
L’alternanza naturale fra luce e oscurità sembra doversi adattare a esigenze che misurano tutto in termini di consumi, produttività e occasioni di intrattenimento. Il 15 ottobre, alla Camera dei deputati, Consumerismo No Profit e la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) hanno rilanciato la proposta dell’ora legale permanente, sostenuta da una petizione su Change.org, che ha raccolto quasi 360.000 firme. Presentata anche una risoluzione parlamentare, primo firmatario Andrea Barabotti della Lega, per promuovere un orario unico e una possibile sperimentazione in ambito europeo.L’iniziativa segue l’indagine conoscitiva della X Commissione della Camera, competente per attività produttive, commercio e turismo, conclusasi il 1° ottobre approvando unanimemente un documento su vantaggi e criticità delle diverse soluzioni, senza individuare una posizione condivisa sulla scelta fra ora solare e ora legale permanente.
Inciviltà dei consumi
La questione del nostro rapporto col tempo e con la natura è affrontata prevalentemente per le sue ricadute economiche: risparmio energetico, maggiori opportunità commerciali, turismo, ristorazione, attività ricreative. Un’ora di luce serale in più, secondo l’orologio, favorirebbe i consumi e renderebbe più piacevole il tempo libero.
Ma perché non scegliere, invece, l’ora solare permanente, che rispetta la relazione fra il tempo convenzionale e quello astronomico? Il nostro organismo, infatti, continua a regolare i propri ritmi sull’alternanza naturale della luce e dell’oscurità, indipendentemente dalle convenienze economiche.
Sincronizzare gli orologi
L’American Academy of Sleep Medicine, in un documento scientifico del 2024, ha raccomandato l’adozione dell’ora solare permanente, più compatibile con i ritmi circadiani e con la tutela della salute. Il documento, apparso sul Journal of Clinical Sleep Medicine e firmato da 32 specialisti, distingue tre orologi: solare, biologico e sociale. La loro sincronizzazione è essenziale per il benessere. La luce mattutina regola il risveglio, mentre quella serale tende a ritardare il sonno. Le ricerche richiamate collegano il disallineamento a disturbi metabolici e cardiovascolari; registrano inoltre maggiori rischi di incidenti e problemi sanitari dopo il cambio primaverile.
L’ora legale permanente comporta invece, in inverno, mattinate più buie, con conseguenze potenzialmente sfavorevoli per il sonno, il risveglio e la sincronizzazione biologica. Ma continuiamo a ragionare come se fosse la natura a doversi adeguare all’organizzazione artificiale delle nostre giornate.
Riposare sempre (meno)
La modernità ha reciso il rapporto fra l’uomo e i cicli naturali. Viviamo in ambienti illuminati artificialmente, lavoriamo davanti a schermi, mangiamo indipendentemente dalle stagioni, prolunghiamo indefinitamente le ore di veglia. Persino il riposo è da comprimere, organizzare e possibilmente ottimizzare. L’ora legale permanente rappresenterebbe un ulteriore tassello di questa artificiosità. Non basta più modificare le nostre abitudini per adattarle alle esigenze dell’economia: pretendiamo di modificare convenzionalmente anche il tempo, affinché l’economia disponga di condizioni più favorevoli.
Naturalmente commercio, turismo e ristorazione costituiscono attività legittime e importanti. Il problema nasce quando le loro esigenze diventano il criterio dominante dell’organizzazione collettiva, subordinando persino considerazioni relative alla salute e all’equilibrio della vita umana. È la stessa logica che muta il cittadino in consumatore, il tempo libero in occasione di spesa e la felicità in una successione di esperienze da acquistare.
“Progresso” rima con eccesso
Una società sempre più protesa verso il divertimento, l’intrattenimento continuo e la gratificazione immediata, mentre perdono centralità valori tradizionali come la famiglia, la comunità, la misura, il riposo e il rapporto con la natura. Il “progresso” deve coincidere con la crescente emancipazione dell’uomo da ogni limite naturale, anche quando quel limite rappresenta una condizione del suo equilibrio?
Questa emancipazione, presentata come una conquista di libertà, rischia di produrre l’esatto contrario: individui sempre più dipendenti da stimoli artificiali, da ritmi imposti e da un sistema economico che non conosce pause. Gli esiti sono: una società affaticata, frammentata, spesso incapace di distinguere il benessere dal consumo e la realizzazione personale dall’intrattenimento.
Benessere = consumo
Non sarà un’ora di orologio a determinare il destino della civiltà occidentale. Ma il dibattito sull’ora legale rivela quali priorità tendano a prevalere nelle nostre decisioni collettive. Dovremmo domandarci non quanto denaro si ricavi da un’ora di luce, ma quanto equilibrio umano siamo disposti a sacrificare per guadagnarlo. Il sole non deve adeguarsi al mercato. Dovrebbe essere il mercato, qualche volta, a ricordarsi che esiste anche il sole.
[Camera dei deputati, seduta del 1° ottobre 2026; Consumerismo, iniziativa del 15 ottobre; American Academy of Sleep Medicine, studio del 2024]







Condivido pienamente, grazie per questo articolo che ci riporta alla ns dimensione naturale ed esistenziale