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Il dibattito. Oltre la protesta, è tempo di scrivere i “cahiers” dell’alternativa identitaria

Pubblicato il 11 Febbraio 2020 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Politica

Identità patriottico sociale

La protesta dilaga, almeno sulla rete. Siamo – va riconosciuto – un popolo dalla polemica facile, specie oggi che basta un attimo, giusto un tweet, per esternare dissapori e lamentazioni. Nell’Ancien Régime i “cahiers de doléans” erano la forma diretta attraverso cui si prendeva nota  delle critiche e delle lamentele della popolazione. Cambiano i mezzi, ma la sostanza è sempre la stessa. Allora le richieste più frequenti riguardavano l’abolizione delle decime ecclesiastiche e dei privilegi signorili. Sappiamo com’è andata: con la Rivoluzione borghese dell’89, i privilegi mercantili ed il trionfo del formalismo giuridico d’impronta liberale. 

La morale, sempre attuale, è che la protesta può ancora pagare, a patto però di avere le idee chiare sul “dopo”, cioè sulla conseguente azione ricostruttiva.

E qui veniamo all’invito “strapaesano” di Giacomo Petrella, apparso su “Barbadillo”. Lo abbiamo lasciato un po’ decantare  – d’altro canto si parlava anche di … buon vino rosso sangue – sperando nel doveroso dibattito. Tentiamo di  rilanciarlo, accogliendo l’invito al superamento dei tatticismi  e provando a parlare di protesta e di proposta,  due facce – a nostro parere – di una stessa medaglia. Petrella è andato giù duro: “Reagan puzza di antico lontano un miglio. Puzza di vecchiaia, di usurato e morte. Puzza di un modello economico drammatico che volle dire shock fiscale per pochi, doping del consumo, enorme deficit pubblico e la più grande spesa militare della storia degli Stati Uniti”. E’ questo – ci si chiede – che vogliamo per l’Italia ? Ancora più direttamente, aggiungiamo noi: è ciò che vuole  essere la Destra nuova del Terzo Millennio? 

Su questo versante le domande  si sommano alle domande. Proviamo a farne una rapida carrellata, giusto per inquietare chi volesse leggerle. Come coniugare “sovranismo” ed alleanze? E identità nazionale con Europa?  Alla crisi della democrazia parlamentare come si intende rispondere? E alla storica cesura tra Capitale e Lavoro? Può bastare il “laisser faire, laisser passer”? Che dire, in termini normativi oltre che moralistici, del cruciale rapporto con le nuove tecnologie? E alle  nuove e vecchie povertà come rispondere ? Ed ancora, posto che l’ambientalismo non può essere considerato  una moda passeggera, come intervenire per riequilibrare il rapporto Uomo-Natura? In sintesi : ci si vuole fare carico di queste problematiche? Ed in che modo? 

Non basta – come detto – fermarsi alla protesta, né ipotizzare risposte “d’annata”, usurate dal tempo e dal mutare degli scenari. Occorre finalmente pensare con profondità e con lunghezza di vedute. Perché  – come ha scritto Gennaro Malgieri, su Destra.it – se la destra c’è, almeno nei numeri, a mancare è il “progetto”, cioè la volontà/capacità di declinare principi con  azioni politiche conseguenti, valori e principi non negoziabili con proposte concrete in grado di costruire l’auspicato cambiamento, suscitando una condivisione ricostruttiva.  

Vogliamo parlare di “alternativa” ? In un mondo in cui poco o nulla sembra “funzionare”, il richiamo, non velleitario, ad un serio, fondato, “progetto alternativo”, significa delimitare un’area di confronto, da cui partire e sulla quale impegnare le energie culturali presenti. Anche qui si esca finalmente dal retorico, ripetitivo e sterile  piagnisteo sulla sinistra culturalmente egemone. 

Di intellettuali – per dirla alla Berto Ricci – “non conformi, non indifferenti ma in pugna co’ tempi” è oggi  ricco il panorama culturale “a destra”. Basta poco per sperimentarne le visioni e la voglia di pugnare veramente sul piano delle idee che si fanno azione …  Basta forse solo un fischio e vedere l’effetto che fa…

@barbadilloit

Di Mario Bozzi Sentieri

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