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Calcio. Nessun coro razzista per Constant. E i Soloni fanno la figura del ‘salame’

Pubblicato il 2 agosto 2013 da Andrea Cascioli
Categorie : Pallone mon amour

constant14Nessun coro razzista per Constant. Per la Digos gli hanno gridato ‘muoviti salame’

L’Emilia, si sa, è patria di grandi salumi: il crudo di Parma, il culatello di Zibello, la mortadella Bologna. A Sassuolo, in compenso, le buone forchette vanno fiere soprattutto dello gnòc frèt, il tradizionale gnocco fritto del Modenese. C’era forse bisogno di una sana polemica calcistica per far riscoprire il gusto degli affettati locali?

I fatti sono questi: è successo che il Sassuolo ospitasse Milan e Juventus a Reggio Emilia, per l’annuale edizione del Trofeo Tim. Molti sbadigli e cronache scarne, almeno finché, al 32’ di Milan-Sassuolo, il rossonero Kévin Constant, francese naturalizzato guineano, ha pensato bene di calciare la palla verso gli spalti e abbandonare il campo. Attimi di sconcerto, la partita sospesa fino alla sostituzione e l’inevitabile voce dagli altoparlanti che invita i tifosi a fare i buoni. Il motivo di questa reazione? Insulti razzisti dalle tribune, a detta del calciatore. Apriti cielo.

Adesso, dopo una settimana di solerti indagini, la Digos di Reggio Emilia ha appurato che non di offese a sfondo razziale si trattava, ma di più prosaici inviti a non perdere tempo sulla rimessa laterale: in particolare, un tifoso sassuolese, già identificato, avrebbe urlato “muoviti salame”. Anzi, in dialetto: “movet salam”. Un epiteto che più innocuo e strapaesano di così non si può, ma capita di ritrovarsi sotto la gogna anche per questo, in un calcio vivisezionato dalle telecamere e preda di tutte le isterie possibili.

Per la Questura il caso sembra già chiuso. Resta da vedere se ne prenderà atto il giudice sportivo, dopo aver inflitto al Sassuolo 30 mila euro di ammenda. Se non la condanna, si spera almeno che la ricostruzione della polizia fermi il turbinio delle mille voci stridule pronte a fare di qualunque episodio (magari inventato, come in questo ed altri casi) un pretesto per invocare l’ennesimo “pugno di ferro”, il “giro di vite”, la “tolleranza zero”.

Già il giorno dopo il ministro dello Sport e sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio, tuonava: “Ci sarebbe bisogno di un incontro con i capi delle tifoserie organizzate, l’associazione calciatori e i presidenti di società” per “una vera alleanza contro questi idioti che sono molto utili a rovinare l’immagine del calcio”. Peccato che in questo caso le famigerate “tifoserie organizzate” non fossero nemmeno presenti, dato che si trovavano nella parte alta del settore, ben lontane dal luogo del misfatto culinario.

Verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase ricorrente, che “la misura è colma”. Se c’è una cosa di cui i tifosi davvero non ne possono più – e vale per le famose “famiglie” ancor più che per gli esecrati ultras – è il pressapochismo con cui si parla di tifo calcistico in questo Paese. Non se ne può più delle trafile e dei mille divieti ottusi negli stadi, dagli ombrelli alle bottigliette d’acqua, giustificati proprio in nome delle emergenze permanenti, nonostante gli episodi di violenza siano (per fortuna) in calo da anni, così come (purtroppo) lo sono gli spettatori. E non se ne può più nemmeno dell’opinionismo sciattone, dei cronisti che usano il calcio per ciarlare di qualunque cosa, dallo ius soli al razzismo alle unioni omosessuali, tranne che di quello che succede in campo, appunto.

Il sindaco di Sassuolo ha fatto sapere che alla prima buona occasione regalerà a Constant un salame, “uno dei migliori prodotti tipici che la nostra terra possa offrire”. Saggia decisione, ma varrebbe la pena di estendere l’omaggio gastronomico a tanti sdegnati in servizio permanente, sempre pronti a puntare il dito sull’”allarme stadi”. Anche a rischio, è proprio il caso di dirlo, di fare la figura del salame.

@barbadilloit

Di Andrea Cascioli

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