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Sandro Marano: “Vi racconto Fare Verde e l’ecologia profonda”

Lo scrittore barese presenta il volume edito da Eclettica: la prima storia del movimento ecologista identitario italiano

di Michele Salomone
26 Agosto 2021
in Le interviste
0
Fare Verde – La terra e la rugiada di Sandro Marano

Poeta, scrittore ed ecologista convinto, Sandro Marano è un intellettuale che ragiona con la propria testa andando oltre gli schematismi ideologici e gli steccati politici.  

Da pochi giorni è in libreria la sua ultima opera, «Fare Verde la terra e la rugiada», un volume edito dalla poliedrica Eclettica, casa editrice di Massa che si distingue per la pubblicazione di libri e scritti di vario orientamento.

A differenza di altri libri, il presente riguarda da vicino Sandro Marano, da decenni impegnato nella battaglia ambientalista, autorevole dirigente di Fare Verde, associazione fondata nel 1987, che ha avuto per capo indiscusso e carismatico Paolo Colli, prematuramente scomparso  il 25 marzo del 2005.

Sandro iniziamo da Paolo Colli. Cosa ha rappresentato e rappresenta per Fare Verde la testimonianza di Paolo?

“Di Paolo, che conobbi nel lontano 1991 in occasione della raccolta di firme per l’introduzione del vuoto a rendere, mi aveva subito colpito un duplice aspetto: lo slancio romantico, il bisogno di donarsi da un lato e la preparazione culturale e scientifica, la meditata proposta di soluzioni dall’altro. Nei suoi interventi Paolo era preciso, ricco di dettagli tecnici, ma sempre attento ad una visione dell’ecologia più ampia, che non si limitasse ad inseguire emergenze o soluzioni provvisorie e pasticciate.  Paolo univa carisma e umanità e per tutti noi di Fare Verde Paolo continua ad essere un esempio e un maestro.

Fare Verde si costituisce formalmente nel febbraio 1987,  si colloca in un’area di destra, pur essendo autonoma ed indipendente dal Msi, partito di riferimento. In quel contesto agiscono anche i Gre, Gruppi di ricerca ecologica, fondati da  Alessandro Di Pietro e Rutilio Sermonti. Perché anche a destra due associazioni ambientaliste?

“Fare Verde nacque nel 1986 da una costola dei Gre, dopo le critiche e i dissapori emersi nella gestione interna. Senza nulla togliere alle attività lodevoli e meritorie del sodalizio, che segnarono nell’ambito della “destra” una riappropriazione dei temi ambientali, va detto che Fare Verde, grazie a Paolo Colli, conobbe una maggiore diffusione e visibilità”.

Sposando la causa ambientalista, fra la metà degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta frequenti Legambiente e le Liste Verdi. Evidentemente quegli ambiti ti deludono vista la tua visione del mondo organica e spiritualista. Ci spieghi, in concreto, la tua visione del mondo? Insomma, perché aderisci a Fare Verde?

“Si tratta della differenza tra ecologia profonda, alla quale mi rifaccio, ed ecologia di superficie. Alle due ecologie, che sottintendono un diverso approccio al problema ambientale, è dedicato in appendice nel libro il saggio di Alain de Benoist.  In estrema sintesi, potrei dire che noi intendiamo l’ecologia come questione di civiltà, come una crisi particolare e drammatica nell’ambito di una crisi più vasta che riguarda l’intero mondo moderno. Bhopal, Seveso,  Fukuiama, i mutamenti climatici non sono incidenti di percorso, ma conseguenze di un errato atteggiamento dell’uomo verso la natura vivente, di una prassi e di un’ideologia che privilegiano i “diritti” senza guardare ai “doveri””.

A differenza dei Verdi che si presentano alle elezioni schierandosi apertamente a sinistra – ricordo a  metà degli anni Ottanta una frase dell’esponente liberale Antonio Patuelli, che definisce i Verdi «rossi dentro e verdi fuori» – Fare Verde non si presta a tale gioco facendosi portatrice di voti alla Destra partitica. Perché?

“Uno dei tre punti di forza dell’associazione è, insieme all’ecologia profonda e al volontariato, proprio l’autonomia, rivendicata gelosamente sia nei confronti del partito di origine sia rispetto ai gruppi di pressione economici. L’autonomia fu sancita nel 1994 in un’apposita assemblea a Montevarchi, nella Aretino, dopo accese discussioni. La radicalità delle nostre tesi, spesso bollate sia dalla sinistra che dalla destra come “romantiche”, non ci consentiva evidentemente di scendere a compromessi. Ricordo a questo proposito  che dopo il primo discorso alla Camera dei deputati dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in cui si affermava che per favorire la crescita la soluzione dei problemi ambientali poteva essere rinviata, Fare Verde tenne proprio a Montecitorio un polemico convegno dal titolo inequivocabile: “L’ambiente non può attendere””. 

Nel libro ben lumeggi le tante battaglie di Fare Verde. Parliamone di una in particolare: quella «dell’agognato riconoscimento presso il Ministero dell’Ambiente» di Fare Verde. Perché tante resistenze? 

“Proprio a causa della nostra autonomia, che ci procurò inimicizie e incomprensioni anche negli ambienti di “destra”. Pensa che il riconoscimento, già richiesto nel 1997, col parere favorevole di tutte le altre associazioni, fu ottenuto solo nel 2003. Non si schierò a nostro favore nemmeno un ministro dell’ambiente di “destra” come Altiero Matteoli”.

Il tuo libro è arricchito da una postfazione di Michele De Feudis e da un saggio di Alain De Benoist, «Le due ecologie». Vista l’attuale società opulenta e globalizzata, dove imperversano i poteri forti che dettano legge ed impongono regole inquinando non solo l’ambiente ma anche la politica, cosa deve fare un’associazione ambientalista per non sottostare a certi dogmi?

“A questa domanda ti rispondo con una citazione di uno scrittore da me amato, Francesco Grisi: «è cosa necessaria e utile essere più intransigenti di quanto personalmente si vorrebbe. L’intransigenza, in alcune occasioni, può salvare il mondo»”.

Quando il tuo nuovo libro sarà presentato ufficialmente?   

“Domenica 29 agosto a Bisceglie nell’ambito della rassegna “Libri nel borgo antico”. È la prima presentazione ufficiale e sono particolarmente lieto che avvenga nella nostra Puglia”.

@barbadilloit 

Michele Salomone

Michele Salomone

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Tags: Barbadilloecologiafare verdemichele salomonesandro marano

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