
Il 1943 rappresenta un anno di svolta per Cosa Nostra, che dopo un periodo di paralisi per la feroce repressione operata dal fascismo attraverso l’azione del prefetto Mori, trova le condizioni ottimali per “riemergere”, grazie al pungolo della consorella americana, a sua volta ‘coscritta’ e arruolata dal governo Usa in procinto di dare il via all’occupazione della Sicilia.
È storicamente provato che gli americani si avvalsero dei rapporti tra mafiosi italoamericani che erano nel loro territorio e Cosa Nostra Siciliana per preparare il terreno dello sbarco.
Il caso più eclatante fu quello di Lucky Luciano che da detenuto fu contattato dal Governo degli Stati Uniti per saggiare la sua disponibilità a favorire lo sbarco alleato.
Luciano rispose positivamente.
Fu quindi rimesso in libertà, espulso dagli Usa e iniziò il suo soggiorno a Napoli.
Altri mafiosi detenuti negli Usa seguirono la sua sorte.
Questa degli “espulsi” fu una questione posta più volte all’attenzione della prima Commissione antimafia, all’interno della quale si rilevò che l’elevato numero degli espulsi dagli Usa, immediatamente dopo la fine della guerra, non poteva che corrispondere ad una ricompensa per il contributo fornito nella preparazione e nell’esecuzione dello sbarco.
È storicamente accertato che in numerosi Comuni, sopratutto della Sicilia occidentale e centrale, vennero insediati come Sindaci alcuni esponenti di Cosa Nostra.
Inizia così un’infiltrazione sistematica delle nuove istituzioni italiane.
Durante lo sbarco quindi gli americani intavolano la prima di una lunga serie di “trattative” con Cosa Nostra, al fine di agevolare il successo dell’invasione, sollecitando tramite la mafia americana la collaborazione di Cosa Nostra siciliana.
In molti vengono liberati e fatti rientrare dal confino per “fiancheggiare” lo Sbarco.
Cosa Nostra aveva già conosciuto momenti di potente splendore, tuttavia sempre in una posizione supplente del potere ufficiale.
Ma nel 1943 per la prima volta nella sua storia ebbe l’onore di essere portata alla ribalta come struttura politico-amministrativa riconosciuta e garantita dalle truppe d’occupazione.
I vecchi padrini poterono aggiungere così alla forza della tradizione il fresco prestigio che procurava loro la protezione dei vincitori.
«Scomparso il fascismo, i mafiosi riapparirono prepotentemente, come è nel loro stile, in pubblico.
Il generale dei Carabinieri Castellano, nel gennaio del 1945, presenta agli americani la possibilità di mettere insieme separatisti, mafia e nuovi partiti per governare la Sicilia contro il banditismo e la violenza generale.
Interessante in proposito una lettera del console americano a Palermo, Alfred T. Nester, del 27 novembre 1944.
In essa si legge:
“Durante gli incontri segreti tra il generale Castellano e i capi della mafia, il cav. Calogero Vizzini aveva con sé come consigliere Calogero Volpe: Vizzini è il padrone della mafia in Sicilia”.
La Mafia, tramortita da Mori e dall’azione repressiva del fascismo, si risvegliò quindi con l’arrivo degli americani.
Molti mafiosi poterono così rientrare dal confino vantando addirittura improbabili meriti antifascisti: Don Calogero Vizzini, capo supremo della nuova mafia, fu visto percorrere l’isola a bordo di un carro armato americano, indicando agli alleati gli uomini giusti da mettere alla guida dei Comuni.
Genco Russo, altro boss mafioso di grande avvenire, rientrò dal comodo confino di Chianciano dove Mori lo aveva fatto “deportare” e anche lui si disse vittima del fascismo ed ottenne in premio la croce di Cavaliere della Repubblica.
Accanto alla Commissione che sottoscrive l’armistizio per conto del Governo Badoglio compare Vito Guarrasi, un torbido personaggio che accompagnerà con la sua presenza misteriosa lo scorrere delle vicende siciliane del dopoguerra.
Allora è solo un giovane Ufficiale dell’Aereonautica.
Ma perché è presente a Cassibile?
Decenni dopo Guarrasi spiegherà che il 3 Settembre ‘43 stava a Cassibile da aiutante di campo del generale Castellano.
Nei registri però non se ne trova traccia.
Guarrasi e altri sono li’ in rappresentanza di un potere molto più ampio e ramificato di cui la massoneria è Garante al cospetto delle potenze Alleate.
La “Onorata Società” era dunque tornata in sella: per la mafia cominciava una nuova luminosa era.
A casa Borsellino non si festeggiò mai lo sbarco degli americani.
Avevano un fondato presentimento…






