
In Italia, prima delle elezioni, si discute non di idee, non di persone, ma di alleanze e percentuali nei sondaggi. Ai cittadini non si dicono le intenzioni dei partiti, ma solo con quali altri partiti essi si alleeranno. La mancanza delle preferenze nella scheda elettorale impedisce, a livello nazionale, di scegliere buoni rappresentanti e trasforma gli eletti in contadini (peones) della politica, tenuti a zappare solo l’orto a loro assegnato, cioè in persone che votano come loro è imposto da chi li ha messi in Parlamento.
Votami: sarò utile!
I cittadini ignorano che cosa faranno i partiti in politica estera, economia e affari interni. In compenso, da mesi, si discute di “voto utile”: i cittadini dovrebbero votare solo il partito che abbia una certa percentuale o un altro partito, perché si alleerà con partiti della stessa area politica. Ciò porterà al mercanteggiare e al litigare, tipici di ogni legislatura, nelle quali ci si infischia dei programmi elettorali, che impegnano solo quelli che ci credono.
E’ un problema generale, non di schieramento. Nel simulacro di democrazia attuale si spinge l’Italia alla guerra, eppure nella scorsa campagna elettorale politica (fine estate 2022) quasi tutti i partiti dicevano che la guerra andava evitata. Viene in mente il titolo che il liberale Panfilo Gentile aveva dato al suo saggio: Democrazie mafiose (Volpe, 1969), testo che Indro Montanelli recensì molto favorevolmente sul Corriere della Sera, giudizio che ne fece – testimonianza dell’editore – l’unico best-sellers nei 20 anni di vita di quella benemerita Casa .
“L’Italia rifiuta la guerra…”
Quando non sono i partiti nazionali a fare questo scempio, lo fanno le istituzioni dell’Ue, che condizionano i governi più indebitati, come quello italiano. In tale contesto le elezioni sono irrilevanti. Ogni volta sale la sfiducia nei partiti nazionali e nelle istituzioni europee; ogni volta scende la percentuale dei votanti. Non è questa la direzione giusta. I cittadini vogliono che la nostra Costituzione sia rispettata – specie l’art. 11 (“L’Italia rifiuta la guerra…”) – e non annullata da direttive dell’Ue, che sono capaci di approvare o disapprovare le decisioni del governo e dei partiti che noi abbiamo eletto.
Questa non è democrazia. Non lo è dire “inutile votare per un partito, perché non avrà una percentuale sufficiente”. Non è democrazia dire che “i mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto”, frase a suo tempo attribuita al Commissario dell’Ue, Oettinger, poi rinnegata e alterata, per ingiungere agli elettori di aderire agli equilibri dei mercati e, soprattutto, “non votare i populisti” (frase anche peggiore). Non è democrazia dire: “Ormai è a Bruxelles che si decide”. Non è vero: l’Ue è un accordo tra Stati, ma non ha sovranità. I membri del Parlamento dell’Ue non possono proporre leggi.
Questo modello, oltre che antidemocratico, è anticostituzionale. La Costituzione della Repubblica Italiana è nata prima delle istituzioni europee, che non hanno una Costituzione (ogni volta che è stata votata dai popoli, è stata bocciata). Quindi le Costituzioni nazionali sono preminenti rispetto alle istituzioni dell’Ue, in forza del principio democratico.







