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Home Figurine

Figurine. Ighli Vannucchi, un fantasista manga tra Holly e Sampei

di Giovanni Vasso
8 Gennaio 2019
in Figurine, Storie di Calcio
0

La vita è troppo importante per essere presa sul serio

(Oscar Wilde)

 

A Kyoto, in Giappone, c’è il Museo del Manga. Se lo percorrete tutto, da cima a fondo, vi immergereste in un oceano di carta, fatto di storie che, forse forse, rappresentano l’ultimo brandello di epica che è dato vivere ai tempi nostri. Le storie del fumetto nipponico, in fondo, si assomigliano tutte: i protagonisti sono giovani, donne e uomini di talento ma che sanno benissimo come questo da solo non basti. Ci vuole tanto impegno, tanti sacrifici. Eppure non bisogna mai perdere il sorriso, il gusto di vivere una passione, senza mai prendersi troppo sul serio. Anche se tu sei il capitano di una squadra di provincia che, dalla B, hai portato fino in Coppa Uefa.

Ighli Vannucchi, da Prato, è personaggio vero del calcio italiano. Nasce calcisticamente nella vecchia Lucchese, poi a Salerno il suo talento esplode. Insieme all’Arechi che, al 44esimo della sfida casalinga contro il Vicenza, scoppia in lacrime per quel suo gol di testa che regala ai granata l’illusione di restare in corsa per la salvezza, alla penultima dello strambo campionato 1998/99 di serie A.

Vola, qualche anno dopo, al Venezia. Sbarca, per poco, in Sicilia a Palermo. Torna in Toscana, stavolta all’Empoli. Ci resta per otto campionati di fila. Dove, nonostante sia un “dieci” a cui viene naturale giocare di classe e di intelligenza indossa (anche) la maglia numero 77 oppure la 23, si toglie ogni sfizio possibile. Costringe la Juve a uscire bastonata (3-2) dal Castellani, va a Milano e insegna alla San Siro nerazzurra come si fa gol su punizione, dice di no a Galliani quando il Milan vorrebbe comprarselo.

Trascina l’Empoli oltre i confini nazionali, sbarcando in Europa.  Quando non distribuisce assist e fa gol, sradica la bandierina dell’angolo e lo brandisce a mo’ di canna da pesca. Poi vince tutto con lo Spezia in C, non prima di aver firmato, lui mancato milanista per scelta, col Giano in terza categoria.

Il talento di Vannucchi, uno degli ultimi fantasisti in un’epoca che ai trequartisti andava riservando sempre più consegne e sempre meno licenze poetiche, non poteva che esprimersi nella gioia di vivere, nel divertimento per sé e, di riflesso, per gli altri. Con il pallone tra i piedi o con la lenza tra le mani, che indossasse gli scarpini di Holly Hutton o il cappello da pesca di Sampei.

 

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=rYETmdTuOxU[/youtube]

Giovanni Vasso

Giovanni Vasso

Giovanni Vasso su Barbadillo.it

Tags: calcioempolihollyighli vannucchiSalernitanasampei

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