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Juve. Agnelli: “Potremmo vendere Pogba”, è il de profundis del calcio italiano?

Pubblicato il 11 ottobre 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Pallone mon amour

pogbajuve2Se non è un De Profundis, poco ci manca. Fosse vero quello che ha detto il presidente della Juventus Andrea Agnelli, e cioè che nemmeno un club solido e potente come quello bianconero è più in grado di tenersi stretto un giocatore del valore di Paul Pogba, per il nostro sistema calcio sarebbe il caso di abbandonare ogni sogno di gloria ed arrendersi al suo fallimento, totale ed inequivocabile.

C’è però un ma, dietro il ragionamento di Agnelli che, in fondo, centra la situazione: “Se non cambia il sistema saremo costretti a smobilitare”. In fondo, ragionandoci, potrebbe trattarsi dell’ennesima stoccata al presidentissimo della Figc, Giancarlo Abete ed ai suoi fedelissimi. Tra il numero uno della Federazione e l’erede dell’Avvocato non è mai corso buon sangue. Aggiungeteci poi le furibonde litigate con Claudio Lotito, roba seria, in ballo ci sono milioni e spartizioni. Che brutto il calcio moderno…

Si potrebbe essere quasi rassicurati da questa ricostruzione: alla fin fine, quella di Andrea Agnelli è solo una provocazione. Dai, vuoi vedere davvero che la Juve non è più in grado di tutelare i suoi campioni? E ti pare che le (defunte) sette sorelle non siano più capaci di far paura in Italia ed in Europa?

Sì, purtroppo tutti i segnali vanno proprio nella direzione opposta. E’ la fine del calcio italiano, o meglio, è la prova provata del fallimento colossale e senz’appello di un modo sbagliato di intendere il football. A distanza di quasi quindici anni ci è accaduto quello che accadde in Germania. Se ne accorsero, i tedeschi, ad Euro 2000 quando i panzer allora allenati dall’ex centravanti romanista Rudi Voeller non vinsero nemmeno una partita. Colpa dei troppi stranieri, colpa dello scarsissimo appeal di un campionato poco spettacolare e sicuramente poco elevato sotto il profilo tecnico, colpa di un pallone eccessivamente legato alle richieste dei commercialisti anziché a quelle del campo. Colpa di una gestione sciagurata dei vivai, campioncini bistrattati e cresciuti pieni di vizi, senza voglia di sudare. Oggi, la Germania è al top sotto ogni punto di vista. Dopo accurata rottamazione. Cosa che, forse, andrebbe fatta anche da noi…

Di Giovanni Vasso

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