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Musica. Auguri Maestro Battiato: 10 passi per comprendere l’artista siciliano

Pubblicato il 24 marzo 2017 da Francesco Petrocelli
Categorie : Cultura Musica
Battiato (XL uff)

Battiato (XL uff)

Uno sguardo ieratico da chi è sacerdote di se stesso, “raro sopravvissuto di una vecchia stirpe incantata”, seduto su un tappeto persiano che evoca mondi lontanissimi, nascosto dietro lenti da sintomatico mistero e sotto un colbacco scuro. Franco Battiato ne fa settantadue. “In 1945 I came to this planet”. Sintesi tra suoni ancestrali e sperimentazione assoluta, spiriti etnici e venti d’Oriente, nel solco della Tradizione e di un attaccamento virgiliano alla sua terra. Eclettico, regista, pittore, scrittore. E noi proviamo a inquadrarlo con dei frammenti dei suoi pezzi, storici e non.

“Io stavo sempre seduto/ sopra un muretto/ a guardare il mare/ ogni tanto passava una nave” (Sequenze e frequenze, 1972)

Sarebbe troppo semplice partire dalle hit più celebri. Battiato è la Sicilia. È una struggente conversione sinfonica della buttanissima e del feroce saracino buttafuochiani. È la regione da cui, giovanissimo e posseduto dal suono prog del suo VSC, fugge esasperato (“Padre/ fammi partire”). Ma ci tornerà – eccome! – rigenerato, trovandoci il refugium vitale dal mondo e chiudendo il cerchio, girando Perdutoamor, all’urlo di Stranizza d’amuri.

“… L’esoterismo di René Guenon/ una signora vende corpi astrali/ i Buddha vanno sopra i comodini…” (Magic Shop, 1979)

Battiato è antimoderno. Con l’Era del Cinghiale Bianco, scopre Guénon e la crisi della modernità. L’imperativo è “fermare la latinizzazione della lingua araba” (così nel video di Voglio vederti danzare). E Magic Shop è un ritratto spietato di un Occidente a pezzi, lacerato da una degenerescenza inarrestabile e da aberranti mercificazioni: imperano i “supermercati coi reparti sacri” e le “rubriche aperte sui peli del Papa”. La salvezza? Sta negli echi delle danze sufi, nell’Islam che resiste (intimamente connesso alla Sicilia) e nel tener ben presente la bussola del Re del Mondo. E nelle pratiche di Jodorowsky.

“Le barricate in piazza/ le fai per conto della borghesia/ che crea falsi miti di progresso” (Up patriots to arms, 1980)

Battiato è antimoderno parte 2. Chi vi credete che noi siamo? Battiato è sempre più lucido osservatore della modernità e delle sue armi. Mette in guardia i pochi che lo ascolteranno: il mito del progresso è l’impietoso alfiere del Kali Yuga. Tra ammiccamenti all’Iran khomeinista (antiamericanismo quasi evoliano) e i rivoluzionari “mandiamoli in pensione i direttori artistici/ gli addetti alla cultura”, le melodie – del divino Giusto Pio – e il pensiero del Maestro percorrono nuovi binari. Inesplorati. Con la voglia di vivere ad alta velocità come i Treni di Tozeur.

“Ho sentito degli spari in una via del centro/ quante stupide galline che si azzuffano per niente/ Minima immoralia…” (Bandiera Bianca, 1982)

Battiato è antimoderno parte 3 anche con i suoni che vanno di moda e piacciono ai Mister tamburino. “Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare/ quei programmi demenziali con tribune elettorali”: l’Italia, dantesca, è inghiottita dai vizi. E come è misera la vita negli abusi di potere. Cosa ci resta? Sventolare una bandiera bianca?

Battiato2

“Povera patria/ schiacciata dagli abusi del potere/ di gente infame che non sa cos’è il pudore” (Povera patria, 1991)

Battiato non è politico. Povera patria è una deroga all’apolitia a cui ha giurato fede. Degrado morale e poche – ascetiche? – speranze: dobbiamo credere solo nella primavera, che però “tarda da arrivare”. C’è da ammettere, però, che qualche soddisfazione sparsa il Nostro ce la regala. È il caso della canzone Ermeneutica (2004): “S’invade/ si abbatte/ si insegue/ si ammazza il cattivo/ si inventano democrazie”. Tranciante e lapidario.

“È tempo di lasciare questo ciclo di vite/ e non mi abbandonare mai/ perché le gioie del più profondo affetto/ o dei più lievi aneliti del cuore/ sono solo l’ombra della luce” (L’ombra della luce, 1991)

Battiato è l’esperienza più intima che si possa avere. L’ombra della luce – che canterà in arabo a Baghdad – non è solo il senso del bardo tibetano (a cui il Maestro dedicherà un docu-film nel 2014), ma una dolce preghiera, che dal Sé punta all’ultraterreno. Spiritualità e risposte trovate sono le chiavi di un inno alla Bellezza. E di un’ode all’Inviolato. “Come non sprecare il tempo che mi rimane?”.

“Le tue strane inibizioni/ non fano parte del sesso/ i desideri mitici di prostitute libiche/ il senso del possesso che fu pre-alessandrino” (Sentimiento nuevo, 1982)

Battiato è mondana ode all’eros più puro. La poikilìa va a braccetto con il sentimento, che è sfrenato incantesimo che echeggia di mondi sacri (da quello greco a quello delle geishe) ed è vittima dell’irrisolvibile antinomia tra il divino e la brutalità. E sorride, fiero, il filosofo Manlio Sgalambro, a lui vicinissimo e autore di molti suoi testi.

“Conosco le leggi del mondo/ e te ne farò dono/ supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare” (La cura, 1996)

Battiato è antica ode all’amore più puro. Una preghiera al contrario e salvavita? Più che semplice poesia, è una panoramica delle meccaniche celesti. E i sogni attraversano il mare più veloci di aquile.

“Cerco un centro di gravità permanente/ che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente” (Centro di gravità permanente, 1981)

Battiato è pop. E questo ci piace tanto. Centro di gravità permanente è record d’incassi, ma è celebrazione (sul filo del no-sense mediatico e di un video futurista) e trionfo di essenze, dei gesuiti euclidei e degli imperatori della dinastia dei Ming. Un dipinto infinito che non sopporta le tendenze come il free jazz punk inglese.

Battiato non è tutto ciò, è molto di più. È un mondo che parla, creduto crepuscolare da tutti, pulsante e diretto. In un linguaggio universale. E il cantore che ha l’arduo compito di tramandarlo non può che essere un’aquila, di quelle che non volano a stormi. Di quelle alla perenne ricerca della via. Auguri, Maestro. “In silenzio soffro i danni del tempo/ le aquile non volano a stormi/ vivo il rimpianto della via smarrita/ nell’incerto cammino del ritorno” (Le aquile non volano a stormi, 2004).

@barbadilloit

Di Francesco Petrocelli

8 risposte a Musica. Auguri Maestro Battiato: 10 passi per comprendere l’artista siciliano

  1. Bell’articolo, complimenti Francesco!

  2. Grande Battiato, uno dei pochi artisti degli ultimi decenni. Auguri!

  3. Ma non sono completamente daccordo sul giudizio troppo positivo su Battiato, anche se devo dire che è uno dei pochi cantautori italiani che apprezzo veramente, anche se il Battisti di “Anima latina”, e degli ultimi album “Cosa succederà alla ragazza” ed “Hegel” per me è superiore.

  4. Nessuno ha mai parlato di APRITI SESAMO. Come si può transitare per queste vie umane senz’ averne sentito il richiamo? Di più, forse, non sarà possibile. Ma con Franco Battiato nulla è impossibile e nulla impassabile. Non incanto, non magia né malia. Pura verità o vera purezza. Altro. Oltre. Si scopre l’accesso alla luce, una bianca voragine di vento di stelle. Belle. Belle. E allora la mente si apre come la grotta dei quaranta ladroni e in essa transita il vortice delle correnti di energia che tutto trasporta e il superfluo spazza. Un giardino di ciliegi carico di petali volteggianti. Un cammino verso l’infinità. “TESTAMENTO” ci sorprende per la poesia dell’alto, ci regala la gioia di lacrime del ritorno.. “UN IRRESISTIBILE RICHIAMO” la partecipazione sensoriale al ciclo della natura: “le ossa non sentono dolore” perché la trasformazione è dolce e “i minerali tornano, ritornano all’acqua” da dove sono venuti, un acqua di cielo dove abbandonarsi significa trovarsi, ma in una dimensione interna e a tempo stesso cosmica. “AURORA” è un’alba che si perpetua anche quando non riesce a sorgere….Apriti sesamo è la più alta ispirazione da e verso l’eterno, una preghiera dell’anima. Una distanza da tutto ciò che è materiale, ma a tempo stesso una concezione di materia estesa in consistenze spirituali: niente è vano di ciò che siamo e proviamo, ciò che è, continua a essere. L’amore e il dolore sono forme di materia che non si estinguono. Niente è più lo stesso dopo averlo ascoltato. Grazie infinite, Franco, e perdoni queste parole inadatte a esprimere quel che lei direttamente all’essere ha espresso. “Là ero io, con tale nome, di tale gente, in tale stato, in tale modo. Finendo la vita, di là trapassato, entrai di nuovo altrove in esistenza…”:
    non il suo compleanno del 23 marzo

  5. Chi sono io, così piccolo dà poter esprimere un opinione su uno dei più grandi maestri viventi di vita,perché non solo il Battiato in questione è..ma con la sua musica lui ci aiuta a capire chi siamo senza andare da nessun finto dottore sapientone che a volte più che curare ci ammalano il corpo e ancor dì più l’amata mente,quindi signori lasciamo in pace chi ne sa più dì noi perché il frutto del conoscere del grandissimo maestro Franco Battiato è incomparabile con noi piccolo uomini.grazie di esistere maestro di vita..grazie Franco e scusa ancora una volta la stupidità di alcuni di noi.

  6. Auguri al mio adorato Battiato, ho sempre sognato di incontrarlo.Lui, con la sua musica mi ha salvata dai momenti bui, grazie davvero.

  7. Bell’articolo che coglie in maniera organica gli spezzoni tradizionali del pensiero di Battiato. Bravo Francesco!

  8. Grazie infinite Manlio, onorato di questo tuo commento! Un grande abbraccio pieno di stima

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