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Home Cultura

Focus. Bergoglio, il Papa sovranista che non ti aspetti

di Giorgio Arconte
24 Maggio 2019
in Cultura
6
Papa Bergoglio

A papa Francesco, si sa, non piacciono i muri ma l’attuale Pontefice sa bene che un ponte per reggere ha bisogno di basi solide, e lo dice anche, peccato alla stampa piaccia omettere certi passaggi per preconfezionare un messaggio utile alla speculazione della sinistra liberal-progressista. C’è da riconoscere, però, che spesso si tende anche a semplificare le parole di questo Papa ed a confonderlo per un leader politico piuttosto che per una guida religiosa universale, tanto che in un passaggio del suo discorso al primo incontro con i movimenti popolari Francesco ha voluto chiarire che quando parla dei più deboli «Non si capisce che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo è la dottrina sociale della Chiesa». Con maggior forza questo concetto è stato ribadito in un intervista del 31 marzo 2014 facilmente rintracciabile sul web, in cui Francesco a dei giovani delle Fiandre disse di aver «sentito, due mesi fa, che una persona ha detto: ‘Ma, questo Papa è comunista!’. E no! L’amore ai poveri è una bandiera del Vangelo, non del comunismo: del Vangelo!». Ed ha poi aggiunto: «Io credo che i poveri sono al centro dell’annuncio di Gesù. Basta leggerlo. Il problema è che poi questo atteggiamento verso i poveri alcune volte, nella storia, è stato ideologizzato».

Fatti i dovuti chiarimenti in premessa, si vuole tornare agli incontri con i Movimenti Popolari avvenuti negli scorsi anni, per evidenziare alcuni passaggi in cui il Pontefice riconosce il valore positivo di un principio che ultimamente è molto presente nel dibattito politico: sovranità. Nel secondo incontro tenutosi in Bolivia, Bergoglio ebbe a dire che «I popoli del mondo vogliono essere artefici del proprio destino. Vogliono percorrere in pace la propria marcia verso la giustizia. Non vogliono tutele o ingerenze in cui il più forte sottomette il più debole. Chiedono che la loro cultura. la loro lingua, i loro processi sociali e le loro tradizioni religiose siano rispettati. Nessun potere di fatto o costituito ha il diritto di privare i paesi poveri del pieno esercizio della propria sovranità e, quando lo fanno, vediamo nuove forme di colonialismo che compromettono serialmente le possibilità di pace e giustizia perché la pace si fonda non solo sul rispetto dei diritti dell’uomo, ma anche su quello dei diritti dei popoli, in particolare il diritto all’indipendenza». È molto interessante notare come per il Pontefice il principio di sovranità è garanzia di pace e giustizia e non di sopraffazione come i salotti radical chic si affaticano a denunciare: tutelare l’indipendenza dei popoli significa anche prevenire le guerre e questo anche perché i rapporti fra Stati e popoli non devono diventare «sinonimo di imposizione, non è subordinazione di alcuni in funzione degli interessi di altri. Il colonialismo, vecchio e nuovo, che riduce i paesi poveri a semplici fornitori di materie prime e manodopera a basso costo, genera violenza, povertà, migrazioni forzate e tutti i mali che abbiamo sotto gli occhi». Insomma, addirittura per papa Francesco il principio di sovranità serve a prevenire l’arroganza colonialista e rappresenta uno strumento di tutela a favore dei poveri!!!

Quando parla di colonialismo, però, Bergoglio non ha in mente solo lo sfruttamento economico ma anche, e soprattutto, «Il colonialismo ideologico globalizzante [che] cerca di imporre ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli». È questo un aspetto molto interessante perché una delle maggiori battaglie dei movimenti euroscettici e sovranisti, è proprio quella di voler difendere la propria cultura da chi, sempre usando le parole di Francesco, «cerca di imporre alienanti modelli di consumo e una certa uniformità culturale», e questa modalità viene duramente bollata addirittura come una forma di «colonialismo ideologico».

La “nuova Europa” dei sovranisti non è un’anti-Europa, ma una comunità che sappia integrare le differenze cominciando a riconoscere le identità delle mille patrie che compongono il nostro continente. L’Europa se non la si concepisce come un mosaico allora perde la sua anima. Questa prospettiva è ben chiara anche all’attuale Pontefice il quale nel suo discorso del 2017 ai partecipanti alla Conferenza “(Re)thinking Europe” disse che l’Europa «non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone». Quando si parla di persone non si può non riconoscere le comunità che queste formano, ovvero realtà non solo territoriali, ma anche storiche e culturali con una propria identità che non può essere negata. Le comunità devono sempre essere riconosciute e valorizzate per diventare feconde e poter entrare in relazione (i famosi ponti). Non a caso Bergoglio usa come metafora la famiglia «come prima comunità […] unione armonica delle differenze tra l’uomo e la donna, che è tanto più vera e profonda quanto più è generativa, capace di aprirsi alla vita e agli altri».

Non è facile parlare di questi argomenti e papa Francesco lo sa bene per questo con lucida analisi nello stesso discorso disse che «A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso è in atto un conflitto generazionale senza precedenti. Nel consegnare alle nuove generazioni gli ideali che hanno fatto grande l’Europa, si può dire iperbolicamente che alla tradizione si è preferito il tradimento. Al rigetto di ciò che giungeva dai padri, è seguito così il tempo di una drammatica sterilità. Non solo perché in Europa si fanno pochi figli, e troppi sono quelli che sono stati privati del diritto di nascere, ma anche perché ci si è scoperti incapaci di consegnare ai giovani gli strumenti materiali e culturali per affrontare il futuro. L’Europa vive una sorta di deficit di memoria. Tornare ad essere comunità solidale significa riscoprire il valore del proprio passato, per arricchire il proprio presente e consegnare ai posteri un futuro di speranza». Ecco, queste ultime parole di Bergoglio suonano come un manifesto per tutti i sovranisti che alle imminenti elezioni europee possono cogliere l’occasione di cominciare a renderle realtà.

@barbadilloit

Giorgio Arconte

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Tags: Barbadillobergoglioidentitàpapapopolisovraista

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Comments 6

  1. Guidobono says:
    7 anni ago

    L’amore per i poveri più che evangelico è un messaggio abbietto, che poco ha in comune con la “compassione” buddista, ad esempio. Infatti i “poveri” sono sempre stati uno strumento di potere della Chiesa Romana, usati cinicamente. L’amore vero consisterebbe nell’aiutarli a non essere più poveri…

  2. Stefano says:
    7 anni ago

    Daccordo con te Felice, tra l’altro questa passione per la povertà materiale non c’entra nulla con quei “poveri di spirito” di cui parlano i Vangeli… Ma d’altronde cosa ci si aspetta dall’anti-papa Francesco che non si inchina davanti all’Eucarestia ma si inginocchia a baciare i piedi dei leader africani, semplicemente questo papa(minuscola voluta) è ateo come detto da molti, ateo ed internazionalista di sinistra, per questo ama LGBT, centri sociali e compagnia cantante e stigmatizza Salvini che invoca i santi e bacia il Rosario… Qui ovviamente non c’entra la fede di ognuno, ma semplicemente il paradosso di una Chiesa che ormai è fuori dalla Tradizione cattolico-romana, guidata da un eretico che fa politica e non parla mai di teologia, che si interessa degli immigrati ma non dice nulla sui cristiani dello Sri Lanka,insomma ormai la Chiesa è praticamente una ONG come le altre…

  3. Tullio Zolia says:
    7 anni ago

    # Stefano Tutte le belle citazioni fatte da G. Arconte non servono a nulla .Bastava assistere all’ultima puntata di” Dritto e Rovescio” dove al prelato presente – che continuava a difendere i clandestini ricordando che il “buon cristiano” deve difendere il dettato evangelico fino al martirio – Belpietro ha posto,più volte, la domanda:” Allora dobbiamo farci massacrare ? ” Ma il buon prete non ha voluto rispondere….Sembrava una scena tratta dal “Il campo dei Santi” del bravo J. Raspail .

  4. Stefano says:
    7 anni ago

    Caro Tullio ma infatti quest’ articolo non l’ho capito molto perchè mi sembra chiaro per chi e per cosa lavora el papa argentino, poi magari ci sbagliamo noi chissà ma appare talmente inequivocabile la questione… Poi ci si lamenta che le chiese sono vuote o c’è qualcuno che invoca la “difesa dei valori dell’occidente”(si ma quelli del mercato e del buonismo radical-chic) o dall’altra parte il “giudeo-cristianesimo” che non si capisce bene cos’è, o perlomeno si capisce per chi vuole capire… come diceva la Sora Lella in un noto film romanesco:” Annamo bene proprio bene…” p.s. Quel libro Tullio è stato veramente profetico in alcuni tratti.

  5. Guidobono says:
    7 anni ago

    La Chiesa non aiuta i poveri. Li usa. Don Lasagna è un falso.

  6. paleolibertario says:
    7 anni ago

    Stendiamo un velo pietoso su questo lugubre pontificato e aspettiamone con ansia la sostituzione.

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