
“Solo una persona non sana di mente può scrivere una lettera di questo tipo”. Parola di Tiziana Beghin, assessore al Commercio del Comune di Genova, che quella lettera ha firmato. Digitalmente. L’ha firmata, ma non l’ha scritta.
Occorre un passo indietro, a quando dal Comune di Genova parte una lettera indirizzata a Confcommercio e Confesercenti, che in sintesi chiede di cacciare i presidenti dei Centri Integrati di Via non di sinistra. La sintesi in questo caso non è una semplificazione.
Giù le mani da Silvia Salis
La lettera firmata dall’assessore Beghin dice proprio di “chiedere le dimissioni dei presidenti che hanno apertamente manifestato il loro schieramento politico”, per la precisione di quei “presidenti che vantano o hanno vantato strette connessioni con le forze politiche di opposizione” e che “utilizzano la loro visibilità per attaccare la sindaca (Salis, NdR) e i membri della giunta”.
Non fosse sufficiente questo, la lettera ricorda ai Civ, che “la loro operatività dipende in larga misura da patrocini contribuiti e autorizzazioni del Comune”.
Esplosa inevitabilmente la polemica. Una settimana dopo il caso arriva in consiglio comunale. La maggioranza di Silvia Salis impedisce che se ne parli, non ammettendo l’argomento all’ordine del giorno, ma l’assessore Beghin ai giornalisti spiega: “Non pensavo di aver scritto io quelle cose, e infatti non le ho scritte”. C’è però la sua firma digitale in calce. Ha denunciato il furto della firma digitale? No. Ha puntato il dito contro una segretaria zelante? No. Anzi: “Non scarico colpe sugli uffici”, ha precisato l’assessore. E allora? Chi l’ha scritta?
Pieno supporto? Parziale consapevolezza
La sindaca Silvia Salis è l’unica a non fare una piega: “L’assessora Beghin non è in discussione” (le opposizioni avevano chiesto almeno la revoca della delega al Commercio, NdR). E ancora: “Ha il pieno supporto per il lavoro che sta svolgendo”.
L”assessore Beghin è del M5S. Il Fatto Quotidiano, che attacca la sindaca di Genova più che l’opposizione, è molto vicino al M5S. I rapporti tra alleati, insomma, non sono idilliaci. La sindaca, che con le sue ambizioni da leader nazionale è parecchio invisa a Giuseppe Conte, difende l’operato dell’assessore, che invece disconosce la lettera, dicendo che l’ha scritta qualcun altro, un qualcuno non sano di mente.







