
Giuseppe Verdi (Busseto, 1813 – Milano, 1901) si congeda dal teatro con un gesto di aristocratica irriverenza. Dopo avere scandagliato tragedie, passioni e abissi dell’animo umano, ride dell’umanità. Falstaff, rappresentato per la prima volta alla Scala il 9 febbraio 1893, supera le convenzioni melodrammatiche attraverso una scrittura di vertiginosa modernità.
Sul libretto magistrale di Arrigo Boito (Padova, 1843 – Milano, 1918), ispirato al personaggio di tre opere di Shakespeare, Verdi abbandona l’architettura tradizionale di arie e cabalette. La melodia si frantuma in cellule, allusioni, improvvise illuminazioni. L’orchestra diventa protagonista di una conversazione incessante, nella quale ogni strumento commenta, contraddice, ironizza.
Al Teatro Costanzi di Roma, Michele Mariotti affronta questa partitura di prodigiosa complessità, mentre Tatjana Gürbaca, al debutto italiano, ambienta la vicenda in un contemporaneo “Hotel Milano”. Un omaggio al Grand Hotel et de Milan, dove Verdi visse e compose per 27 anni?
Luca Salsi è Falstaff, affiancato da Maria Agresta, George Petean e Violeta Urmana. La sfida è sottrarre il personaggio alla caricatura, rendendogli la malinconica nobiltà che attraversa il sorriso verdiano. Falstaff suggerisce che l’esistenza sia un immenso teatro di illusioni e che solo chi sa ridere di sé possa attraversarlo, conservando una parvenza di libertà.
Ulteriori informazioni su date, costi, biglietti, regia e cast completo al seguente link: Falstaff all’Opera di Roma






