
Il ritorno elettrico della Citroën Deux Chevaux [Due Cavalli)- abbreviata in Deuch – ha sedotto il Salone dell’auto di Parigi. Ma dietro un mito nazionale – è stata prodotta dal 1948 al 1990 – affiora la fragilità industriale francese
La nuova 2CV rispolvera un’icona. Sarà venduta dal 2028, con un prezzo intorno ai 15.000 euro. Citroën recupera le forme del passato e promette un’automobile accessibile. Operazione intelligente, purché non si scambi il guardaroba della memoria per un’invenzione.
Sotto l’”abito” francese si prepara una base tecnica derivata dalla cinese Leapmotor T03; l’assemblaggio è previsto a Pomigliano d’Arco. La geografia produttiva racconta così ciò che la carrozzeria nasconde: il marchio conserva l’accento parigino, la fabbrica parla altre lingue. Nulla di scandaloso nell’economia globale; qualcosa di amaro per chi cerca nella Deuch un riscatto nazionale.
La prima 2CV trasforma la povertà dei mezzi in intelligenza progettuale: leggerezza, essenzialità, libertà quotidiana. La sua erede rischia di trasformare quell’etica in una citazione estetica. Vendere a poco resta una virtù; affidare ad altri il cuore tecnologico rivela difficoltà di ricostruire una vocazione industriale.






