
«Anauê!». Ripetuto tre volte, il saluto era riservato al capo nazionale e negli anni Trenta lo gridavano migliaia di militanti in camicia verde a Rio de Janeiro e a San Paolo, con il braccio destro levato. L’Ação Integralista Brasileira, fondata da Plínio Salgado nell’ottobre del 1932, fu il più vasto movimento d’ispirazione fascista nato fuori dall’Europa. La scarsa attenzione che la storiografia italiana le ha dedicato finora ha quindi qualcosa di sorprendente. Il Compendio integralista di Gustavo Barroso, tradotto e curato da Emanuele Ennio Quattrini e accompagnato da una postfazione di Marco Spada, viene perciò a colmare un vuoto reale.
Chi apre il libro aspettandosi un trattato resterà deluso, ma il titolo originale, O que o Integralista deve saber (1935), non prometteva nulla del genere. Il Compendio è un catechismo per militanti, scritto da uno dei tre dottrinari del movimento, accanto a Salgado e a Miguel Reale. Barroso, nativo di Fortaleza, membro dell’Accademia brasiliana delle lettere e direttore del Museo storico nazionale, sceglie la forma delle domande e delle risposte e ricorre volentieri alle immagini più semplici. Lo Stato è un oceano, «integrale» delle sue gocce. Il partito, che è parte e frammento, non può che lavorare contro l’unità della nazione. Persino il sigma, emblema del movimento, tiene insieme la somma dei matematici, l’iniziale greca del Salvatore e la Stella Polare. La traduzione di Quattrini si legge con facilità e ha il merito di non levigare questo tono scolastico, che del testo è la cifra.
Nella prefazione il curatore risale alle origini della parola «integralismo», che il Brasile ereditò dall’Integralismo Lusitano di António Sardinha, Pequito Rebelo e Hipólito Raposo. Ne segue poi il percorso fino all’esilio di Salgado in Portogallo e al suo incontro con Salazar. Quattrini guarda al Compendio soprattutto come a un’opera di formazione per i giovani. Spada, nella postfazione, ne fa invece un oggetto di analisi storica, e la distanza fra le due letture finisce per giovare al lettore.

Spada parte da una frase che sembra scritta apposta per suscitare obiezioni: «L’Integralismo salva la libertà attraverso l’imposizione della disciplina». Vi sente risuonare i Canti pisani di Pound, ma soprattutto vi trova la chiave di un libro che proclama intangibile l’individuo e intanto condanna l’individualismo. Alla famiglia tocca difendere la persona dall’isolamento in cui la getterebbe la società liberale e dall’assorbimento che le riserverebbe il collettivismo. Al capo dello Stato tocca invece un’autorità senza limiti, che sorveglia ogni attività e sopprime i partiti. La protezione promessa all’individuo ha dunque un prezzo, e lo si paga in spazi di dissenso.
Lo stesso meccanismo agisce nelle pagine sull’economia. Barroso chiama «lavoratori» anche i detentori del capitale. Distingue la proprietà, presidio della famiglia, dal capitalismo, che per lui è speculazione e monopolio e arriva infine a scrivere che la borghesia è «uno stato dell’anima». Il conflitto sociale esce così dai rapporti di produzione per diventare una questione morale, ed è questa, per Spada, l’operazione decisiva. All’operaio si promette un’elevazione materiale, intellettuale e morale. Il sindacato in cui dovrebbe compiersi, però, è «un organo dello Stato», secondo le parole di Miguel Reale riportate nel volume.
Più spinoso è il capitolo sull’antigiudaismo. Il Compendio rifiuta il razzismo nazionalsocialista in nome di un Brasile fatto di molte genti. Poi, però, indica negli ebrei la mano nascosta dietro il capitalismo finanziario, il comunismo e la corruzione dei costumi, con tanto di rimando ai Protocolli dei savi di Sion. Spada non isola la questione e la riconduce alle tensioni interne all’AIB. Sulla scorta delle ricerche di Newton Colombo de Deus Vieira, mostra inoltre quanto il peso del tema variasse da un periodico all’altro del movimento.
Chi si occupa di fascismi in chiave comparata, o delle culture politiche latinoamericane del Novecento, troverà nel Compendio un documento prezioso, perché lascia vedere dall’interno come una dottrina autoritaria parlasse di libertà, disciplina e nazione. La postfazione, corredata di una bibliografia aggiornata, fornisce gli strumenti per leggerlo. In chiusura torna alla domanda da cui era partita: quale libertà resti, una volta tracciato il perimetro entro cui le è concesso di esistere.
(Gustavo Barroso, Compendio Integralista, Roma, Veritas Vincit Edizioni, 2026, pp. 149, 15€ [Traduzione e curatela di Emanuele Ennio Quattrini, postfazione di Marco Spada)






