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Calcio. Parla Valeria Biscetti, leader ultrà della Juve: “Il tifo? Una scelta di vita”

Pubblicato il 21 agosto 2013 da Andrea Cascioli
Categorie : Pallone mon amour
Valeria è la prima a destra

Valeria è la prima a destra

Domenica sera è stata la protagonista involontaria della sfida di Supercoppa tra la sua Juventus e la Lazio. Tutto per colpa di una fotografia, che la ritraeva di schiena intenta a far cantare i compagni di curva: l’immagine è rimbalzata da un sito web all’altro e i giornalisti l’hanno ribattezzata “la sexy tifosa bianconera”. Lei si chiama Valeria Biscetti, ha 44 anni, viene da Viterbo e, per la cronaca, non ha affatto gradito queste attenzioni: “Mi ha dato fastidio” confessa. Non solo perché abita in una città di provincia, ma perché per lei il tifo è una scelta di vita e non un’occasione di mettersi in mostra.

Da bambina accompagnava il papà a vedere le partite della Vecchia Signora. Crescendo la passione non si è spenta, anzi. E così, da oltre dieci anni, Valeria percorre ogni domenica i 600 chilometri che separano Viterbo da Torino, per amore della maglia. Cinque anni fa ha fondato insieme ad altre ragazze le “Dominae”, sezione femminile di uno dei gruppi storici della curva Scirea, i Drughi. La maggior parte di loro viene da Torino, un paio da Roma, qualcuna addirittura dall’estero.

Tra i ranghi del tifo ultrà la presenza femminile, anche organizzata, non è un fatto nuovo, ma una lanciacori donna suscita una certa curiosità: “Per quanto ne so potrei essere la prima in una grande curva” spiega Valeria. Non tutti vedono la cosa di buon occhio, perché il codice delle curve prevede di essere pronti a difendere striscioni e stendardi con la forza, se necessario.

La responsabile delle “Dominae” sa di far parte di un ambiente fondato su valori maschili, ma non se ne fa un problema: “Piaccia o no, il mondo ultrà è cambiato dai tempi in cui si girava senza scorte, telecamere e diffide: allora solo chi stava in prima linea poteva sedere in balconata”. Però la differenza, oggi come allora, la fa quello che nel gergo del tifo si definisce “mentalità”, cioè lo spirito di sacrificio per i propri colori.

“Una donna può avere più mentalità di tanti uomini” assicura Valeria, che in balconata siede già da un paio d’anni: “E’ stato il capo del mio gruppo a volerlo. Per me è un onore, credo di meritarmelo dopo anni di presenza assidua ma nella vita sono una persona timida, e non desidero stare al centro dell’attenzione. Voglio solo aiutare a sostenere la squadra”. Due anni fa la Juventus ha introdotto gli spettacoli delle cheerleaders nelle partite e le “Dominae” hanno risposto con una nota che riassume tutta la loro filosofia: “Siamo cuore e voce, non tette e culi”.

A ben vedere, in effetti, certi pregiudizi sulla donna tifosa sono molto più radicati nel baraccone mediatico del calcio moderno, con le sue soubrette, le sue wags e le sue “sexy tifose”, che tra i ragazzi delle curve tacciati di mille nefandezze. Dopotutto Valeria e i suoi compagni di gradinata, anche i più maschilisti, hanno di certo qualcosa in comune: la passione generosa per un certo stile di tifo, fatto di cori e bandieroni, di fumogeni e tamburi. Altro che balletti e pon pon.

Di Andrea Cascioli

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