
«Avevo un fratello maggiore che faceva la quinta elementare. Io avevo 6 anni, ero curiosa, avevo voglia di scrivere e di leggere e avevo cominciato a copiare quello che faceva lui. Così, al momento di andare a scuola, gli insegnanti mi fecero saltare la prima e mi ammisero in seconda. Forse è stata proprio questa voglia di imparare che mi ha salvato la vita, il giorno della bomba». Maria Luisa Rumi, scomparsa a 88 anni a Milano venerdì 7 agosto, era una delle ultime sopravvissute alla strage di Gorla, avvenuta il 20 ottobre del 1944. (dalla notizia del Corriere della Sera)
La storia
In quella mattina di sole, sopra una Milano che andava ripopolandosi, perché la guerra stava finendo, gli aerei Alleati sganciarono 342 bombe innescate sul quartiere, con l’intenzione di colpire alcune vicine industrie belliche. Una delle bombe centrò la scuola di Gorla, uccidendo 184 bambini, 14 insegnanti, la direttrice, 4 bidelli e un’assistente sanitaria.
Il miracolo
«Maria Luisa si salvò, perché era in seconda e non prima. I bimbi di prima furono, infatti, accompagnati dalle maestre nel rifugio, ma la bomba colpì la tromba delle scale e i nostri piccoli compagni non ebbero scampo. Invece la nostra maestra, appena suonò l’allarme antiaereo, invitò chi abitava vicino a tornare a casa e così facemmo io e Luisa» ricorda oggi Graziella Ghisalberti, 89 anni, anima del ricordo dei ragazzi di Gorla, compagna di classe e amica di sempre di Maria Luisa.
La testimonianza
«Fuori da scuola si era fermato coi compagni a guardare in cielo le bombe, che però apparivano luminose perché riflettevano il sole e così lui e i suoi amici pensavano che lanciassero cioccolatini o biglietti. Due nostri cuginetti invece morirono, li trovarono ancora per mano. Papà ci portò via, a Monza, con un biroccio. Mentre percorrevamo viale Monza, allora ricco di trattorie e fattorie, vedevamo tanti cavalli morti a terra»: questo il racconto della strage di Maria Luisa.
Le responsabilità del crimine contro l’umanità
La strage di Gorla, da pagina dimenticata della Seconda Guerra Mondiale,ora è ricordata dalle istituzioni. E perché si arrivasse alla corretta ricostruzione delle responsabilità: ci sono voluti decenni perché arrivasse una lettera di condoglianze da parte del Consolato.
«Io per tanti anni ho voluto, ho cercato di dimenticare. Di quei giorni ricordavo solo la nebbia rossa, tragica e le macerie, piangevo i miei cuginetti. Oggi tutto ciò che desidero è tramandare ai ragazzi il valore della pace»
Le ultime superstiti
Ora la memoria della strage rimane affidata a tre donne: Graziella Ghisalberti e poi Giuditta Trentarossi e Annamaria Lazzaroni, restano solo loro a testimonianza delle bombe di 82 anni fa.








MEMORIE
Era il 20 ottobre 1944. Avevo 7 anni e abitavo a Milano in piazzale Giulio Cesare n. 12.
Fortezze volanti anglo-americane passarono sopra la mia testa e poco dopo sganciarono la loro potenza di morte.
Il bombardamento colpí la scuola elementare “Francesco Crispi” di Gorla.
Morirono c.a 200 bambini, 14 insegnanti e 2 bidelli. I morti totali di quella, per così dire, eroica impresa furono oltre 600 civili.
Non avevamo più aerei caccia né contraerea per difenderci e la guerra stava ormai finendo.
Riposa in pace. Brucino all’inferno gli autori della strage buona democratica alleata.
il bombardmento della scuola do Gorla fu un atto voluto per abbattere la resistenza morale dei milanesi, così come desiderava Churchill: sul tetto della scuola era stata verniciata un’enorme Croce Rossa.impossibile non vederla.
Credo che la strage di Gorla sia stata un orrore dovuto alla cialtroneria degli aviatori statunitensi, che, volendo disfarsi delle bombe con cui erano partiti, le lasciarono cadere dove capitava, senza preoccuparsi delle conseguenze. Gli americani non erano molto felici di morire in un conflitto in Italia che non li interessava direttamente. Chi ha letto o visto Comma 22 lo sa. I bombardamenti “cattivi” erano quelli degli inglesi, che volevano vendicarsi della nostra opportunistica entrata in guerra. Se fosse stata costruita con molti infissi in legno, come d’uso nelle città tedesche, Genova avrebbe fatto la terribile fine di Amburgo.
Detto questo, vorrei aggiungere qualcosa che spiacerà a molti. Nell’articolo ho visto la riproduzione del celebre manifesto di Boccasile. Ma Boccasile, in un altro manifesto, celebrava i bombardamenti sulla capitale inglese: Londra Kaput. Anche in quei bombardamenti morirono presumibilmente bambini, quelli che non erano stati trasferiti prima della guerra in Canada. E a inventare il bombardamento strategico, ovvero terroristico, fu un ufficiale italiano, Giulio Douhet, cui è stato intitolato a Firenze il liceo dell’Aeronautica. Smettiamola di giocare a chi è o è stato più cattivo in guerra: cerchiamo di evitare tutte le guerre. So di dire una cosa scomoda, ma non posso farne a meno.