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La lettera. “Irrispettabili” di Alfredo Mantovano e il senso della lotta contro le mafie

Pubblicato il 28 novembre 2014 da Edoardo Fiore
Categorie : Parola ai lettori

mafiaCaro direttore,

“Buon vespero e santa sera ai santisti… Giustappunto questa santa sera, nel silenzio della notte e sotto la luce delle stelle e lo splendore della luna, formo la santa catena! Nel nome di Garibaldi, Mazzini e Lamarmora, con parole d’umiltà formo la santa società! Dite assieme a me: Giuro di rinnegare tutto fino alla settima generazione, tutta la società criminale fino ad oggi da me riconosciuta per salvaguardare l’onore dei miei saggi fratelli…”.

Questo il giuramento della ‘Ndrangheta, per la prima volta carpito in diretta dai carabinieri e che abbiamo letto su tutti i giornali. E la retorica sulle mafie la fa da padrona: si enfatizza, si mitizza, si attribuiscono valenze culturali, identitarie e giustificazioni sociali. Su La repubblica l’immancabile Roberto Saviano, attingendo alle sue visioni oniriche le suggestioni della sua –bella- scrittura, ci dice che “I boss nel rituale vogliono formare uomini ‘diversi’ dagli altri”, quasi ad attribuire una valenza valoriale a questo giuramento, e, concludendo l’articolessa, sostiene che, avendo oramai la ‘ndrangheta in mano anche l’economia del nord, “Questa che ci crediate o no, è la nuova borghesia vincente del nostro paese”. La realtà, per quanto cruda, sembra più terra terra: se non fosse che questo giuramento è intriso di sangue, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risa per una pagliacciata del genere. Sta di fatto, ed è questo che dovrebbero ricordarci i professionisti dell’antimafia, che siamo al cospetto, perlopiù, di gente ignorante quanto ottusa, che riesce ad imporsi solo con l’uso della violenza bruta. Gente senza onore, parassiti che vivono succhiando il sangue a chi lavora e che violano senza scrupoli anche il ridicolo giuramento che hanno prestato. E’ questo che si dovrebbe disvelare, altro che attribuzione di valori posticci, senso dell’onore, e pseudo culture da studi di antropologia. Altro che uomini diversi e nuova borghesia! E bisognerebbe anche aggiungere che lo stato (con o senza maiuscola) ha anche la mano pesante con questa gente, che trascorre, di solito, buona parte della vita in galera. E poi c’è la solita solfa delle condizioni sociali, della disoccupazione, dell’emarginazione e chi più ne ha più ne metta: il giustificazionismo sociologico. Come se chiunque non trovi lavoro per ciò stesso sia giustificato ad arruolarsi in una compagine criminale. E come se per combattere efficacemente le mafie dovessimo prima costruire la società ideale. Campa cavallo… Le mafie si devono affrontare sconfiggere ora e subito. L’assenza delle mafie da un territorio è una precondizione di sviluppo per il territorio stesso. La camorra è un cancro che soffoca l’economia già debole nelle nostre terra ed allontana gli investitori. E, quel che è peggio, nei territori che controlla ha anche una forma sociale di consenso perché si presenta portatrice di pseudovalori e surroga la presenta di uno stato spesso assente. Si è detto che il consenso alla mafia genera rassegnazione, indifferenza, tolleranza e che è la prima radice che rende la criminalità organizzata solida e stabile e nasce quando la società civile muore. Si è denunciato come o spesso non viene capito che le organizzazioni criminali nei loro territori hanno compiuto una vera e propria conquista culturale, oltre che sociale ed economica. Ci si è chiesto quale sia ’atteggiamento che noi abbiamo contro la mafia. E’ a questa domanda che rispondono Alfredo Mantovano e Domenico Aroma nel loro libro “Irrispettabili – Il consenso sociale alle mafie” (Ed. Rubettino). I due prestigiosi magistrati ribadiscono, tra l’altro, che la lotta alla mafia per essere davvero efficace non deve riguardare solo gli addetti ai lavori (magistratura e forze di polizia), ma le stesse comunità coinvolte; che è necessario avere dei valori da contrapporre a quelli posticci che contrabbandono le mafie per ottenere il consenso del territorio; che soprattutto è necessario tracciare un confine morale netto (giudiziariamente questo confine è invece labile) tra il bene (i valori dello stato, della società civile, delle comunità, della religione) e il male, ovvero le mafie; e che ci deve essere la chiara consapevolezza che chi valica questo confine passa dalla parte del male. Senza giustificazionismi di sorta. Un libro da leggere.

@barbadilloit 

Di Edoardo Fiore

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