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Calcio. Il Galatasaray di Mancini rigenera gli ex italiani Melo Muslera e Sneijder

Pubblicato il 30 ottobre 2013 da Francesco Sannicandro
Categorie : Pallone mon amour

galatasarayFernando Muslera, Felipe Melo, Wesley Sneijder. E, in panchina, Roberto Mancini, Umit Davala e Claudio Taffarel. Ai turchi piacciono gli “italiani”. Il Galatasaray  ha deciso di puntare forte su chi dal nostro paese è passato e, in qualche modo, ha lasciato un segno, più o meno tangibile.

Perché, in fondo, la serie A non avrà più l’appeal di un tempo, però rimane sempre una palestra dura e di sicuro affidamento per chi voglia farsi un nome nel calcio che conta. E’ un campionato che boccia tanti e promuove in pochi, ma che, allo stesso tempo, tempra il carattere e rafforza le conoscenze.  Prendete Fernando Muslera. Arrivato giovanissimo (21 anni) alla Lazio di Lotito, non è che avesse avuto un impatto folgorante sul calcio italiano, anzi. Qualcuno ricorderà ancora un 1-5 all’Olimpico contro il Milan in cui un ragazzo con la faccia da bambino in porta ne combinava di cotte e di crude. Quell’uruguayano dalla faccia spaurita sembrava destinato a essere frullato e rimandato a casa come un cocktail bondiano: agitato, non mescolato. Invece, tirati fuori gli artigli, ha vinto la Coppa Italia 2009 da protagonista, in finale con la Sampdoria ai rigori (due parati), ed è diventato il numero 1 della nazionale di Tabarez. Due anni dopo, è arrivato il Galatasaray da Lotito che, come sempre, ha risposto: “portare denaro, vedere cammello”. Il denaro c’era, il “cammello” è partito.

Il Gala è specializzato anche in riabilitazioni di successo, come quella di Felipe Melo, il brasiliano indesiderato a Torino e amato a Istanbul, dove, dopo due prestiti onerosi, si è trasferito a titolo definitivo. Per lui, centrocampista tutto personalità, fisico e inserimenti, la capitale turca ha funzionato da viatico per il riscatto internazionale, dopo il mezzo fallimento italiano (a Firenze non era andato così male) e la debacle con la Seleçao al Mondiale 2010, in cui era stato decisivo per l’eliminazione ai quarti contro l’Olanda.

In quell’Olanda, seconda solo all’invincibile Spagna, incantava Wes Sneijder, dopo una stagione da pigliatutto con l’Inter mourinhana. A Milano, però, due anni e mezzo dopo, anche quello che per un periodo è stato probabilmente il miglior numero dieci puro del mondo, si era trasformato improvvisamente da attore protagonista a ospite decisamente poco gradito, complici un ingaggio niente male e qualche infortunio di troppo. A gennaio scorso, il Galatasaray ha fatto una fatica enorme a convincerlo a trasferirsi sul Bosforo, tanto da spingere l’Imperatore Terim a dichiarare che forse era meglio che Wesley rimanesse dov’era. Alla fine, Sneijder è arrivato, ma, complice anche una condizione fisica non proprio da atleta modello, finora si è espresso solo a sprazzi.

A completare il quadro degli “epurati”, accanto a Roberto Mancini, in panchina ci sono i collaboratori Umit Davala (meteora al Milan) e Claudio Taffarel (campione del Mondo brasiliano ex Parma). A -6 dalla capolista Fenerbahce in campionato, il Galatasaray ha superato la Juve nel girone di Champions, proprio grazie ai gol di Sneijder e di Felipe Melo. E ha confermato che le bocciature, tutto sommato, non sempre sono definitive.

Di Francesco Sannicandro

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