
Londra – I cori da stadio al grido di “Andy sei forte! Dacce ‘n taglio!” (si suppone alle bollette). E di “facce vede’, sei er mejo!”, si sono spenti. Andy Burnham, alias il primo ministro inglese, fresco di bucato, ha rispettato il protocollo esibendo la cravatta durante l’incontro col re. Di solito indossa polo o t-shirt. Noi che eravamo presenti in incognito all’incontro, avvenuto nella sala cinese di Buckingham Palace, confermiamo che l’espressione del re era quella di chi si raccomandava al suo “uomo del Monte”: “Andy, conto su di te, non facciamo altre brutte figure, se no saremo ancora paragonati all’Italia”.
Andy di solito indossa sotto la giacca t-shirt blu scure che la leader dei Tories ha definito nere. Non sia mai! Il colore conta per i Labour. Infatti il primo ministro si è portato dentro al governo Ed Miliband, il cui padre Ralph Miliband il rosso, era un verace, stimato marxista (Non stupirti, siamo negli UK! ). Ma non è questo il punto. Il significato del cognome di Burnham è, ahimé, “prosciutto bruciato”. A fare gli inverecondi potremmo ricorrere a facili battute, anche sul suo predecessore, ma non si spara sulla croce rossa, anche perché l’addio di Starmer è stato all’insegna della discrezione e dignità.
Il momento per gli UK è delicato per cui diamo un’occhiata ai media. The Guardian titola: “Burnham arriva alla guida del governo con l’obiettivo di “riportare la speranza”: nel discorso da Downing Street promette di riparare i danni causati durante l’era Thatcher”. Ma la lady di ferro non è stata una dei loro migliori primi ministri?
Key4Biz 20, Flavio Fabbri, luglio 2026: “Fino a pochi mesi fa, Burnham, dichiarava da sindaco di Manchester: “Per proteggere i nostri figli bisogna regolamentare i social media, l’intelligenza artificiale e le grandi aziende tecnologiche“.
Open.online, Olga Colombano, 20 luglio: “Parlando senza leggio davanti alla sua nuova residenza, Burnham ha definito quello attuale «un momento di cambiamento» per il Paese, sottolineando che la Gran Bretagna «deve mostrare al mondo che può ritrovare la sua stabilità: è questa la sfida che abbiamo davanti». Rivolgendosi ai cittadini delusi dalla politica, l’ex sindaco di Manchester ha riconosciuto gli errori del passato: «Non siamo stati abbastanza bravi, dobbiamo essere migliori. Lo saremo», ha affermato. Ha quindi annunciato l’intenzione di trasferire parte del potere da Westminster «a ogni codice postale del Paese», dando maggiore autonomia ai territori. Burnham ha evocato un piano decennale per rilanciare il Paese: al centro, misure contro il carovita, più sostegno ai giovani e alla salute mentale e un piano per costruire nuove case popolari”.
IlPost.it, Matteo Castellucci, 18 luglio, 2026: “Più carismatico e bravo a comunicare rispetto a Keir Starmer, ma le aspettative sono altissime e lui per ora non si è sbilanciato molto.
Nel momento in cui gli hanno spianato la strada per diventare primo ministro, i giornalisti gli hanno chiesto quale sarebbe stata la sua prossima mossa. Volevano che dicesse qualcosa contro Keir Starmer. Burnham ha risposto che per prima cosa sarebbe andato a farsi una birra. Tre giorni dopo Starmer si è dimesso, restando in carica giusto il tempo necessario perché il partito fingesse di capire se c’erano altri candidati per sostituirlo oltre allo strafavorito Burnham (non c’erano). Starmer non avrebbe mai potuto dire vado a farmi una pinta senza risultare fuori posto. Nella naturalezza e nella credibilità con cui Burnham l’ha potuto dire c’è un po’ tutto il senso della sua operazione. Burnham ha convinto il partito perché si è posto in discontinuità con Starmer, pur non avendo idee politiche così diverse da lui, ma più carisma e capacità di comunicare. La narrazione è costruita sull’essere una figura nuova: in parte è vero, in parte è furbizia”.
The Guardian, John Crace, 25 giugno 2026: ”Una persona che sapeva benissimo chi fosse Andy Burnham era Kemi Badenoch. E non ha affatto gradito ciò che ha visto. Durante il question time di mercoledì, lo aveva liquidato definendolo “un paio di ciglia e una maglietta nera”. Immaginate se un politico maschio avesse descritto una donna allo stesso modo. Kemi probabilmente pensava di aver fatto centro. E se avesse parlato di Keir, forse ci sarebbe riuscita: Starmer non è pronto alla battuta o alla replica immediata. Probabilmente avrebbe ignorato l’osservazione o pubblicato un lungo messaggio su X su come fosse stato sottovalutato per tutta la vita e su come stesse lavorando bene per il Paese. Burnham ha fatto l’esatto opposto. Un post sui social di appena cinque secondi: uno sguardo ammiccante alla maglietta e un battito di ciglia verso la telecamera, accompagnati dalle parole: “In realtà è blu scuro”. Divertente, autoironico e micidiale.
Spazzati via titoli e sottotitoli come quello del Daily Mail, Andrew Neil, 18 luglio: “Mai un Primo Ministro è salito al potere con una tale carenza di legittimazione democratica. Quando le cose andranno male, gli elettori non gli faranno sconti”.
E come quello impietoso su: The Mail on Sunday, Quentin Letts,12 luglio: “Vogliamo davvero questo “Pimpi” (piccolo maialino rosa) tremante – che contro Putin durerebbe sì e no due secondi – come nostro prossimo Primo Ministro?”.







