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Cultura. L’anticapistalismo di destra visto da Giorgio Galli

di Mario Bozzi Sentieri     
9 Settembre 2019
in Cultura
5
Le ragioni dell’anticapistalismo

In un contesto mondiale segnato da profonde trasformazioni tecnologiche, geopolitiche ed economiche, parlare di anticapitalismo può apparire velleitario. Tanto più se si parla di un anticapitalismo “di destra”, alternativo a quello “di sinistra”, storicamente riconosciuto come prevalente ed egemone, in quanto  sostenuto dalle  poderose analisi di scuola marxista, una scuola peraltro segnata dai suoi fallimenti ideologici e da quelli dei regimi comunisti che ad essa si richiamavano.

Parlare o meglio riparlare di un anticapitalismo “di destra” assume perciò, oggi,  un valore ed un significato nuovi, proprio in ragione della crisi strutturali del marxismo e dei mutati e mutanti contesti mondiali. Ma chi sono i suoi autori di riferimento ? Qual è il loro messaggio ? Come si caratterizzano ? 

L’anticapitalismo di destra, edito da Oaks

Ad offrire un quadro, sintetico ed efficace nella sua originalità, dell’anticapitalismo “di destra”, è il recente saggio (“L’anticapitalismo di destra”, Oaks Editrice, pagg. 88, Euro 12,00)  di Giorgio Galli, uno dei più autorevoli politologi italiani, che, con l’anglista  Luca Gallesi, specialista di Ezra Pound, ha  rotto il velo della memoria e del conformismo sull’argomento, analizzando opere ed autori rimossi e dimenticati.

Da Brooks Adams, autore, nel 1895, de “La legge della civiltà e della decadenza-Saggio sulla grandezza e il declino”, a Silvio Gesell, teorico della moneta prescrittibile, da Othmar Spann, con la sua critica al capitale finanziario e all’organizzazione monetaria, agli autori della Rivoluzione Conservatrice, da Camillo Pellizzi, studioso  del corporativismo, ad Ezra Pound, il poeta contro l’usura, per arrivare  alla Nouvelle Droite, ad emergere, su scala internazionale,  è un variegato pensiero “alternativo”, “da destra”,  al capitalismo, scandito da alcuni temi forti: la critica alla democrazia rappresentativa, vista come campo d’azione dei poteri occulti della ricchezza, in grado di manipolare il libero voto dei cittadini; i rischi rappresentati dalla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi; l’assolutismo  del potere azionario e finanziario a scapito dell’economia produttiva; l’opposizione al marxismo, alle sue idee sul plusvalore, concepito come un guadagno dovuto all’abuso di potere consegnato alla proprietà,  e al conflitto di classe, visto come la premessa necessaria e inevitabile per la costruzione del “paradiso” proletario; la volontà di realizzare un fronte unitario, nazionale e sociale,  contro la schiavitù dell’interesse; il rifiuto dell’idea che lo Stato  debba “morire”, idea frutto  di una concezione puramente individualistica della società; la difesa dell’identità popolare, segno di un patrimonio immateriale visto come base del populismo patrimoniale.

Luca Gallesi, con il saggio “Digressione sull’anticapitalismo della ‘destra’ culturale anglosassone e angloamericana”, corrobora  – da parte sua – le indicazioni di Galli con una serie di efficaci riferimenti letterari e politologici, che fanno emergere le suggestioni di una critica “da destra” del capitalismo, impegnata a denunciare la dilagante “plutocrazia”, volgare e materialista, dominio dei più ricchi a scapito dei migliori. Significativa di questa visione l’opera del più grande scrittore inglese dell’Ottocento, Charles Dickens, autentico paladino contro le ingiustizie che affliggono i ceti più deboli della società, con le sue critiche alla supremazia del Denaro, critiche tanto spietate quanto ironiche (esemplare e famosissima la figura dell’avaro Scrooge del “Racconto di Natale”). 

Dickens peraltro non è un esempio isolato. L’Europa della metà del XIX secolo è percorsa – come puntualizza Gallesi – dai fremiti di una cultura “reazionaria” contraria al capitalismo, che vede in prima linea scrittori popolari come John Ruskin  (con le sue denunce nei confronti di una società che si è trasformata da un organismo vivente e solidale in un meccanismo arido ed efficiente, che divora il tempo e le vite degli uomini), sodalizi intellettuali (I Nazareni in Germania e la Confraternita Preraffaellita nel Regno Unito, con i loro richiami ad uno stile di vita comunitario e misticheggiante) ed ancora Thomas Carlyle (impegnato a dimostrare come siano le idee e soprattutto gli uomini, e non, quindi, i rapporti di produzione, né la forza bruta del denaro a muovere la Storia), William Morris (promotore del Movimento per le Arti e Mestieri, caratterizzato da un pensiero anticonsumista ed antimoderno). Emblematici lo spirito anticonformista dell’architetto A.J. Penty (che così sintetizzava la sua visione:”La società democratica mira all’abolizione di tutti i privilegi, mentre lo scopo della società medievale era di garantirli a tutti”), il socialismo corporativo di Alfred Richard Orage (direttore del settimanale “The new Age”), le denunce di Hilaire Belloc contro lo sfruttamento del lavoro popolare, fino all’idea di Ramiro de Maetzu (che, nella sua opera “Politica, estetica e giornalismo”, dopo avere evidenziato l’innegabile crisi del sistema liberal-capitalista, auspica la condivisione della proprietà dei mezzi di produzione e la partecipazione dei lavoratori alla conduzione dell’azienda).

Per la ricchezza dei riferimenti e l’originalità degli autori proposti  il libro di Giorgio Galli e Luca Gallesi è  un autentico giacimento culturale, da scoprire ed approfondire, che va  ben oltre la semplice rassegna  storico-letteraria. In “L’anticapitalismo di destra”  c’è infatti – non solo tra le righe –  molto dell’attualità  e della cronaca viva del nostro Paese. 

Come scrive Galli “la sedimentazione dell’anticapitalismo di destra ha avuto sufficiente spessore, in Italia, da motivare, dopo il voto del 4 marzo 2018, la sperimentazione di un inedito e imprevedibile governo tra Cinque Stelle e Lega, definito populista dal suo premier alla presentazione in Parlamento”. La recente fine della prima esperienza populista di governo, segnata dalla nuova maggioranza giallo-rossa, non intacca la portata culturale dell’anticapitalismo “di destra”. Nei nuovi contesti politici e di governo gli dà anzi nuove ragioni, nella misura in cui anche da qui, dalla consapevolezza di una tradizione ampia e complessa, in cui i temi dell’anticapitalismo “di destra” rimangono centrali, passa una ripresa di ruolo del populismo sovranista, un  sovranismo sovranista maturo, non legato esclusivamente alle stagioni della politica e dunque in grado di vivere ben oltre le contingenze. E perciò di radicarsi, a partire dalle “visioni” che tanti autori ci hanno trasmesse, di durare, di incidere nel profondo degli orientamenti collettivi, offrendo inusuali punti di vista, intorno ai quali lavorare, immaginando nuove sintesi politiche e programmatiche.

@barbadilloit

Mario Bozzi Sentieri     

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Tags: anticapistalismo di destraBarbadillobozzi sentierifascismogiogio gallilibriluca gallesioaks

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Comments 5

  1. Werner says:
    7 anni ago

    Sembrerà paradossale, ma la sinistra culturale si presta meglio al capitalismo di quanto faccia la destra culturale.

  2. Gallarò says:
    7 anni ago

    Ieri con Berlusconi, oggi anticapitalisti, domani con Stalin sempre però ridicoli.Mario i Bozzi ce li ha in testa.

  3. guidobono says:
    7 anni ago

    Il problema non è il capitalismo, ma lo Stato. Che si è dimenticato della sua ragion d’essere. Non raccogliere vaganti nel Mediterraneo e fare il succedaneo di don Lasagna spargendo inutile e contrproducente buonismo teorico… Ma garantire sicurezza, ordine, giustizia, servizi pubblici decenti ed una scuola gratuita di livello. Lo Stato da decenni ha fallito clamorosamente. Ho orrore dell’anticapitalismo di destra. Mai li voterò.

  4. Guidobono says:
    7 anni ago

    ‘sovranismo sovranista maturo’: che cosa è? Quello che abbiamo visto nei mesi passati con il RdC e le guitterie dei Salvini, Di Maio, Fico, il loro vacuo cianciare…? La realtà del mondo è un’altra. La fuga onirica non serve…

  5. Guidobono says:
    7 anni ago

    Ma dove e quando c’è mai stato un anticapitalismo di destra? Forse qualcosa a parole, progetti futuri, mai nei fatti. Vogliamo diventare un nuovo laboratorio della politica? Ditemelo due volte, così rido di più…

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