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Il caso/1. Zalone sa bene che il pol. corr. trasforma i comici in grigi Benigni

Pubblicato il 2 Gennaio 2020 da Geronimo Barbadillo
Categorie : Cinema Politica

Il ritorno di Checco Zalone

«Purtroppo non si può dire più nulla. Se riproponessi certe imitazioni di dieci anni fa, tipo quella di Giuliano dei Negramaro, mi arresterebbero. Oggi non potrei scherzare come facevo, che so, su Tiziano Ferro, o sugli uominisessuali». Che non avranno gli assorbenti ma però hanno le ali. «Per volare via, con la fantasia, da questa loro atroce malattia». Lei non scherniva gli omosessuali, ma coloro che li scherniscono. «È evidente; anche se forse non a tutti. L’unica cosa atroce qui è la psicosi del politicamente corretto. C’è sempre qualche comunità, o qualche gruppo di interesse, che si offende». (dal Corriere della Sera, intervista di Aldo Cazzullo a Checco Zalone).

Checco Zalone è un genuino. Un artista fuori dagli schemi. Nasce simpatizzante di destra ma al Corriere (in piena bagarra per uscita di Tolo Tolo) rivendica anche parenti nel Pci e un fascistone. Insomma prova a piacere a tutti, sapendo che questo è il vicolo cieco del conformismo. Addirittura le Sardine gli perdona le canzoni su “gli Uominisessuali”, pur di provare invano ad arruolarlo… Prima “Il primato nazionale”, media di Casapound, aveva elogiato il suo spot per pubblicizzare il film…

Sa, Zalone, che il suo spot è incappato nella mannaia della critica del politicamente corretto, e perciò parla con Cazzullo di “psicosi” del buonismo. Sa, bene, che questa tendenza ingrigisce i comici, l’arte. E anche la politica. Trasforma tutti in grigiocrati, come Roberto Benigni.

Checco Zalone è diventato famoso per aver sfottuto Berlusconi, Vendola, Putin, i ricchi, i raccomandati, gli arruffoni. Insomma sa bene che interpretare il costume nazionale da artista comico è un ruolo che richiede creatività e libero pensiero.

Ora è senza la guida del precedente regista Gennaro Nunziante, un intellettuale profondo, di sinistra, autenticamente popolare, e – da quello che emerge dalle prime recensioni – il connubio con il radical-chic Paolo Virzì ne ha affievolito la vena creativa. Zalone di Tolo Tolo è più “pesante” ma non è ancora un noioso cantore della carta costituzionale. Insomma si può svolgere in pieno la propria missione di artista senza cercare il plauso dei potenti, delle parrocchie giuste, delle sacerdotesse del progressismo cinematografico.

Senza fare il baciapile è diventato un attore da record di incassi e di risate. Perché ora dovrebbe evolvere in un dispensatore di pensieri buonisti che piacciono alla gente che piace?

@barbadilloit

 

Di Geronimo Barbadillo

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