Tiziano non dipinge per rendere il mondo più decoroso, gli restituisce il peso della carne, l’inquietudine del desiderio, la vulnerabilità della bellezza. Fino all’8 dicembre, la Galleria Borghese di Roma ospita “Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano”, mostra-dossier a cura di Maria Giovanna Sarti.
Nel CCCCL anniversario della morte, l’”Annunciazione” della cattedrale di Treviso incontra le opere del maestro custodite nel museo. Il prestito offre un’occasione più seria dell’ennesima celebrazione del “genio”. Nell’”Annunciazione” il mistero entra nello spazio umano e ne turba l’ordine: architettura, distanze e gesti costruiscono una tensione che il colore rende sensibile. La luce investe le cose, le distingue, le carica di attesa. La fede possiede una temperatura, una consistenza. Il sacro accade dentro la materia.
Qui si misura la grandezza di Tiziano nella storia italiana: il colore conquista piena autorità costruttiva. Le forme emergono dai rapporti fra toni, dalle velature, dalla densità degli impasti. In “Amor sacro e Amor profano”, il candore della pelle e lo splendore dell’abito fanno della bellezza un problema filosofico: ciò che appare sensuale può custodire un significato spirituale. Ridurre il quadro a un indovinello allegorico significa dimenticarne l’intelligenza pittorica.
Questa libertà attraversa i secoli. Rubens ne amplifica l’energia corporea; Velázquez ne assimila la dignità cromatica; la pittura moderna trova nell’ultimo Tiziano, nei contorni che cedono e nella pennellata scoperta, una remota autorizzazione alla propria audacia. Sarebbe però “provinciale” nobilitarlo solo come precursore. Tiziano vale per la tensione che mantiene aperta fra forma e dissoluzione, splendore e caducità. La bellezza persuade proprio perché porta già dentro di sé la possibilità di perdersi.
Tiziano. Dialoghi tra sacro a profano. La Galleria Borghese incontra l'”Annunciazione” di Treviso, Roma, Piazzale Scipione Borghese 5. Fino all’8 dicembre