Tra gli incontri ravvicinati, quello del 1° luglio 1965, in Provenza, è uno dei più discussi dall’ufologia. A oltre 60 anni dai fatti, la vicenda è evocata dal film Valensole 1965 di Dominique Filhol, regista che già s’è occupato di Ufo in un paio di documentari e che qui si concentra, più che sull’avvistamento, sulle conseguenze derivatene a Maurice Masse (1924 – 2004).Sempre cosciente
L’essere si volta e gli punta contro un oggetto, che a Masse pare un tubetto o una matita. Masse viene paralizzato. Non perde conoscenza e continua a vedere quanto accade. I 2 esseri tornano verso l’apparecchio, vi entrano. Poco dopo l’oggetto si solleva, allontanandosi con una traiettoria obliqua.
Masse rimane immobilizzato anche dopo la scomparsa del velivolo. Recupera poco alla volta la capacità di muoversi. È un particolare interessante, soprattutto alla luce di quanto sarebbe stato raccontato negli anni successivi da protagonisti di presunte abductions: uno stato di coscienza apparentemente normale, accompagnato dall’impossibilità di controllare il proprio corpo. Nel caso di Masse, tuttavia, non c’è il rapimento.
Tracce sul terreno
A circa 10′ dalla partenza dell’oggetto, Masse torna dove si era posato. Nota anomalie sul terreno: una cavità centrale, insieme a diversi solchi disposti secondo una configurazione grossomodo geometrica. La sera torna ancora con la figlia, constatando che il terreno, normalmente lavorabile, è duro come cemento.
La vicenda arriva quasi subito alla Gendarmeria. Ciò permette di ricostruire almeno il nucleo originario della testimonianza, senza dipendere solo dai racconti formulati anni dopo, quando Valensole è ormai un caso classico dell’ufologia. I gendarmi interrogano Masse nel campo, osservano le tracce sul terreno e le fotografano. Il caso, quindi, è esaminato nell’immediatezza dell’accaduto.
Resta da stabilire l’origine delle tracce e se esse si colleghino all’oggetto osservato da Masse. La loro presenza non dimostra di per sé l’atterraggio di un velivolo sconosciuto, ma è uno degli elementi che rendono Valensole più di un racconto privo di qualsiasi riscontro esterno.
Attendibilità del teste
Masse non dice mai di essere stato portato all’interno dell’apparecchio, non riferisce esami medici, spostamenti in luoghi sconosciuti o periodi di tempo dei quali non riusciva a dare spiegazione. Manca, in particolare, il missing time che sarebbe divenuto negli anni successivi elemento ricorrente nei racconti di presunti rapimenti alieni.
Esistono tuttavia analogie. Masse è accanto a esseri che descrive non umani; improvvisamente non può più muoversi, pur continuando a vedere ciò che gli accade; la paralisi prosegue anche dopo la partenza dei 2 occupanti.
Situazioni dello stesso genere compaiono nei racconti di abduction. Il soggetto riferisce spesso di trovarsi cosciente, capace di osservare l’ambiente, ma non di muoversi, mentre una o più entità agiscono nelle sue vicinanze. Una delle spiegazioni fornite è la paralisi del sonno, fenomeno nel quale, durante le fasi di passaggio dal sonno alla veglia o viceversa, una persona può essere sia incapace, sia avere la percezione di figure o presenze estranee.
A Valensole, però, la situazione è differente. Masse non è a letto, non si è appena svegliato e non attraversa una fase di dormiveglia: è all’aperto, di mattina, e lavora nel suo campo. La paralisi del sonno, quindi, pare difficilmente applicabile.
Chi sono gli “occupanti”?
Prendendo il racconto alla lettera, la spiegazione extraterrestre sembrerebbe quasi immediata. Un apparecchio sconosciuto atterra in un campo, 2 piccoli esseri ne scendono, sono sorpresi da un uomo, uno di loro lo immobilizza e, terminato ciò che facevano, entrambi risalgono nel velivolo e ripartono.
Ma un oggetto volante non identificato resta, per definizione, qualcosa di cui non si conosce la natura. Identificarlo automaticamente come extraterrestre significa compiere un passaggio ulteriore, che il semplice avvistamento non consente.
Fra gli studiosi che discutono questa equivalenza c’è stato Jacques Vallée, occupatosi anche di Valensole. Analizzando negli anni racconti provenienti da epoche e culture differenti, Vallée individua analogie fra i moderni incontri con umanoidi e tradizioni antiche, riguardanti fate, elfi, folletti, demoni e altre entità del folklore.
Non si tratta di sostenere che tali figure siano identiche agli occupanti degli Ufo. Ricorrono determinate caratteristiche: esseri antropomorfi, ma non completamente umani, alterazioni della percezione, impossibilità di muoversi, anomalie nel senso del tempo e una sovrapposizione, in alcuni racconti, fra elementi apparentemente fisici e aspetti quasi onirici o simbolici.
Se certi episodi fossero solo psicologici, rimarrebbero da spiegare le tracce, gli avvistamenti multipli e gli effetti sull’ambiente riferiti in una parte della casistica. Se si trattasse, invece, solo di astronavi provenienti da altri sistemi stellari, altrettanto difficile sarebbe spiegare gli aspetti assurdi e contraddittori presenti in vari incontri ravvicinati.
Militari e spie
Vallée considera anche che parte della fenomenologia Ufo fosse usata in operazioni di manipolazione o psy-op da apparati militari e servizi di intelligence, interessati a studiare o influenzare le reazioni della popolazione.
Non vi sono elementi per applicare direttamente questa ipotesi al caso di Valensole, ma le attività militari nella regione sono un particolare che non può essere ignorato, quando si esaminano spiegazioni convenzionali. Masse continua fino alla morte, nel 2004, a dire di avere vissuto l’esperienza raccontata. Non diviene contattista, non dichiara di avere ricevuto messaggi per l’umanità, non fonda gruppi religiosi e non costruisce, attorno ai due esseri, una teoria sulla loro provenienza. Rimane l’agricoltore che era.





