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Rai. Oltre il rosso Concita idee e uomini per una par condicio culturale nella Tv di Stato

Pubblicato il 10 ottobre 2013 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Televisionando

Cavallo Rai1Anche Concita De Gregorio ha il suo…”Pane quotidiano”. E’ lo  spazio televisivo, che fu già di Corrado Augias (giornalista affermato, ma anche parlamentare europeo, dal 1994 al 1999, nelle liste dell’allora Pds,), in onda su Raitre, all’ora di pranzo e in replica per la cena. Il “Pane quotidiano” è una sorta di spazio gratuito, concesso  per sponsorizzare i libri, ovviamente tutti interessantissimi, degli amici della stessa De Gregorio, nella quasi totalità appartenenti alla solita “compagnia di giro” della sinistra.

Che la giornalista/conduttrice in questione  non sia proprio “super partes” è, del resto, cosa risaputa, visto che ha diretto “l’ Unità” dal 2008 al 2011 ed ora è una firma de “la Repubblica”. Così come è risaputa la sistematica occupazione della Televisione di Stato, quella che dovrebbe appartenere a tutti gli italiani (di sinistra, di centro e di destra), da parte di un’ intellettualità impegnata, aggressiva ed organizzata, che ne ha monopolizzato gli spazi culturali.

Nel corso degli anni sono cambiate le maggioranze parlamentari, si sono succeduti ai vertici Rai consiglieri, amministratori e presidenti di vario orientamento, ma la “minestra” culturale è stata sempre la stessa, costringendo i telespettatori a sorbirla, anche quando non ne apprezzavano il sapore, convinti  da un messaggio sottile e pervasivo che altro non c’era a disposizione. Tanto meno a destra, una destra tratteggiata come incolta o comunque distratta.

Vai a spiegarglielo che la migliore cultura europea non aveva né radici né ascendenze “di sinistra”. Vai ad elencare nomi e titoli esemplari. Certe “distrazioni” (da parte del centrodestra governante) si pagano, con il risultato che, al di là delle maggioranze parlamentari, a “governare” sul versante delle idee sono sempre stati gli stessi. A questo punto dire basta è il minimo. E non tanto nel senso di auspicare censure ed epurazioni, quanto, molto più semplicemente, in ragione  di una  “par condicio” culturale, per decenni disattesa.

Le idee ci sono ed anche gli uomini in grado di portare in video  argomenti, idee e  proposte autenticamente “alternative” al circo di una sinistra sempre più autoreferenziale e vuota di contenti. Basta cercarli e dar loro la voce.

Vogliamo provarci ? Ed allora immaginiamoci spazi culturali, “occupati” con sapiente spregiudicatezza (ed un uso attento del mezzo televisivo),  per fare parlare Franco Cardini (dell’Italia “barbara”), Stefano Zecchi (dell’estetica del bello e delle brutture di certa modernità progressista), Massimo Introvigne (del sacro), Vittorio Messori  (di Storia negata e falsata), Roberto De Mattei  (delle “bufale” darwiniane e dei limiti dello scientismo), Angelo Mellone (di novità librarie), Vittorio Sgarbi (di arte), Paolo Isotta (di musica classica), Pietrangelo Buttafuoco (di idee e letterati “fuori dal coro”), Luca Barbareschi (di teatro), Marcello Veneziani (di costume e del movimento delle idee, con l’ironia che contraddistingueva il suo “Marcello Bello”), Gianfranco De Turris (di fantasy e fantascienza), Maurizio Cabona (di cinema e geopolitica), Armando Torno (di filosofia). L’elenco potrebbe ovviamente continuare, tanti e tali sono i personaggi che sarebbero in grado di dare sostanza, sostanza reale (non le solite snervanti polemiche politiche) ad una presenza “alternativa” in Rai.

Alle prediche della sinistra televisiva non si opponga più, com’è stato fino ad oggi, l’idea della censura (solo enunciata) o qualche occasionale “piagnisteo”. Si scenda finalmente sul piano del confronto e della libertà, rivendicando, a destra, la negata “par condicio” culturale. A quando Marcello Veneziani, già direttore dell’ “Italia Settimanale”, al “Pane quotidiano”, in concorrenza con la De Gregorio di turno?

@Barbadilloit

Di Mario Bozzi Sentieri

Una risposta a Rai. Oltre il rosso Concita idee e uomini per una par condicio culturale nella Tv di Stato

  1. la mediocrità della classe dirigente… che in questi anni ha occupato gli spazi spettanti per le caselle della politica… se solo fossero stati leggermente non dico molto ma solo leggermente poco più accorti… i nomi da voi citati da soli non fanno niente, servono squadre, tutte le figure professionali, infatti gli esperimenti fatti sono quasi tutti falliti per manca di coraggio dei dirigenti responsabili dei programmi e per inesperienza, certo se si pensa che i direttori siano la televisioni vuol dire non aver capito nulla della comunicazione, della televisione e di come gira il mondo.

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