«Dopo una lunga infermità vissuta con animo sereno», si è spento Giacomo Biffi, l’«italiano cardinale», come lui stesso si è definito nell’autobiografia del 2007. Aveva 87 anni, milanese di nascita e ambrosiano per tradizione. Nel 1984, Giovanni Paollo II lo chiama a reggere la cattedra di Bologna, ministero che adempie fino al 2003. Va via un fine teologo e un comunicatore di razza. Un «uomo che aveva capito tutto prima di tutti: su Islam invasore, laicità della malora, disperazione da benessere, nemico del cattolicesimo alla moda da sciacquatura di piatti in sacristia», è il ricordo di Renato Farina su Il Giornale.
Un anticonformista
L’anti-Martini secondo un confronto da mainstream culturale. «Protesto – polemizza ancora Farina – con il sistema orribile dei mass media che lo tratta come una vecchia scarpa da ricordare con una certa simpatia, ma alla fine da buttare fuori dal consorzio di chi va ascoltato e seguito per i contenuti geniali del suo discorso, per la forza delle sue idee. E protesto con noi che non siamo di sinistra e siamo più o meno cattolici da quattro soldi». Dal Foglio, anche Giuliano Ferrara avanza la medesima lettura: era un «formidabile crociato anticonformista di una chiesa che non c’è più. E non voleva, come il cardinale Martini, recuperare un ritardo di duecento anni sulla Rivoluzione francese».
La crisi del post Concilio
Insomma, una figura assai gradita ai pensatori vicini al centrodestra. Ma anche al cattolicesimo meno entusiasta rispetto alla ventata post conciliare. «C’era il pericolo di non ricordare più che la prima e insostituibile “misericordia” per l’umanità smarrita è, secondo l’insegnamento chiaro della Rivelazione, la “misericordia della verità”; misericordia che non può essere esercitata senza la condanna esplicita, ferma, costante di ogni travisamento e di ogni alterazione del “deposito” della fede che va custodito», si legge in Memorie e digressioni di un italiano cardinale, edito per i tipi di Cantagalli, etichetta storicamente attenta alle posizione del cattolicesimo più conservatore.
La lotta al comunismo
Anche sul profilo della Chiesa in merito al comunismo e alla mancata condanna in occasione del Vaticano II ebbe da ridire. «C’era in tutti, almeno inconsciamente, il convincimento che fosse un fenomeno tanto consistente da essere ormai irreversibile: con esso bisognava dunque per forza di cose abituarsi a fare i conti, chissà per quanto tempo ancora. Tale politica ci pareva sanamente realistica e storicamente opportuna. Chi non ha mai condiviso questa prospettiva è stato Giovanni Paolo II (come ho capito da un colloquio avuto nel 1985). Ha avuto ragione lui».
Il dolore di Papa Francesco
«Desidero esprimere all’intera comunità diocesana la mia profonda partecipazione al loro dolore». La notizia della morte del porporato ha raggiunto Papa Francesco mentre è ancora in visita apostolica in Paraguay. Ha optato per un telegramma inviato all’arcivercovo di Bologna, Carlo Caffarra, per comunicare i propri sentimenti per la perdita di un «caro fratello nell’episcopato, che ha servito con gioia e sapienza il vangelo e ha amato tenacemente la Chiesa».
Cristo e l’ipotenusa
Da pastore a pastore, Bergoglio ha voluto ricordare, inoltre, il grande carisma del comunicatore Biffi. «Particolarmente efficace risultava il suo linguaggio diretto e attuale, posto al servizio della parola di Dio, come pure l’apprezzata predicazione degli esercizi spirituali, in particolare quelli tenuti alla curia romana». Restano ancora vivi, infatti, gli echi della lezione passata alla storia come “Cristo e l’ipotenusa”. Il video dell’intervento è ancora visibile in rete. Allora, con un espediente curioso e divertente, il cardinale seppe spiegare a un’intera assemblea la differenza sostanziale tra la conoscenza umana e quella del Nazareno, dicendo che per quanto si possa comprendere la portata del teorema di Pitagora, questa nozione non è in grado di suscitare un impegno personale, una testimonianza di vita. Altri avrebbero annoiato con un simile esempio. Lui invece aveva la capacità di suscitare entusiasmo e qualche sorriso. Ecco, fuori dal dibattito giornalistico, di Biffi resta la lezione di un maestro autentico. Un dato non ancora smentito.







