Nel 1939 Pio XII proclama patrono d’Italia con la “licet commissa” san Francesco d’Assisi (1182-1226). Ma Francesco è molto di più che il patrono. E’ il santo che parla in volgare alle creature, chiama fratello il sole e sorella la luna, si spoglia dei beni paterni davanti al vescovo di Assisi e trasforma la povertà da disgrazia in libertà. Nel XIII secolo rompe parecchi schemi. Il Cantico delle Creature inaugura la grande poesia in volgare italiano: prima di Dante, prima dei programmi scolastici, prima che la letteratura diventi materia da interrogazione, c’è questo frate che conversa con il cosmo.
Sulle tracce del “poverello”
A 800 anni dalla morte di Francesco, Claudio Baglioni porta quella voce dentro la canzone italiana. con TAU in segno d’amore e con Fratello Sole Sorella Luna, brani dedicati al santo di Assisi. Gli arrangiamenti e le orchestrazioni sono di Adriano Pennino. TAU in segno d’amore, scritto e composto da Baglioni, guarda liberamente al Cantico delle Creature. Il pianoforte di Pennino dialoga con i professori d’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli e con il Coro Giuseppe Verdi di Roma. Il titolo è lo stesso del libro firmato dal cantautore con Michele Caccamo (Castelvecchi Editore) Fratello Sole Sorella Luna recupera invece il brano del 1972 firmato da Riz Ortolani, legato alla versione italiana del film di Franco Zeffirelli (nella versione internazionale lo canta Donovan). E qui il cerchio si chiude: una melodia nata quando l’Italia crede ancora che cinema, poesia e canzone possano frequentare la stessa tavola, torna oggi, quando una canzone vivere di solito meno di una storia su Instagram.
Oltre la celebrazione
II punto non è beatificare Baglioni, ma osservare come, rinunciando alla dittatura del consumo, la canzone italiana riesca ancora a confrontarsi con domande antiche: che cosa vale una vita? E soprattutto: a chi decidiamo di donarla?
Baglioni continua a concepire la forma-canzone come racconto e rappresentazione, quasi un piccolo teatro musicale nel quale parola, melodia e orchestrazione cercano una dimensione ulteriore rispetto al semplice intrattenimento. Con Francesco il viaggio approda inevitabilmente alla semplicità, che in musica è forse la cosa più difficile, senza precipitare nella retorica. E la retorica, quando si parla del “poverello d’Assisi”, è dietro l’angolo.
Francesco, infatti, non è solo il santo degli uccellini delle immaginette: pone in discussione possesso, potere, ricchezza e perfino l’idea che il mondo sia a uso e consumo dell’uomo. Parla al lupo perché anche il lupo trovi posto nella fraternità. La sua provocazione conserva il proprio mordente. In un’Italia capace di dividersi persino sull’acqua da bere, Francesco è una delle rare figure che attraversano credenti e laici, conservatori e progressisti, colti e popolari.