
Obbligare alle vaccinazioni, insieme al perseguitare i no vax, è della sinistra e di Forza Italia; quella di rispettare la libertà di scelta e distinguere i vaccini (l’antitetanica è prodotto diverso dall’anti-papilloma o dall’anti Covid) è di FdI e della Lega. Però all’interno di ogni schieramento troviamo politici favorevoli alla scelta e altri fautori dei Tso. Su un punto però i numeri parlano chiaro. Tuttavia nel caso dell’andamento della mortalità evitiamo di guardare solo la punta dell’iceberg e, come prassi dell’epidemiologia, consideriamo le variazioni negli anni, in rapporto al cambiamento della popolazione considerata.
Spiega il prof. Petti: “Ho esaminato il numero di morti in Italia dal 1994 al 2022 (ultimo dato disponibile, fonte Eurostat) sotto i 25 anni di età. Dal 1994 al 2003 c’è una riduzione media di decessi annuali di 440,36 unità; dal 2003 al 2020 una riduzione media di 176,21 unità; dal 2020 al 2022 un aumento medio di 90,70 unità.
Quest’ultimo dato ancor più preoccupa, perché la popolazione giovanile è diminuita nei decenni. Ho poi confrontato la situazione italiana con quella di altri Paesi. Spagna e Portogallo, che hanno avuto alti tassi di vaccinazione fra giovani, ma meno alti che quelli italiani, hanno tutti una crescita di mortalità dal 2021 a oggi. Al contrario sono bassi i tassi dei Paesi con minori tassi di vaccinazione”. Ecco l’analisi dell’epidemiologo Stefano Petti per intero.
“Il numero di morti osservato nel 2020 è in linea con la riduzione media degli anni 2003-2020 (quindi non emerge nessun effetto “protettivo” del lockdown, perché il calo dei decessi è in linea col trend degli ultimi 17 anni).”
“Nel 2021 e nel 2022 (anni di vaccinazione forzata) si è registrata un’inversione di tendenza, infatti, dopo 30 anni di riduzione del numero di decessi nella fascia di età 0-24 anni, c’è stato un aumento (mortalità in eccesso rispetto alla tendenza precedente)”.
“In Italia, secondo l’European Center for Disease Control and Prevention (Ecdc), la copertura vaccinale nei giovani (il parametro valutato dall’agenzia è il gruppo di età sotto i 18” e il periodo è ottobre 2023) è stata la più alta d’Europa, con 50,8%. Lo stesso trend della mortalità giovanile, con un’impennata nel 2021 e 2022, è osservabile per altri Paesi, in particolare per quelli con lo stesso alto livello di copertura vaccinale simile a quello italiano, ossia Portogallo (48,7%) e Spagna (47,2%), mentre non è osservabile nei Paesi che si trovano nel fondo del ranking per copertura vaccinale anti-covid, ossia Bulgaria (2,3%), Croazia (4,7%), Romania (6,9%), dove il numero di decessi nella fascia 0-24 anni ha continuato il suo trend in diminuzione”.
“Di conseguenza, il calo costante del numero dei decessi nella fascia 0-24 anni dal 1994 al 2019 è principalmente dovuto al corrispondente calo costante del numero di giovani. Bisogna notare, tra le altre cose, che nemmeno l’ampliamento delle vaccinazioni obbligatorie per l’infanzia (decreto Lorenzin) del 2017 ha influito sulla riduzione della mortalità nei giovani, che è continuata, dopo il 2017 fino al 2020, allo stesso ritmo degli anni precedenti”.
“Perciò – conclude Petti – il cambio di tendenza nel numero di decessi osservato per l’età 0-24 nel 2021 e 2022 deve destare molta preoccupazione, perché è la prima e unica volta in cui si è verificato un simile evento a partire da oltre 30 anni”.








Le statistiche non sempre parlano chiaro: andrebbero interpretate. Il numero lordo di giovani deceduti andrebbe scorporato fra le morti per malattia, suicidi, tossicodipendenze, incidenti stradali, in aumento nonostante i maggiori controlli sulla guida in stato di ebbrezza e anche il miglioramento dei dispositivi di sicurezza nelle auto. Lo studio del professor Petti, citato dall’autrice, deve comunque indurre a una riflessione, anche se avrebbe bisogno di un approfondimento: quella gigantesca operazione di controllo sociale che è stata l’imposizione della vaccinazione anticovid non ha sortito gli effetti sperati, così come non li hanno prodotti le zone gialle o rosse in cui è stata spennellata la carta geografica della Penisola.
Personalmente, mi dà fastidio quando sento (o leggo) un no-vax registrare con compiacimento sui social la morte precoce di un vaccinato, così come mi ispiravano disgusto negli anni del covid le dichiarazioni di certi epidemiologi, che quasi gioivano per la morte di un renitente alla leva di Astra Zeneca. Come le guerre, così le situazioni di emergenza – epidemie, terremoti e altri disastri naturali – hanno il dono di tirar fuori il meglio e soprattutto il peggio dagli uomini.
Personalmente, l’unico vaccino che ho fatto è stato il Sabin, che il suo scopritore, per altro, non brevettò mai, facendone dono all’umanità. Essendo un soggetto allergico, i miei genitori – no vax senza saperlo – dopo il Sabin non mi fecero fare nemmeno l’antitetanica, cosa che mi dispiacque perché quando ci fu l’Alluvione di Firenze mi vietarono perché non tutelato di andare a far parte dei cosiddetti angeli del fango. Avevo tredici anni, ma la mia complessione era già quella di oggi e probabilmente la forza fisica era anche maggiore.
Quando partii soldatoe avrei dovuto fare la famigerata “polivalente”, vaccino iniettato nella mammella, perché se fosse stato iniettato nel fondo schiena avrebbe impedito a lungo di rimanere seduti, feci presente la mia allergia all’ufficiale medico, che conosceva benissimo la mia condizione di asmatico e mi dispensò: i medici militari, di cui tutti parlavano male, avevano una maggior dose di saggezza di certi borioni luminari di oggi! Disgraziatamente un mio commilitone, un veneto buono come il pane, destinato ai Lagunari, che ignorava le sue intolleranze, dopo l’iniezione subì un’emiparesi. Ebbe una lunga licenza di convalescenza, al termine della quale credo sia stato riformato.
In conclusione, credo che i dati elaborati dal professor Petti andrebbero valutati con molta serenità. Forse non attestano con certezza una stretta correlazione fra vaccini e morti precoci, ma una cosa la dimostrano: l’obbligo vaccinale è servito a poco o nulla dal punto di vista medico. In compenso è servito a dividerci fra italiani, all’interno dei luoghi di lavoro, delle famiglie, degli stessi schieramenti politici, facendoci dimenticare le responsabilità della Cina, cui nessuno ha mai osato portare il conto. Ma forse è proprio questo che qualcuno voleva…
NON ABITAVO IN ITALIA IN QUEL PERIODO ED IN URUGUAY LA VACCINAZIONE NON ERA OBBLIGATORIA. PUR PIUTTOSTO SCETTICO MI DIEDI 5 DOSI DI VACCINO, ANCHE PERCHÈ ALTRETTANTO FECERO 2 AMICI MEDICI. IL FRATELLO DI UNO, SEPPUR VACCINATO, MORÌ DI COVID, A 67 ANNI. CREDO CHE APPLICARE LE CATEGORIE DELL’OGGI A QUEL PERIODO SIA SBAGLIATO. PUR CONSAPEVOLE DELLA RELATIVITÀ DELLA PROTEZIONE, LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DELLA GENTE ERA IMPAURITA E VOLEVA VACCINARSI. ASSOLUTAMENTE. POI I FANATICI PRO E CONTRO CI SONO, LO SAPPIAMO. MA NIENTE PROCESSI RETROATTIVI. QUI NIENTE LOCKDOWN COME IN FRANCIA O ITALIA. LA MASCHERINA LA PORTAVANO TUTTI. NESSUNA FORZA POLITICA, CHE IO SAPPIA O MI RICORDI, SI SCHIERÒ CONTRO IL VACCINO O SEDICENTE TALE.
La Cina per ciò che riguarda l’origine del virus, ma tutti i vaccini disponibili in Europa non erano e non sono cinesi. Giova ricordare che ad aprile 2023 è stata depositata a Liegi una denuncia penale contro Ursula von der Leyen avente ad oggetto la trattativa segreta (via sms) con il CEO di Pfizer Albert Burla. Non posso entrare nel merito dei vaccini perché non ne so nulla ma che l’intera gestione della pandemia sia stata un tantino, ma solo un tantino “opaca” credo sia pacifico e per me sufficiente a
diffidare di tutta la sporca faccenda. Ad inizio articolo, non si rammenta un certo Draghi, green pass o morte !