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La lettera. L’egemonia culturale gramsciana, il caso foibe e i non conformisti

Pubblicato il 15 Febbraio 2020 da Giorgio Mari
Categorie : Parola ai lettori

L’Italia con le terre italiane al confine orientale

La verità non può essere infoibata. Il 10 Febbraio, è il giorno del ricordo. Fratelli della Venezia Giulia, della Dalmazia e di tutti i territori ex iugoslavi dove vivevano i nostri connazionali, trucidati e gettati nelle gole carsiche perché italiani. Ma non voglio ripercorrere qui la storia delle foibe. Mia intenzione è invece riflettere sulla coltre ideologica e di ipocrisia che ha tenuto nel buio più totale una truce vicenda di pulizia etnica come questa.

Ci trasciniamo dietro ancora il peso dell’egemonia culturale di una sinistra che, gramscianamente, si è saputa costruire dal dopoguerra ad oggi il proprio storytelling tagliando fuori dagli spazi della cultura chiunque di sinistra non è. Ecco così che dai libri di scuola e dalle “vetrine” che contano sono spesso spariti diversi autori come Louis Ferdinand Céline, Yukio Mishima, D’Annunzio (dove lo troviamo è molto spesso trattato in maniera del tutto di parte e molto superficiale, fumettisticamente) ecc…

Ecco che venti anni di storia italiana, quella del fascismo, vengono ideologizzati più che spiegati.  A fare una ricostruzione storica abbastanza imparziale ci provò (e ci riuscì) egregiamente Renzo De Felice che per questo fu oggetto di forti critiche da parte di una casta accademica che pensa più a perpetrare se stessa ed i propri dogmi che altro.

E le foibe? Esse non fanno eccezione. Per anni nemmeno menzionate, quasi che parlare di ciò che è successo fosse un tabu. Tenute nell’oscurità della storia e solo recentemente riemerse nel dibattito politico-culturale in maniera, a mio avviso,  totalmente evanescente. Troppo poco, troppo di striscio. Molti ragazzi ancora non sanno cosa siano le foibe, e di certo avere una classe di insegnanti spesso sessantottini (sessantottini nella testa più che anagraficamente) di certo non aiuta.

E a destra? Che si fa? Spesso e volentieri poco. Certo, istituire la giornata del 10 Febbraio è stato un notevole passo avanti rispetto a quel che c’era prima. Ma non basta. La destra inizi a riappropriarsi di ciò che è sempre stato suo, ovvero il mondo della cultura. Inizi a pensare seriamente che, una volta al governo, non bisogna ripetere gli errori del passato lasciando campo libero alla sinistra in merito a tutto ciò che fa sapere, società, dibattito culturale, tempo libero, spettacolo ecc…

Si inizi ad esempio a spingere in avanti i nostri cervelli pensanti e a non relegarli solo in rete. Penso ad un Veneziani a cui affidare una trasmissione in Rai, ad un Giampaolo Rossi, ad un Giordano Bruno Guerri  in prima serata. Penso ai tanti ragazzi di destra che hanno molto da dire e non trovano i giusti spazi.

Il primo imperativo per una vittoria duratura e vincere la battaglia delle battaglie, quella culturale.

Giorgio Mari

Corridonia (MC)

Di Giorgio Mari

4 Responses to La lettera. L’egemonia culturale gramsciana, il caso foibe e i non conformisti

  1. Sono assolutamente d’accordo. Credo che questa battaglia sia la chiave di tutto, altrimenti anche sul piano politico le vittorie saranno episodiche e fallaci, anche perché, senza una importante base culturale ed una vera struttura dietro, le scelte politiche sarebbero estremamente deludenti per noi stessi, elettori di destra. Purtroppo Salvini non va certo in questa direzione: oltre al consenso, nulla.

  2. Tutto condivisibile ma sarebbe anche ora che alla fila chilometrica di quanti possono dire “l’avevo detto” si inizi a pensare a quella, molto più corta, di quanti “hanno fatto”. La prima cosa sarebbe mettere in rete, fare sinergie tra i pochi che in questi anni si son rimboccati le maniche e hanno speso tempo e soldi per “fare” e non “sentenziare”. Per molto tempo si è guardato alla Fondazione An col solo risultato di perdere ancora tempo e fare ancora un po’ di lamentele a vuoto (una specialità di questo mondo). La vera sfida è quella di creare nuove forme di aggregazione dal basso, senza sperare o farsi condizionare dai politici, darsi qualche obbiettivo credibile e iniziare da lì. Basta appelli, avanti con i progetti. Lamentosi prego astenersi

  3. G. B. Guerri con la “destra” non c’entra niente. Non è che solo perché si occupa di D’Annunzio sia “di destra” (e del resto D’Annunzio era “di destra” per modo di dire). Valorizziamo le persone giuste, non gli esteti tromboni e gli epicurei goderecci.

  4. La battaglia culturale con quale altro Plebe?

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