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Poesia 2.0. Pacilio e Bux, così (e perché) nasce una nuova casa editrice per i poeti

Pubblicato il 21 Novembre 2017 da Matteo Fais
Categorie : Le interviste Poesia 2.0

paciioQuanto detto non toglie che, per fare editoria, una certa qual competenza la si debba avere. Probabilmente servono decenni e non bisogna mai fermarsi. Leggere, leggere, e capire. C’è necessità anche di una buona capacità di astrazione per formarsi un quadro generale della situazione letteraria, almeno nazionale. Non è semplice, i nomi sono tanti e, in questo tempo liquido, i parametri da manuale, a cui ha abituato lo studio scolastico, non sono facilmente forgiabili. Due che indiscutibilmente possiedono una considerevole preparazione in tal senso sono Rita Pacilio e Antonio Bux. La prima, la si conosce come poetessa di grande rilievo e notevole organizzatrice di eventi culturali. Per le edizioni di La Vita Felice conduce, con ragguardevoli risultati, la collana Opera Prima. Antonio Bux è, a sua volta, uno stimato poeta, con diverse e sostanziose pubblicazioni alle spalle. Sue sono le traduzioni di numerosi poeti di lingua spagnola. Per l’editore Marco Saya, dirige le collane SOTTOTRACCIA e Kēlen.

Siamo andati a incontrarli in occasione della fondazione di un nuovo marchio editoriale, la RPLibri, di cui la Pacilio è Presidente e direttrice della collana Poesia, mentre Bux guida la sottosezione L’anello di Möbius.

 

Rita Pacilio, come ti presenteresti ai potenziali lettori e autori della RPLibri? Cosa pensi che dovrebbero sapere di te?

Sono una donna del sud che appartiene al mondo. Credo nell’amore e nella capacità di poter essere una persona sempre migliore, più generosa e attenta agli altri. Mi occupo di sociologia, di letteratura, soprattutto di poesia, grazie alla collaborazione con Università, Scuole, Enti e piccoli/medi Editori. Organizzo incontri culturali, sociali e artistici, per esprimere professionalità e passione. Credo nello studio e nella bellezza delle piccole cose. Ricerco l’essenzialità e la semplicità, troppo spesso calpestate dall’intolleranza e dal narcisismo.

Il marchio editoriale RPlibri è una delle molteplici attività dell’associazione Arte e Saperi (Presidente e Rappresentante legale Rita Pacilio). La proposta vuole smuovere le coscienze al fine di poter rilanciare, attraverso la cultura e la sua diffusione, forti e significativi segnali di ripresa, di rinascita e, soprattutto, di ricostruzione, grazie alla professionalità, alla serietà e alla passione per la buona scrittura. Siamo in fase di impaginazione dei primi titoli per la collana Poesia. Aspetteremo il parere dei lettori per avere conferme, suggerimenti e opinioni.

 

Perché una nuova casa editrice di poesia? Se ne sentiva realmente il bisogno? Cosa manca alle altre che avrebbe invece la vostra?

 

L’attività di RPlibri non vuole occupare spazi che appartengono ad altri, né vuole destabilizzare realtà già esistenti: nel mondo c’è posto per tutti e il lavoro di ognuno è degno di rispetto. La proposta vuole contribuire alla formazione e alla sensibilizzazione della cultura contemporanea; infatti, siamo aperti a confronti e a collaborazioni per ampliare il discorso sulla diffusione della buona scrittura e della qualità dei prodotti, selezionando testi di alto contenuto poetico e utilizzando carte pregiate. L’obiettivo è la raffinatezza, sia dei contenuti che dell’oggetto/libro.

 

Cosa manca alla poesia italiana oggi?

Alla poesia non manca niente, se è poesia. Il resto appartiene ai luoghi comuni.

 

Perché la poesia non vende abbastanza e ha così pochi estimatori?

Credo che la buona poesia abbia sempre avuto lettori. Sicuramente stiamo parlando di un genere letterario di nicchia, ma chi ama la poesia la cerca, la legge e compra libri.

 

Quanto del materiale che ti perviene è di scarso valore e quanto, invece, di pregio?

Molti testi in fase di valutazione vengono scartati, è vero. Purtroppo tra gli autori c’è poca responsabilità e scarsa consapevolezza del proprio percorso di studio. Evidentemente, Premi, Concorsi ed Editoria a pagamento hanno contribuito a creare confusione: nell’ultimo decennio è diventato sempre più facile pubblicare e va un po’ di moda il personaggio, anziché il libro. Per me conta la poesia, se c’è, e non chi la propone.

 

Ti è mai capitato di leggere un/a poeta/essa e pensare “questo/a è immortale”? E, soprattutto, ritieni che un vero poeta sia fuori dal tempo, oppure un prodotto della propria epoca che non avrà mai una vita al di là di questa?

Certo! Dante, Leopardi, Ortese, Sexton e altri. Comunque, negli ultimi trent’anni ho letto poesie davvero interessanti, autentiche, folgoranti. Prima di chiamare poeta un autore, però, impiego tempo. Dei poeti viventi credo resterà ben poco e lo dico con immenso dispiacere. Sì, ogni poeta è figlio del suo tempo, ma è veramente poeta colui che custodisce nel presente la memoria, la visione e il segreto futuro: questo rende immortale un poeta.

 

Un pensiero su Antonio Bux, direttore della sezione poesia L’anello di Möbius. Come mai hai deciso di affidargli un sezione a sé stante della tua casa editrice?

 Ho letto i libri di Antonio Bux e conosco l’onestà del suo pensiero. La stima e la sincerità mi lega a lui, per questo RPlibri ha pensato di fargli dirigere una sezione importante, L’anello di Möbius, appartenente alla collana Poesia. Il lavoro con Bux sarà sinergico e sicuramente fattivo, indovinato. Molti giovani lo seguono e si affidano a lui, questa è la cartina di tornasole.

 

 Antonio Bux, come ti presenteresti ai potenziali lettori e autori della RPLibri? Cosa pensi che dovrebbero sapere di te?

Credo di essere una persona onesta e che agisce per il bene della “cosa” poetica e non per tornaconto personale. Preferisco rischiare di essere diretto, piuttosto che conformarmi al perbenismo a volte piuttosto ipocrita. Chi si confronterà con me potrà notare il mio approccio diretto alla materia, al lavoro del fare poesia, invece del semplice approvare o meno quanto proposto.

 

Perché una nuova casa editrice di poesia? Se ne sentiva realmente il bisogno? Cosa manca alle altre che avrebbe invece la vostra?

Questa domanda dovresti farla all’editrice. Tuttavia penso, ogni volta che nasce una nuova entità editoriale, che questa sia generata per il bisogno di dare voce a chi, in altre sedi e in altre maniere, non ha avuto modo di esprimersi ancora al meglio. Il mercato, pur saturo, impone di proporsi con altri mezzi, quando i mezzi precedenti diventano ottusi.

 

Potresti spiegare il titolo della tua collana L’anello di Möbius e chiarire in cosa consiste la sua peculiarità?

Il titolo della collana, partendo dalla metafora del nastro di Möbius che unisce due piani apparentemente disuniti rendendoli praticamente un tutt’uno all’infinito, nasce dal desiderio di condensare il dentro con il fuori, e dunque la composizione estetica con una più diretta esperienza visiva e vitale. Ossia il concetto di rendere univoco il discorso energetico con quello esperienziale. Perciò, l’idea è quella di proporre autori contemporanei che abbiano ben saldo dentro di loro il desiderio di novità, ma anche una certa consapevolezza del passato, di ciò che ancora ci chiama e alimenta.

 

Cosa manca alla poesia italiana oggi?

Domanda da un milione di poeti. Cosa manca? Sinceramente penso manchi un confronto, in primis tra i poeti, e in secondo luogo tra chi si occupa di critica, chi scrive poesia e chi ne legge. E manca soprattutto l’inserimento di poeti contemporanei nelle scuole. Penso che corsi di poesia pomeridiani tenuti da poeti sarebbero di buon auspicio per avvicinare alla materia giovani lettori, o aspiranti scrittori. E penso manchi un po’ di consapevolezza civile. Troppe volte si parte da un discorso ombelicale e non si giunge al centro del mondo, e si rimane aggrappati al proprio io senza coinvolgere l’energia che muove tutto e tutti.

 

Perché la poesia non vende abbastanza e ha così pochi estimatori?

Ritengo sia a causa di un problema culturale, per mancanza di abitudine e diffusione. E qui ritorniamo al discorso fondamentale di portare nelle scuole la poesia contemporanea, di presentare un percorso di formazione che spieghi cosa è accaduto in tutto il Novecento fino a oggi. Ma è anche un discorso di visibilità, ovviamente. Bisognerebbe soltanto accedere a essa, rammentando sempre di non risultare troppo oscuri.

 

Quanto del materiale che ti perviene è di scarso valore e quanto, invece, di pregio?

Molto del materiale che mi perviene non ha valore estetico, né consapevolezza. Il più delle volte deriva dal fatto che si scrive molto e si legge poco, naturalmente. Però mi arriva anche buona qualità, solo che a volte, anche se la qualità media è in percentuale rilevante, il tutto viene appiattito da una conformità di stile, da un minimalismo eccessivo per esempio, o viceversa, da uno stampo troppo lirico di tipo primo novecentesco. Invece ciò che io personalmente cerco è qualcuno che rinnovi la lingua dei poeti del secondo novecento, pur mantenendone ancora vivi i canoni.

 

Ti è mai capitato di leggere un/a poeta/essa e pensare “questo/a è immortale”? E, soprattutto, ritieni che un vero poeta sia fuori dal tempo, oppure un prodotto della propria epoca che non avrà mai una vita al di là di questa?

Anche se non credo nell’immortalità dei poeti o della poesia, credo però al riproporsi dell’energia umana fino a quando sarà su questo mondo. Dunque credo al lascito esperienziale, cognitivo ed energetico della materia stessa della vita e del sentire. E mi è capitato di leggere poesie fuori dal tempo materiale. Certamente ogni vero poeta è fuori dal tempo, inteso come tempo Kronos. Il vero poeta, anzi, la vera poesia, vive fuori dal tempo poiché è senza luogo, e grazie a questa peculiarità può essere destinata a durare e ad arrivare a più persone.

 

foto 1 (3)Un pensiero su Rita Pacilio, la direttrice della RPLibri.

Conosco Rita Pacilio come poetessa da qualche anno e ora come editrice. Posso dirti che è una persona onesta e che tiene molto al bene della poesia, alla sua fruibilità consapevole e raffinata. Perciò una persona vera che si spende per questo argomento. Sono sicuro che il suo lavoro porterà frutti positivi e potremo leggere nuove voci interessanti, sperando che il futuro della poesia italiana ritorni a un grado di consapevolezza civile/etico, ma anche estetico, più alto.

@barbadilloit

 

Di Matteo Fais

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