
E’ il laicissimo e progressista Le Monde Suspecté d’être un « infiltré », un Afghan de Lourdes mis en examen pour terrorisme après un séjour clandestin chez les talibans a gettare stavolta un luce fosca sull’ennesimo caso che certa sinistra snob non vuole vedere. Ovvero: quando l’immigrazione e l’inclusione diventano «dogmi della politica» i rischi di corto circuito sono dietro l’angolo. Infatti in un articolo di lunedì il quotidiano di Parigi racconta la storia di Awalkhan K., immigrato «afgano di 28 anni» da poco arrestato per «collusione con il terrorismo».
La sua storia non contiene particolari stravaganti o inauditi, e proprio per ciò rappresenta quella «banalità del male» che avanza in fatto di criminalità, illegalità e islamismo radicale, sullo sfondo delle democratiche «accoglienza» e «accettazione».
«Ai funzionari dell’Ufficio francese per la protezione dei rifugiati e degli apolidi», scrive il giornale paludato, Awalkhan K. aveva narrato la sua storia personale come quella di un povero afghano «perseguitato dai talebani». Secondo la sua ricostruzione, presa per buona, naturalmente, dagli uffici al servizio della République, dopo anni di persecuzioni il ragazzo «era stato accusato di spionaggio e tradimento» dai fondamentalisti ed era dovuto fuggire. Anche perché i talebani lo sospettavano di aver «progettato una bomba» contro di loro e di aver trasmesso «informazioni strategiche» all’ex governo legittimo. Così, sempre secondo la sua versione edulcorata, sarebbe quindi stato «catturato, minacciato e poi liberato dopo aspre trattative» come nemico del regime, fino alla definitiva fuga nel 2021, «l’anno del ritorno dei talebani al potere».
Dopo due anni passati in Turchia, Awalkhan K. avrebbe voluto recarsi in Gran Bretagna, ma per ragioni contingenti sarebbe finito in Francia, dove risiede ufficialmente «dal novembre 2023». Grazie al «diritto d’asilo» che gli deriva dallo status di «rifugiato politico» che fugge «la persecuzione e la morte» e che nessun progressista del pianeta negherebbe mai ad alcuno.
Ma ora viene il bello e la storia a lieto fine, del migrante, fuggito dal «male» e accolto dai «buoni», svela delle sfumature e dei chiaroscuri che i manichei amici di Emmanuel Macron fingono di non vedere.
Secondo le informazione di Le Monde, «confermate dalla Procura nazionale antiterrorismo», il povero rifugiato è ora in stato di arresto per «associazione a delinquere a scopo terroristico» finalizzata alla «preparazione di reati contro la persona» nonché per i delitti di «apologia e finanziamento del terrorismo». Il motore dell’arresto starebbe nel fatto che colui che si è presentato come fuggito dai talebani avrebbe passato, secondo France info, «quasi quattro mesi» proprio in Afghanistan e con lo scopo verosimile di ricevere una «formazione militare» per colpire gli infedeli.
Il ventottenne ed emblematico giovane – accolto come un «risorsa» in Francia (che di terrorismo islamico se ne intende) ma lo stesso accadrebbe in Italia e in Europa – è stato reperito a Lourdes, posto in «custodia cautelare», subito dopo essere stato collocato in «stato di fermo» presso la sede della Direzione Generale della Sicurezza Interna (Dgsi)».
Tra gli elementi che la polizia antiterrorismo e gli inquirenti hanno ritenuto rilevanti per l’arresto spiccano i messaggi e i video che l’afgano aveva sui suoi computer. In alcuni di essi Awalkhan K. «fa riferimento alla jihad armata» e al pio desiderio di «morire da martire».
In un video, ormai acquisito agli atti, è presente la scena di una «decapitazione» e non mancano foto che lo ritraggono davanti a «monumenti parigini» altamente simboli ed evocativi, «tra cui la Tour Eiffel» ove il giovane appare «con il volto coperto». Addirittura il migrante da includere aveva effettuato «un montaggio video» che lo raffigura «in divisa mimetica» con il «volto sovrapposto di Sirajuddin Haqqani», uno dei leader militari dei talebani, da sempre impegnato nella «guerra santa» contro infedeli e Occidente.
Si, l’Occidente è corrotto, negarlo è impossibile. Ma lo è perché avendo accettato acriticamente il wokismo e il buonismo come orizzonte di fondo, non si avvede che dietro al terrorismo islamico che ferisce l’Europa, c’è il nostro irragionevole «inclusivismo»: assoluto, totalitario, letale.







