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Calcio. Altro che Tim Cup: derby, sfide retrò, titani contro folletti, il fascino della Fa Cup

Pubblicato il 3 Gennaio 2020 da Aldair
Categorie : Pallone mon amour

Oggi e domani si giocherà, oltremanica, il terzo turno della Fa Cup. Del fascino di una competizione antica non si dice mai abbastanza. Perché gli incroci disegnati dal tabellone della Coppa nazionale per eccellenza fanno venire il magone.

Non si può tralasciare il partitone del terzo turno: Liverpool-Everton, su cui sbrilluccicano i riflettori di mezzo mondo: da un lato la banda Klopp, dall’altra il ritorno (in Inghilterra) del Re Ancelotti. La storia dei confronti in Fa Cup tra le due anime di Liverpool è accesa e vibrante: due finali negli anni ’80, entrambe vinte dai Reds. Un motivo in più, per l’Everton, di tramare lo scherzo. Oggi i Reds non perdono in campionato da un anno, i Toffees cercano disperatamente di rialzarsi non solo in classifica, dopo un inizio disastroso, ma di conquistare soddisfazioni al cospetto dei titolatissimi e odiatissimi cugini. Una sfida, secca, che vale una stagione. Come è legge di ogni derby: potrai anche vincere la Premier e di nuovo la Champions, ma se le buschi nella partita secca hai comunque perso. E Ancelotti non ha nulla da perdere se non le incrostazioni post-Napoli, Klopp invece se ne frega: ha un sorriso che illumina a giorno il calcio europeo. Domani ne resterà uno solo.

Sempre domani c’è Arsenal-Leeds. Viene il magone a leggere accostate le due squadre. È una classicissima dei bei tempi che furono, è il derby della grande letteratura sportiva inglese: Hornby contro Pearce, Febbre a 90 contro Il Maledetto United. E considerando, inoltre, che i gunners se la passano male nonostante l’arrivo di Arteta in panchina che non ha fatto altro seminare speranze (per ora non germogliate) e che il Leeds sta stravincendo la Championship, con alla guida quel “loco” di Marcelo Bielsa, ecco che non è retorica affermare che tutto, ma proprio tutto, potrà accadere.

Sapore retrò avrà pure la sfida tra il Chelsea e il Nottingham Forest. I Garibaldi Red sono un momento vivente e scalciante alla nostalgia (canaglia) nel football. I Blues, puntando forte su Frank Lampard in panchina, vogliono scrivere capitoli nuovi e freschi della loro storia.

Poi ci sono gli incroci tra i giganti e i piccoli Davide che ambiscono al colpaccio della vita. Si comincia col City di Guardiola che affronterà il Port Vale. Milita in League Two che, arraffazzonando i ricordi, sarebbe paragonabile alla vecchia e gloriosa C2 italiana. Nel suo palmares non c’è praticamente nulla di ché. Il miglior risultato è una semifinale di Fa Cup, risalente al marzo del ’54, perduta in rimonta contro il Wba. Ah, fu pure finalista alla Coppa Angloitaliana del ’96, vinta dal Genoa del giovane Montella e di Gennaro Ruotolo che siglò una tripletta nel 5-2 del trionfo rossoblù. Il Port Vale ha conosciuto un’improvvisa celebrità da quando l’ex Take That Robbie Williams ha dichiarato di esserne tifoso. Anche lui, tra una hit e l’altra, salta e canta con noi: “non tifo per gli squadroni ma tifo te”.

Il West Ham, invece, incrocerà i tacchetti col Gillingham. Una vita, il club, spesa a combattere sui campi delle serie inferiori, a tentare di imporre il suo primato nel Kent. Una bacheca piena di allori impolverati e locali. Ma il pallone è una scelta di cuore e quando s’è trattato di sostenere la storica promozione non è mancata la folla delle grandissime occasioni.

Interessanti, poi, i confronti tra Crystal Palace e Derby County (non fosse che per il ritorno in Inghilterra di Wayne Rooney con la maglia dei Rams) e Brighton contro Sheffied Wednesday. Scenderà in campo anche il cattivissimo Millwall, contro i gallesi del Newport. Lo United affronterà il Wolverhampton di Cutrone e l’Aston Villa si scontrerà col Fulham. Invincibile profumo d’anni ’90 nella sfida tra Middlesborough e il Tottenham. Menzione speciale per la sfida delle imprese impossibile: il Wigan, ultimo Davide ad abbattere il Golia in finale alzando la Coppa (nel 2013 contro il City di Mancini), se la vedrà contro il Leicester, secondo in classifica a caccia di un altro sogno da donare ai suoi tifosi nel mondo.

 

 

Di Aldair

4 Responses to Calcio. Altro che Tim Cup: derby, sfide retrò, titani contro folletti, il fascino della Fa Cup

  1. Questi stupidi anglofonismi. Capisco le ragioni di sponsor, ma non è necessario chiamarla TIM Cup, ma Coppa Italia TIM. E lo stesso discorso lo estenderei anche a Champions League ed Europa League, che possono essere chiamate Coppa dei Campioni come una volta la prima, e Coppa Europa la seconda.

  2. Bene. Ma 14 giorni dopo il fascino si riducu…

  3. Werner concordo con te sull’uso esagerato dei termini anglofoni quando se ne può fare a meno, idem sul fatto di chiamare le competizioni col nome dello sponsor che in effetti è aberrante se ci si pensa, però riguardo la vecchia “coppa campioni” e la vecchia “coppa uefa” penso che siano proprio le denominazioni ufficiali che cambiarono qualche anno fa quindi di per se è corretto chiamarle “champions league” ed “Europa League” al contrario della Coppa Italia che si può tranquillamente continuare a chiamare così e non vedo ragioni di chiamarla “tim cup”… Sul senso generale invece concordo con l’articolo, come ho detto più volte il calcio inglese è per me il più affascinante non solo per la storia e per gli stadi in cui si gioca e tutto ciò che c’è nel contesto di ogni squadra, ma proprio per il calcio giocato che è di ben altro livello rispetto al nostro a differenza degli anni 80/90 in cui il nostro campionato era veramente il top, anche per esempio la serie b inglese ovvero la Champioship è un campionato di altissimo livello con squadre storiche come il Leeds o il Nottingham Forest citate nel pezzo… Oggi da noi vengono gli scarti del campionato inglese a giocare e sembrano fenomeni, una volta era il contrario…

  4. @Stefano
    E’ vero Stefano, “Champions League” ed “Europa League”, sono le denominazioni ufficiali, ma poiché l’UEFA è la confederazione calcistica d’Europa, costituita da diversi popoli, nazioni e lingue, è giusto, secondo me, che nella propria lingua vengano chiamate diversamente. E’ vero che l’inglese è la lingua internazionale che serve per far interloquire nazioni diverse fra loro, ma a mio avviso tali denominazioni vanno usate solo quando ci si esprime in inglese, perché facendo lo stesso nella propria lingua, ha il sapore di una sorta di omologazione.

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