
Ma perché, nell’Italia zeppa di problemi del 2026, si dovrebbe parlare di un assassino egiziano che ha brutalmente ucciso i propri figli in Svezia, dove era migrato molti anni prima?
Perché il caso di Paulus Said Foukaih Abdelshahed, in tutta la sua crudezza ed orribile malvagità, mostra bene purtroppo, quanto danno ci sia nell’aver assunto, a livello politico, giuridico e culturale, gli stereotipi Lgbt come «paradigma di riferimento».
Nel aprile del 2024 Abdelshahed ha chiamato lui stesso la polizia per farsi arrestare dopo aver soffocato i 2 figli, un maschio e una femmina sotto i 10 anni, con dei «sacchetti di plastica» pompando negli stessi «dell’elio» e così facendoli morire asfissiati per «mancanza di ossigeno».
Cose dell’altro mondo che purtroppo in un’epoca di social e collegamenti globali, si sentono con maggior frequenza del passato. In ogni caso, il processo per direttissima ha appurato che il padre omicida aveva compiuto il vile assassinio con «premeditazione» e «pianificazione».
Gli inquirenti hanno reperito sul computer dello snaturato genitore delle ricerche fatte poco prima su Google su temi come questi: «uccidere i propri figli», «morire insieme» e «il modo più soft per uccidere qualcuno». Visto che l’esame psicologico ha attestato che l’assassino era nel pieno delle sue facoltà mentali e anche per la sua stessa «ammissione di colpa», nel dicembre 2024 il tribunale distrettuale di Södertälje (cittadina a 30 km da Stoccolma) lo ha condannato all’ergastolo.
A seguito della condanna però, il signor Abdelshahed, tramite i suoi avvocati, ha fatto appello contro il verdetto, sostenendo che la corte avrebbe dovuto imporre «cure psichiatriche» piuttosto che l’ergastolo. Tuttavia, il suo ricorso è stato definitivamente respinto dalla Corte d’Appello di Svea nel febbraio 2025.
Già dietro le sbarre, l’ergastolano d’Egitto ha poi iniziato a dichiararsi transgender e a farsi chiamare Lily, esigendo che il «cambiamento di genere» risultasse ufficialmente sui documenti. E certe richieste, nell’illuminata Svezia (rispetto al più oscurantista Egitto), non possono che essere accolte prontamente dalla giustizia.
Dal 2026 dunque, il killer – che non ha però eseguito alcuna operazione chirurgica – è ufficialmente «donna» ed è stata quindi trasferita nel «carcere femminile di Ystad».
Il suo caso non avrebbe fatto nessuno scalpore, se ora molte donne, recluse con Lily, non avessero denunciato «ripetute e costanti molestie sessuali» da parte dell’ex maschio.
Addirittura, secondo lo svedese Expressen, L’assassina di bambini ha cambiato il suo genere legale in prigione – è diventata Lily quando alcune donne hanno iniziato a denunciare le molestie, gli operatori della prigione le avrebbero redarguite come «ostili alle persone Lgbtq» mentre le varie denunce non venivano prese sul serio «dalla direzione del carcere».
Gli agenti penitenziari di Ystad hanno però appurato nei giorni scorsi che Lily abbia avuto, nei confronti di almeno sei donne, un «comportamento inappropriato», cercando ogni pretesto per «fare la doccia» assieme a loro e mostrando alle co-detenute del carcere, sotto la «camicia da notte» femminile, il suo «sesso nativo» (maschile), cercando altresì di «avvicinarle».
Alla luce della legge svedese sul «riconoscimento legale del genere» entrata in vigore nel 2025, il direttore della prigione Anders Jansson ha dichiarato alla stampa che «non c’è nulla nei nostri regolamenti» che specifichi come dovremmo gestire «questi casi».
«Abbiamo stabilito che questa persona è una donna» ha detto riferendosi al killer e se in Svezia hai un «numero di identità femminile» – la biologia ora è un numero! – verrai rinchiusa in una «prigione femminile». Né più, né meno.
Le parole del direttore, a ben vedere, sono più emblematiche di qualunque commento. Secondo i sostenitori del gender, la verità dei fatti – perfino se i fatti dicono violenza e soprusi ai danni di donne – deve scomparire davanti alla «forza della legge», benché la legge sia totalmente iniqua e causa di male.







