
Ci sono produttori che cominciano film, svenandosi per poterli finire. Ma i festival del cinema non li onorano per questo.
Jacques Perrin (1941 – 2022), attivo per decenni anche in Italia come attore – dalla Ragazza con la valigia di Valerio Zurlini a Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore – produce nel 1976 Il deserto dei Tartari di Zurlini, con Vittorio Gassman, Giuliano Gemma, Giuseppe Pamberi, Lilla Brignone. Perrin è il tenente Drogo, il protagonista, venerando Dino Buzzati e il suo romanzo. Il film si gira, i soldi finiscono, Perrin (s)vende casa sua a Parigi e conclude il film. Con gli incassi non potrà ricomprarsi la casa. Alla morte però gli rendono omggio in Francia. In Italia lo ricorda solo qualche parola al premio Acqui Ambiente, per via dei documentari ecologisti Microcosmos e Il popolo migratore.
Ma oggi la Mostra inverte la tendenza e celebra il pugliese Galliano Juso (1937 – 2024). Come produttore ha disavventure a raffica, ma produce opere interessanti (Il poliziotto è marcio di Fernando Di Leo, 1974; L’affittacamere di Mariano Laurenti, 1976), che nell’home video e sulle tv hanno la seconda e la terza vita.
La Mostra proietta così l’8 settembre Juso per ferie di Karen di Porto e Steve Della Casa, documentario di interviste a celebrità (Luc Merenda, Giuseppe Tornatore) e meno celebrità, che hanno incrociato il vulcanico e velleitario, talora geniale Juso. Oltre a Cinecittà, Hollywood, Bollywood, Boulogne-Billancourt, Shepperton hanno un colorito sottobosco. E poi Juso per ferie – col suo ritmo sostenuto e soprattutto, l’affetto dei partecipanti per lo scomparso – permette a chi ignorava l’esistenza di Galliano di rimpiangerlo.





