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L’intervista. Alain de Benoist: “L’ecologia ha una forza rivoluzionario-conservatrice”

Pubblicato il 6 novembre 2018 da Nicolas Gauthier
Categorie : Le interviste
Alain de Benoist

Alain de Benoist, filosofo francese

Con le dimissioni di Nicolas Hulot dal governo Macron, arriviamo a pensare che un ministro dell’ecologia sia in definitiva privo di valore, al punto da dimettersi dimettersi. Un’altra occasione mancata?

Alain de Benoist: “Possiamo incolpare di molte cose Nicolas Hulot, ma certamente non è accusabile di opportunismo. Non dirò tanto del suo successore, che mi sembra di avere una bocca ben addestrata per ingoiare i serpenti. Hulot non voleva essere un ministro, alla fine ha ceduto alle pressioni, e si p pentito. E  se n’è andato. Ma lasciando ha detto la verità, e cioè che, nonostante tutte le sciocchezze che possono essere ascoltate sul “capitalismo verde” e “sviluppo sostenibile”, l’ecologia e l’economia obbediscono a logiche inconciliabili. L’ecologia non è compatibile con il capitalismo liberale né con la logica del profitto, perché è per il loro sfogo globale a cui dobbiamo tutto il degrado dell’ambiente che vediamo oggi. È qui che la parola di Bossuet dovrebbe essere citata su coloro che deplorano le conseguenze di cui amano le cause.

Da questo punto di vista, un ministro dell’Ecologia può essere solo un utile idiota dal momento che è figurativo. È lì per “rendere verde” l’immagine del governo per semplici scopi elettorali. Sono sicuro che, nel ruolo, François de Rugy farà miracoli. Infatti, finché non mettiamo in discussione l’ossessione per la crescita e il consumo, l’onnipotenza della merce, l’assiomatico dell’interesse e la follia del produttivismo, nulla fondamentalmente migliorerà”.

L’ecologia è vista male a destra mentre è conservatrice per natura, è nata proprio dalla destra. È colpa degli ambientalisti o della gente di destra?

“L’ecologia ha un lato conservatore e un lato rivoluzionario. È eminentemente conservatore in quanto cerca di salvaguardare la natura e proteggere l’equilibrio degli ecosistemi. Ma è rivoluzionaria in quanto è abbastanza lucida da osservare che non invertiremo la tendenza attuale con misure cosmetiche. E’ il paradigma generale che deve essere cambiato. Questo aspetto può solo, ovviamente, scandalizzare i liberali e, in generale, tutti quelli che pensano che il mondo possa morire finché l’esistenza umana rimane governata dai valori di mercato e noi continuiamo a obbedire alle “leggi dell’economia”. “Fiat economia, e pereat mundus”!

Tuttavia, non dobbiamo avere gli occhi aperti per non vedere ciò che vediamo oggi: l’inquinamento che continua a diffondersi, l’esaurimento delle riserve naturali, la disgregazione del clima, il avvelenamento di suolo, aria e acqua. Il dramma è che le persone di destra spesso pensano che a preoccuparsi del destino del pianeta sia il “mondialismo” (sì, l’inquinamento non si ferma ai confini!). Come amano contestare discorsi ufficiali, contestano persino quando ci sono le prove. Gli scettici climatici sono, a questo proposito, i migliori alleati delle multinazionali che distruggono la Terra. Confondono il tempo e il clima e credono che non valga la pena preoccuparsi del cambiamento climatico poiché “è naturale” (come tornado e terremoti!). Mi fanno pensare ai surrealisti, che sostenevano il “non-conformismo” che due più due potevano fare qualsiasi cosa, ma non quattro.

Gli esponenti della destra, inoltre, sanno molto poco del pensiero ambientale. Immaginano che l’ecologia sia rappresentata dai “partiti verdi” liberali-libertari, che non hanno cessato le alleanze con i partiti produttivisti e le cui affermazioni sono solo lontanamente vicine all’ecologia. Senza tornare a Haeckel, la filosofia dell’ambientalismo non ha contaminato le menti, restano distanti i pensieri degli eredi di Günther Anders e Aldo Leopold, quelli di Murray Bookchin, André Gorz e Vittorio Hösle, dell’ecologia profonda di Arnes Naess o i grandi teorici come Holmes Rolston III o John Baird Callicott. In Francia, molti hanno persino dimenticato la vena che, da Giono, Bernard Charbonneau e Jacques Ellul, conduce a François Partant e Serge Latouche”.

Per alcuni ambientalisti, tutte le specie viventi hanno il diritto di vivere in un ambiente naturale, con l’eccezione della persone sulla Terra, che devono accettare l’occupazione del proprio territorio da parte di persone da altrove. L’ecologia non è in grado di comprendere gli effetti dell’immigrazione di massa?

“Gli altermondialisti sono per la maggior parte incapaci, ma sono lontani dal rappresentare tutta l’ecologia politica. Leggi, ad esempio, il bellissimo libro di Antoine Waechter e Fabien Niezgoda, The Meaning of Political Ecology. Una visione oltre la destra e la sinistra (Sang de la Terre Publishing, 2018) che fa parte della tradizione naturalistica di Robert Hainard. Ma di contro, coloro che credono che la questione dell’identità releghi l’ecologia sullo sfondo (come se non si potesse essere preoccupati per l’ecologia e l’immigrazione allo stesso tempo!) si sbagliano di grosso. Tanto più che bisogna essere davvero ingenui per immaginare che il cambiamento climatico, la scomparsa di colture alimentari, la deforestazione, l’esaurimento del suolo e delle falde acquifere non avranno alcun effetto sulle ondate migratorie. Quando il pianeta diventa inabitabile per tutti, e gli oceani contengono più plastica del pesce, le dichiarazioni di identità non avranno più molto senso. L’ecologia non è un discorso decorativo più di quanto la natura sia la semplice impostazione delle nostre vite. È la condizione sistemica del mantenimento della vita”.

(Intervista condotta da Nicolas Gauthier)

@barbadilloit

Di Nicolas Gauthier

9 risposte a L’intervista. Alain de Benoist: “L’ecologia ha una forza rivoluzionario-conservatrice”

  1. Ancora una volta una intervista che mette in evidenza cosa significa essere il Gigante del Pensiero non-conforme.

  2. Su queste tematiche andrebbero ricordati i bellissimi studi di Alessandra Colla su Orion, purtroppo interrotti a detta della stessa Colla a causa del poco interesse presente nell’Area per le istanze ecologiche.

  3. Alessandra Colla e Carlo Terracciano,
    A metà degli anni 80′ su Orion abbiamo letto grazie a loro delle cose con 30 anni di anticipo …
    Chi si è “formato” su quel laboratorio saprà sempre come schierarsi, senza mai sbagliare ….

  4. Esatto Orion è stata seminale ed ha sfondato quelli che erano i tabù dell’ Area anticipando e/o recuperando tematiche,peccato che credo che in pochi se non pochissimi l’abbiano capito allora e figuriamoci oggi.. Alessandra Colla se non sbaglio fu scoperta dal vegetariano(rimanendo in tema) Freda, avendole pubblicato uno studio su Ipazia(forse il primo in Italia su di lei) che la Colla scrisse durante la sua tesi universitaria… Poi lei andò per la sua strada, ancora oggi cura un suo blog su animalismo, ambientalismo e tematiche che dovrebbero interessarci(da tradizionalisti) ma che abbiamo lasciato all’alter-mondialismo sinistrorso…

  5. Una nota a scanso di equivoci, ho usato i termini “animalismo” e “ambientalismo” per pura comodità e convenzione, ma per nulla concordo con l’uso di tali vocaboli.

  6. Catone non preoccuparti il Padre Dell ‘Ecologia si chiamava Walter Darrè ed era un ministro del Terzo Reich .
    Anna Bramwell, Ecologia e società nella Germania nazista. Walter Darré e il partito dei verdi di Hitler. Trento, Reverdito, 1988

  7. Ma non dimentichiamo, anche, che dallo stesso brodo di cultura dell’ ambiente rautiano nacquero i Gre negli stessi anni dei Campi Hobbit
    L’ interesse per queste tematiche c’era , ma il consolidamento sul territorio non è risultato proporzionale all’ importanza di queste tematiche. Sino a vedere Di Pietro guru delle massaie su Rai 1
    O anche questa è metapolitica?

  8. Si vero, le prime leggi contro la vivisezione furono emanate durante il Terzo Reich,oltre al citato Darrè sia Göring che Himmler che lo stesso Hitler come noto erano convinti sostenitori di una linea “verde”… Infatti lo stesso partito dei Verdi che oggi prende tanti voti in Germania nacque negli anni 80 proprio da gruppi di “estrema destra” e mai in effetti prima di anni recenti si era collocato a sinistra come invece accadde in Italia… si potrebbero citare tanti altri esempi come la Legione di Ferro di Codreanu o altri movimenti più o meno recenti, movimenti simili ai G.R.E. citati da Valter ancora oggi in realtà sono presenti sul territorio italiano seppur agendo autonomamente vista la refrattarietà dell’ambiente politico di provenienza, la stessa Colla insiste da sempre sul rifiuto di catalogarsi nell’etichetta politica di destra. Anche in Casa Pound ci sono istanze “verdi” portate avanti da alcuni camerati, anche un gruppo di musica alternativa, gli Hate for Breakfast nelle loro canzoni trattano questi temi… Poi però negli ultimi anni c’è stata anche una degenerazione mediatica dell’ecologismo, oltre ai tipi alla Di Pietro, basterebbe vedere le ridicole posizioni di una Brambilla o dello stesso Berlusconi… Dico ridicole anche perchè una lotta a favore dell’ecologia non può essere dissociata da una lotta contro il liberismo economico e la produzione capitalista che sono all’origine dello sfruttamento senza limite della natura e dei disastri socio-ambientali che ne conseguono, a discapito nostro tra l’altro.

  9. Di Pietro ? I soldi del GRE ( stiamo parlando di decine e decine di milioni delle vecchie lire ) sparirOno. Alcuni quadri militanti del GRE denunciarono Di Pietro per appropriazione indebita che la fece franca, e la corrente Rautiana dette vita a Fare Verde a metà degli anni 80′.
    Io nel 76’a Montalto di Castro marciavo con il Fdg contro la centrale nucleare. Parlavamo con i compagni di energie alternative a costo zero.
    Manco ci capivano ; così come non ci si filava la nomenclatura del partito appiattito sulle solite posizioni acritiche filo/occidentali. …

    Eravamo troppo avanti per certi versi e troppo metapolitici per altri attorniati da una miriade di paraculi arrivisti o nostalgici fuori tempo massimo….

    Attraversi il tempo e Ti rendi conto che neanche sei riuscito a partire …

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