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Allenatori. Se la grinta di Conte conta più (come dice Capuano) dello stile di Ancelotti

Pubblicato il 11 Dicembre 2019 da
Categorie : Sport/identità/passioni

Sarri Conte e Ancelotti

La tentazione è fortissima, però le cronache sportive non fanno niente per distogliere la mente da un pensiero. Insano, folle. Irricevibile. Troppo imparagonabili, per stile e cursus honorum. Vuoi vedere che è finita l’era degli allenatori amici che ti vengono a trovare (pare) sulla barca, dei “leader calmi” e che il futuro appartenga ai sergenti di ferro, ai “totem” (ipse dixit) che devono farsi odiare dai loro eserciti. Insomma, è possibile che Eziolino Capuano abbia ragione e Carletto Ancelotti (e Maurizio Sarri…) abbia torto?

Se anche voi siete incappati nelle dichiarazioni del tecnico salernitano che oggi siede sulla panchina dell’Avellino, avreste già capito di che si parla. Capuano ha detto che lui non crede nella filosofia dell’amicizia e complicità tra tecnico e squadra, dell’allenatore quale primus inter pares. “Ritengo che l’allenatore debba essere come un totem: farsi odiare dal proprio esercito però combattere fino alla morte. Poi ci sono gli accompagnati che fanno lingua e lingua (coi calciatori) e magari si vanno a prendere il gelato o vanno a cena insieme. Capuano non fa parte di questa schiera”. Dice così, Capuano, perché ritiene che il calcio sia vivere “l’emozione di chi ha fatto l’amore nella macchina ieri perché non aveva i soldi per andare in albergo”, perché quei dindini li avrebbe spesi per essere allo stadio. Chiamato, ancora, a risollevare una squadra al limite del tonfo, i risultati stanno dando ragione al tecnico. Che sarà buffo, parlerà sempre “con la schiettezza che mi contraddistinque” ma che, sotto sotto, il calcio lo conosce. E pure bene.

Ancelotti, il leader calmo ora esonerato, s’è ritrovato una baruffa nello spogliatoio che l’ha travolto. E la squadra, pare, reclami allenamenti più duri. Mai letto, visto o sentito nelle cronache pallonare. Sarri, il rivoluzionario, se è vero che Bonucci gli ha rimbeccato male a Roma, stenta a farsi comprendere dai suoi. E non trova la forza di mettere un po’ a sedere Cristiano Ronaldo, fenomeno e storia del calcio in un club che, forse, s’è scordato di essere lui stesso la storia del futbol.

Al di là di Capuano, la classifica parla chiaro. In vetta c’è l’Inter, striminzita e incerottata. L’allena Antonio Conte (ora in Europa League), uno che non le manda a dire e che pretende di avere il controllo totale sui suoi calciatori, persino su come faranno l’amore. Un sergente di ferro, anche lui. Oggi stanno avendo ragione loro.

@barbadilloit

3 Responses to Allenatori. Se la grinta di Conte conta più (come dice Capuano) dello stile di Ancelotti

  1. Ancelotti è un buon allenatore che ha sbagliato ad andare al Napoli, che quel cafonaccio al cubo e relativa famiglia presiedono e dirigono…La grinta serve fino ad un certo punto. Nelle sue esperienze da allenatore Gattuso è sempre stato presto scaricato…

  2. Di cafonacci come quello ampiamente descritto è pieno, ma guarda caso i vincenti ad alto livello (non in serie B) non sono mai loro… Ma semmai i Klopp…

  3. La grinta di Conte è un plus che vale solo quando vinci. Altrimenti la puoi utilizzare dove decenza impone il non nominarlo/a…

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