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Calcio. Allo Stadium crollano il Parma e la favola del “campionato più bello del mondo”

Pubblicato il 10 novembre 2014 da Giovanni Vasso
Categorie : Pallone mon amour Sport/identità/passioni

parma tifoSette pappine sepolcrali: la débacle del Parma allo Juventus Stadium sgonfia gli ultimi sogni di gloria ducali e fa calare definitivamente il sipario sul calcio anni ’90, quello delle sette sorelle, quello di cui tutti siamo stati così follemente innamorati da sperare ancora che – nonostante le troppe piccinerie attuali – possa un giorno ritornare.

Per ritrovare una disfatta così clamorosa nella storia calcistica parmense occorre ritornare indietro nel tempo, al 17 gennaio 1932. Era un altro mondo, la Juventus (ancora lei!) vinceva il quarto scudetto della sua storia, il secondo di fila dei cinque di seguito conquistati sotto la guida del vate Carlo Carcano. Il Parma, al tempo, se ne stava in serie B e ne buscò sette dall’Atalanta. Poi, mai più così tante. La storia del calcio in Emilia, sponda ducale, è stata ricca di tonfi, conquiste e capitomboli tra serie B e serie C fino all’arrivo della Parmalat di Calisto Tanzi. Dalla prima stagione in A, campionato di grazia 1990-91, quello vinto dalla Sampdoria di Paolo Mantovani e Vuja Boskov e della coppia Mancini-Vialli, il Parma s’impose al calcio nazionale ed internazionale. Il palmares parla chiarissimo: dopo il primo successo internazionale, la Coppa delle Coppe nel ’93 e la “successiva” Supercoppa Europea vinta contro il Milan, arrivano due Coppe Uefa (nel ’95 – contro la Juve, sempre lei – e nel ’99, quando era ancora una cosa seria e non la ridicola Europa League di oggi). In patria, tre coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Lo scudetto non è mai arrivato ma ci è andata vicinissima nel campionato 1996-97, quando il Parma si piazzò al secondo posto dietro la Juve (ancora lei!) del neoacquisto Zinedine Zidane, Alex Del Piero e Christian Vieri.

Gli anni ’90, per il Parma e per il calcio italiano, non si possono riassumere che in un elenco, incompleto e in ordine rigorosamente sparso, di campionissimi e vere e proprie icone: da Tino Asprilla a Gianfranco Zola, da Alessandro Melli ad Enrico Chiesa, da Dino Baggio fino a Tomas Brolin, Fabio Cannavaro, Gianluigi Buffon e Lilian Thuram e il puntero Hernan Crespo. Altri tempi, altre storie, altri orgasmi (come direbbero gli Squallor). Una storia che, allo Juventus Stadium, dieci anni dopo il crac della Parmalat, è incontrovertibilmente archiviata, sepolta sotto le reti di Tevez, Llorente e compagnia. Di quella favola, rimane solo un Cassano sempre più estraneo e una squadra lontana le mille miglia dai fasti che furono, incapace – almeno finora – di bissare gli ottimi risultati dell’anno passato, con la qualificazione in Europa League saltata per le notissime vicende burocratiche che hanno sfilacciato, di fatto, un ambiente che sembrava pronto a tornare ad altissimi livelli. Con il Parma di Ghirardi, va in soffitta anche il sogno del “campionato più bello del mondo”. Ucciso dallo squilibrio palese e imbarazzante (0-7) tra le squadre, sintomo di un impoverimento generale e generalizzato del football italiano troppo attento a spendere (e troppo spesso male) i quattro spiccioletti rimasti. Le ultimissime tentazioni di grandeur italiana si dissolvono, come bolle di sapone, negli incroci di Champions ed Europa League. E mentre la speranza scende, la nostalgia, quella sì, sale. Fino al cielo.

@barbadilloit

@giovannivasso

Di Giovanni Vasso

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