In Italia crescono i nuovi poveri, nel silenzio e nella noncuranza generale. Non s’intonano alla collezione di pochette sfoderata nelle stanze che contano, non conoscono truppe di responsabili da offrire a un esecutivo cigolante, se finiscono nel mirino del Travaglio nazionale è per ricevere un prontuario che ne ritempri le membra, li alleni al sacro distanziamento dei meritori cervelli ammanettanti dalle sudice e probabilmente infette, braccia ammanettabili, innalzi montagne di catechismo civico gabellato per democrazia al fine di separare l’umanità dell’Idea dagli esseri viventi in carne ed ossa, isolando geografie umane maleodoranti condotte a mondarsi da ogni peccaminosa brama individualistica in cambio d’una danza nella fatata sala dei buoni per decreto o per dpcm, quelli deliziati da una Scanzi compilation. Nessuno li ha mai invitati a Villa Pamphili, aperta a chi narra d’occuparsi di loro tra un ghigno paternalistico e un’oliva sbocconcellata con l’aperitivo. Eppure nonostante la cecità della stampa engagé, a ben vedere è proprio nel segno di questa enorme fiumana di operai, disoccupati, precari, operatori culturali, artigiani, piccoli imprenditori, liberi professionisti su cui è tagliente il prezzo di una crisi economica accelerata dall’emergenza sanitaria che è principiato il nuovo anno.
La denuncia Coldiretti
Il 2021 inizia con circa 4 milioni di italiani che sono stati costretti a chiedere aiuto per mangiare a Natale e a Capodanno, un numero praticamente raddoppiato rispetto allo scorso anno. È quanto emerge da una stima della Coldiretti, sulla base dell’ultimo rapporto di attuazione sugli aiuti alimentari distribuiti con il fondo di aiuto agli indigenti (Fead) relativo al periodo 1994-2020.
“Tra le categorie più deboli – evidenzia l’organizzazione di coltivatori – il 21% è rappresentato da bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi il 9% da anziani sopra i 65 anni e il 3% sono i senza fissa dimora secondo gli ultimi dati Fead”. In questi dati sono riconoscibili, pur nella loro spessa invisibilità, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie che sono state fermate dalla limitazioni dovute alla diffusione dei contagi per Covid. Persone e famiglie che mai prima d’ora avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche. Per fortuna quasi 4 italiani su 10 (39%) hanno dichiarato di partecipare a iniziative di solidarietà per aiutare chi ha più bisogno. A beneficiarne sono le vittime di un repentino peggioramento della propria condizione economica, non ancora integrate nei circuiti “consolidati” dell’assistenza.