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Alain de Benoist: “Con Onfray per difendere la sovranità popolare”

Il filosofo della Nuova Destra: "il popolo è oggi un concetto ancora più essenziale della nazione, e la democrazia viene prima della «repubblica»"

di Nicolas Gauthier
30 Maggio 2020
in Le interviste
2
Alain de Benoist

Pubblichiamo la traduzione dell’intervista ad Alain de Benoist a proposito della rivista politico-intellettuale “Front populaire”, ideata dal filosofo e saggista francese Michel Onfray. L’intervista è a caura di Nicolas Gauthier, firma di punta del magazine online bvoltaire.fr, pubblicata sul sito giovedì 28 maggio 2020. Buona lettura!
***

Con il lancio della sua nuova rivista, Front populaire, il filosofo Michel Onfray sembra uscire dal bosco delle idee per andare a scontrarsi con quello della politica rilanciando l’idea di un’alleanza (o di una convergenza) dei sovranisti delle due rive. Cosa pensa di questa iniziativa?

“Quando si parla di un autore, il minimo che si possa fare è conoscere un po’ il suo lavoro. Negli ultimi anni, devo aver letto cinque o seimila pagine di Michel Onfray. Ho trovato un approccio originale e anticonformista a molti problemi. Apprezzo anche i post di attualità che pubblica regolarmente sul suo sito. Onfray è uno spirito libero, onesto, interessato a una moltitudine di argomenti e che non ha mai esitato a rimettersi in discussione. Ha anche una bellissima calligrafia. Il titolo della sua rivista, Front populaire, potrebbe non piacere a tutti. Io sono perfettamente d’accordo, perché credo che corrisponda a ciò di cui abbiamo più bisogno: dare nuovi mezzi di espressione a coloro che difendono la causa del popolo.

L’idea di una «convergenza dei sovranismi» mi sembra, a questo proposito, un po’ restrittiva. Non tutti i populisti sono sovranisti e non tutti i sovranisti sono populisti. La sovranità popolare e la sovranità nazionale non sono esattamente la stessa cosa. Il sovranismo è spesso associato al giacobinismo. Michel Onfray, che è un uomo di sinistra di ispirazione proudhoniana, è invece un girondino. Suppongo che il Front populaire sarà l’occasione per approfondire il dibattito tra coloro che ritengono che il popolo sia oggi un concetto ancora più essenziale della nazione, o che la democrazia venga prima della «repubblica», e coloro che pensano il contrario”.

Le Monde, pochi giorni fa, ha già scatenato un fuoco di sbarramento contro il Front populaire. E secondo Valeurs actuelles, Thomas Guénolé, ex coordinatore della scuola di formazione di La France insoumise, ha chiuso la porta in questi termini: «L’estrema destra ha una concezione etno-culturale dell’identità nazionale, mentre la sinistra la definisce come un progetto di civiltà tendente al progresso». Lei cosa ne pensa?

“Ciò che colpisce, in questi attacchi, è che i loro autori non hanno esitato a sparare proiettili rossi su una pubblicazione che non hanno mai letto, poiché il suo primo numero non è ancora uscito! Il contenuto non interessa dunque i nostri censori: siamo in presenza di un puro processo alle intenzioni. Il metodo è consistito nell’andare a consultare l’elenco dei 10.000 primi abbonati per prendervi cinque o sei nomi «segnati a destra». Questo compito non deve essere stato molto difficile, poiché Onfray ha dichiarato subito il suo desiderio di rivolgersi a lettori «di destra, di sinistra e, soprattutto, da altrove». Dopo di che, è bastato ai fini segugi del “Mondo” elencare questi pochi nomi per affermare che Michel Onfray è «diventato la pertosse della destra» (in questi ambienti, le metafore mediche sono sempre le benvenute). Le Monde, un tempo giornale serio, oggi non è altro che un bollettino parrocchiale. Usando metodi così miseri, probabilmente pensava di delegittimare l’impresa. Ha suscitato solo un’immensa risata.

Ma questa demonizzazione di bassa leva dimostra anche che il successo di Michel Onfray, in seguito a molti altri segnali di allarme, comincia a preoccupare coloro che vedono sempre più spesso il terreno scivolare sotto di loro. Perché non si può sbagliare: ciò per cui Onfray è più criticato non sono tanto le sue idee personali, quanto il suo desiderio di aprire o approfondire percorsi trasversali che non corrispondono ai vecchi clivages (destra-sinistra, per esempio) che, oggi, scricchiolano ovunque. Questo è ciò che alcuni non tollerano. Non vogliono riconoscere uno sconvolgimento generale del paesaggio che annuncia la fine del loro mondo. In ultima analisi, questi attacchi sono solo un altro episodio (rivelatore) nella guerra tra coloro che vogliono aprire e quelli che vogliono concretizzare.

Quanto a Thomas Guénolé, che è anche un ex consigliere di Jean-Louis Borloo, è chiaramente un esperto di langue de bois.[i] Definire l’identità nazionale come «un progetto di civiltà che tende al progresso» (progresso verso cosa?) è notevole in quanto tale definizione può essere applicata a quasi tutto: l’ultimo discorso di Macron, la legge Avia, la scoperta di un vaccino, la conquista del pianeta Marte, ecc. In senso letterale, sono parole che non significano nulla. Incantesimi rituali che si recitano devotamente quando non si sa più cosa rispondere”.

Se questo progetto vede la luce, le sembra destinato a contrastare, a sostituire o ad accompagnare i due principali movimenti populisti incarnati da Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Pen?

“Niente di tutto questo, spero. Bisognerebbe chiedere di più agli animatori del Front populaire, cosa che io non sono. Ma mi sembra che non bisogna aspettarsi da una rivista più di quanto non possa dare, né confondere un’iniziativa politico-intellettuale che dia l’occasione a spiriti liberi venuti da diversi orizzonti di confrontare i loro punti di vista, cercando di individuare alcuni punti di convergenza, con un’operazione politica a semplice scopo elettorale. Se il Front populaire contribuisce a liberare alcuni sentieri di traverso, sarà già molto.

1 Langue de bois, detto francese che abbiamo lasciato così com’è. Significa divagare o del “menare il can per l’aia” (Intervista di Nicolas Gauthier ad Alain de Benoist, Alain de Benoist : « Pourquoi Michel Onfray et sa revue, Front populaire, dérangent la pensée unique… », pubblicata sul sito di Boulevard Volterre, http://www.bvoltaire.fr, giovedì 28 maggio 2020)

@barbadilloit

Nicolas Gauthier

Nicolas Gauthier

Nicolas Gauthier su Barbadillo.it

Tags: alain de benoistBarbadillodemocraziamichel onfraynuova destrapopolosovranità popolare

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Comments 2

  1. guidobono says:
    6 anni ago

    Ho sempre detestato l’idea di una qualsiasi convergenza destra-sinistra. Sovente impossibile, ovviamente inutile, sempre fuorviante. Un pasticcio. Ognuno stia coerentemente da una parte. L’idea della convergenza è una moda destinata al nulla…Come se fosse possibile la convergenza fede-ateismo ecc. ‘Front populaire’ non può inoltre che evocare il 1936 e Léon Blum….

  2. guidobono says:
    6 anni ago

    ‘Sovranità Popolare’: motto, tautologia, slogan, inganno?

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