena votarci. Se il centrodestra non comprende questa differenza, rischia di scoprire troppo tardi che il vero problema non è convincere gli elettori a non votare Vannacci. È convincerli che abbiano ancora una ragione per votare il centrodestra. E questa ragione, per ora, non può essere semplicemente la paura dell’avversario. Perché quando un elettore smette di credere alle promesse, la paura non basta più.
Fabrizio Fratus

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Fabrizio Fratus su Barbadillo.it

Tags: centrodestramelonipromessetajanivannacci

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Comments 8

  1. Sandro says:
    2 mesi ago

    Concordo pienamente

  2. Tullio Zolia says:
    2 mesi ago

    Analisi convincente !

  3. Guidobono says:
    2 mesi ago

    È vero. Ma in Italia, soprattutto in certe Regioni, si vota (ancora?) non in base a considerazioni eminentemente soggettive, o di idee, o di principî ecc., ma in base a logiche clientelari, di scambio, di promesse concrete (l’infame Reddito di Cittadinanza ad esempio). Almeno ampi strati dell’elettorato. E chi non vota è perchè non crede nella ‘politica’ e nelle sue attuali opzioni. Oltre che nelle sue degenerazioni, sbagliando, ovviamente.. Chi ha votato la von der Kakkien o il Green Deal? O l’appoggio all’Ucraina ed allo sterminio di Gaza? O della dirigenza iraniana, piaccia o meno? Ecc. ecc.

  4. Luciano says:
    2 mesi ago

    Analisi totalmente condivisibile

  5. Lino Ulderico Cavanna says:
    2 mesi ago

    Per me quello scarso e condizionato potere che la Meloni crede di avere la sta influenzando malignamente. Come può permettersi un linguaggio così ostile nei riguardi di Vannacci che in modo così chiaro e documentato ripercorre la sua vecchia strada già di attivista d’un chiaro filone missino con cui la signora della Garbatella è riuscita a sbalordire gli italiani quattro anni fa. La diplomazia potrebbe aiutarla molto meglio.
    Sappiamo tutti che il Paese è in una grave crisi. Crisi dalla quale usciremo (forse) solo con l’aiuto di qualche dio sopravvissuto e tante buone idee non del tutto spente nella follia generale e col denaro che tutto corrompe e decide.
    La febbre benefica nell’Italia potrà anche non riuscire a conquistare un diverso potere nei gangli dello Stato, ma ci sarà comunque un reale sconvolgimento foriero di ulteriori trasformazioni.
    Tanti elettori probabilmente salteranno a piè pari la furbesca linea del “voto utile” che lascerebbe , nella migliore delle ipotesi, la spada i mano ai due, per loro, finti contendenti in una ridicola scena da Teatro dell’Arte.

  6. Guidobono says:
    2 mesi ago

    Vannacci forse è l’ultima speranza

  7. Lino Ulderico Cavanna says:
    2 mesi ago

    In questo paludoso letamaio Vannacci è proprio l’ultima speranza. Dietro a lui ci fosse Lucifero potrei persino ammirare il brillio delle sue “lampadine”. Come ci hanno ridotto !

  8. Lino Ulderico Cavanna says:
    2 mesi ago

    Questo stucchevole Centro-Destra (alias Centro d’Affari) non vuole abbandonare il suo “redditizio” percorso. Non vuole cooptare una qualche novità per giungere ad un delicato restauro che possa finalmente giustificarne l’esistenza. Ci sarà inevitabilmente costretto dalla preoccupazione esistenziale e dalla stanchezza del suo mondo.

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