
Che cosa dovremmo conservare del paesaggio attuale dello Stretto di Messina (di cui ha scritto su Barbadillo Fabio Granata qui) se tutto quello che c’è, è frutto di improvvisazione, urbanistica post guerra incontrollata, laghetti frutto di cave di materiali da costruzione e via dicendo. Preferisco sicuramente un intervento moderno e ponderato in grado di ricostruire un ambiente naturale insieme a sicurezza contro eventuali terremoti catastrofici sempre presenti nell’area ed in grado di provocare ampi allagamenti e distruzioni.
In queste condizione io allontanerei dalla costa quante più costruzioni possibili e l’occasione irripetibile della costruzione del Ponte fornirà anche molti fondi allo scopo altrimenti indirizzati altrove. Gli abitanti di Messina dovrebbero essere i primi ad essere favorevoli all’intervento o agli interventi dell’intero progetto di sistemazione dell’area.








Ohibò! Ed io che pensavo che dal punto di vista ambientale tutta l’area dello stretto di Messina fosse ricompresa in due Zone di protezione speciale (sul lato calabrese la costa Viola e su quello siciliano la costa dei monti Peloritani) oltre a varie zone speciali di conservazione secondo la direttiva comunitaria Habitat. In quest’area, che è luogo importante di transito dell’avifauna, si trova una delle più alte concentrazioni al mondo di biodiversità. Si tratta di un ambiente naturale unico e compatto che sarebbe, se non interamente distrutto, fortemente ridotto e irreversibilmente compromesso dal ponte sullo stretto. Ecco io pensavo questo, ma adesso so che non c’è niente da salvare. Mi inchino davanti a queste mirabolanti affermazioni
Il ponte è una costruzione inutile e dannosa x Messina.strvolgerebbe tutta la città con distruzione di centinaia di abitazioni x decenni e il ponte insicura anche x il passaggio di treni.Quello che manca veramente sono strade ferrovie quasi a livello medioevale!Pensiamo a mettere più traghetti ,fare autostrade linee ferraviariie e nuovi aereoporti come n zona Milazzo!Basta con questo accanime ti x un ponte distruttivo e che non si dicano menzogne su questo progetto che interessa a chi ci vuole guadagnare
Non ho nulla contro Salvini, ma secondo me sarebbe un errore costruire una grande opera architettonica in una zona tragicamente sismica:pensiamo al terremoto del 1908, che mise in ginocchio l’Italia tanto che lo Stato maggiore austriaco avrebbe voluto approfittarne per darci una spallata prevedendo che avremmo tradito prima o poi l’alleanza; a fermarlo fu Francesco Giuseppe, in questo caso galantuomo. Aggiungo che secondo me le grandi opere nascondono l’incapacità di risolvere tanti piccoli problemi. La stessa Alta Velocità ha certo reso più rapidi i collegamenti da Milano a Napoli, ma ha penalizzato i centri minori, oggi serviti peggio di quarant’anni fa, quando erano egregiamente serviti dagli espressi, senza alcun sovrapprezzo. Penso al caso di Arezzo e anche di Prato, in quanto toscano; ma credo che si potrebbero fare molti altri esempi.
…laghetti frutto di cave di materiali da costruzione…,
Mi perdoni, ma a quali laghetti si riferisce?
Grazie.
Da che mondo e mondo, non esistono ponti che abbiano impoverito o allontanato le civiltà di una nazione. Al contrario! Qualsiasi ponte ha sempre avvicinato ed arricchito le sponde collegate . Siamo entrati nell’anno 3000 ed ancora ragioniamo come fossimo all’inizio del secolo 1000 ! Forse per interessi privati, forse per paure ancestrali difficili da rimuovere, paura di terremoti catastrofici che certamente farebbero crollare non soltanto il ponte!!. intanto facciamolo!! Poi se non vuoi passarci sei libero di prendere, l’aereo, il traghetto o a nuoto, se preferisci. Povero SUD !! SIAMO noi stessi a voler restare indietro!!!
siamo nel tre Mila e in Italia quando si deve costruire una infrastruttura c’è sempre di mezzo qualcuno che e all ‘opposto siamo un paese del terzo mondo sono un camionista e passo tutti giorni uno schifo. cerchiamo di essere moderni e cambiare mentalità solo così può andare avanti l’Italia.
Ho letto innumerevoli articoli e corbellerie sul ponte sul largo di Messina, sia tecniche, sia sociologiche, sia economiche, ma superficiali e irrilevanti, e errate, come quelle dell’architetto Canuti no, mai. Sostiene che il ponte darà sicurezza antisismica? Ma a cosa, e come; che tratterrà le faglie in movimento? Che fermerà gli tsunami possibili? Eliminerà gli abusi edilizi delle province di Messina e Reggio Calabria? Personalmente condivido pienamente la lettera scritta dalla dott.ssa geologa. Il problema del ponte è uno solo: il rapporto costi/benefici. Cosa saranno i costi, dove arriveranno non lo si può sapere, grosso modo possiamo dire che saranno circa il doppio dei previsti, c’è lo insegna la storia. Come ci insegna che saranno doppi anche i tempi di esecuzione. Qualche anno fa si disse che per dieci anni tutte le acciaierie mondiali avrebbero lavorato per quest’opera. Forse era esagerato ma non penso poi tanto. Il problema tecnico non mi interessa, quasi tutto si può realizzare, ma i benefici? E i malefici? Le persone che abitano da quelle parti? A loro non ha pensato nessuno. E le alternative? Anche a loro pochissima attenzione.
Voglio credere e sperare che tutti gli architetti non siano così ridicoli, ma da un architetto mi aspetto questo ed altro, una classe di professionisti che negli anni ha perso progressivamente ogni identità e professionalità, sono dappertutto parlano di tutto e spesso non capiscono un fico secco
Non so se questo architetto e’ mai stato a Messina e conosce le specificita’ dell’Area dello Stretto di Messina.
Iniziare i lavori soltanto per poi interromperli per pagare una penale di un miliardo e mezzo e lasciare un territorio ,unico al mondo, gravememte deturpato con gravi danni idrogeologici,in una zona di massima sismicita’, per fare incassare,producendo soltanto danni irreparabili per le comunita’ di Messina e Villa San Giovanni,alla impresa :aggiudicataria”??? e’ semplicemente criminale. Comportando per tutti i contribuenti italiani un danno economico enorme.
Dovremmo incaricare qualche commissario Montalbano a sindacare su tanto “accanimento” Salviniano per un’opera in quel Sud che il giovane leghista voleva,con l’aiuto del Vesuvio e dell’Etna,fare scomparire.
Invece di parlare sempre delle stesse cose soffermiamoci a fare delle considerazioni che potrebbero veramente servire a chi fa il progetto, evitiamo di far perdere tempo in problemi non attinenti alla statica del ponte, pensiamo ad esempio a questo: hanno considerato data la distanza fra le torri del ponte e la loro altezza, rispettivamente di 3300 e 399 metri, che gli assi delle torri (necessariamente a piombo) appartengono a due ipotetiche rette convergenti al centro della terra e non sono parallele, vale a dire pur appartenendo allo stesso piano cambiano la geometria dell’insieme rendendo necessario calcolare l’effettivo centro del ponte rispetto al mare?
Significa che nell’insieme la geometria dell’intera costruzione risulta deformata e bisognerebbe calcolarne la diminuzione del franco navigabile per adottare degli opportuni correttivi.
MI chiedo se è consuetudine fare questi tipi di calcoli di natura geometrica per strutture di queste dimensioni? Magari qualcuno più esperto di queste cose potrebbe rassicurarci in merito.
Teoricamente ci potrebbero essere effetti anche sulle deformazioni delle torri prodotte da un terremoto per via del terreno di fondazione, della posizione sempre delle torri su un parallelo diverso della Terra, del tempo di propagazione delle onde sismiche che determina tempi di reazione diversi dei piloni, ecc. che singolarmente non credo diano chissà quali problemi ma cumulativamente esiste qualche rischio? Preferirei che il dibattito si soffermasse di più su questioni del genere.
Canuti Giacomo