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Formula 1. Harakiri Ferrari, in Giappone sorridono le Mercedes

Pubblicato il 14 Ottobre 2019 da Lorenzo Proietti
Categorie : Sport/identità/passioni

La trentacinquesima edizione del Gran Premio del Giappone vive di grandi emozioni fin dal venerdì, quando trascorse le due sessioni di libere (entrambe primeggiate da Bottas, rispettivamente in 1’28″731 e 1’27″785) si decide di annullare la giornata di sabato per via del tifone Hagibis che tanti danni sta facendo  nell’isola. Meno male che alla domenica (qualifiche disputate per la quinta volta nella storia lo stesso giorno della gara), sulla mitica pista “ad otto” di Suzuka, questo lascia il posto all’uragano Rosso che monopolizza la prima fila: pole position per Vettel in 1’27”253, seconda posizione per Leclerc, staccato di 189 millesimi. Seconda fila per Bottas e Hamilton.

Al via però  è “sprofondo rosso”. Entrambi i ferraristi in prima fila partono a rilento: Vettel ha una falsa partenza  e si fa scavalcare da Bottas; Leclerc, dallo stesso alfiere Mercedes e da Verstappen. Proprio il monegasco, nel tentativo di rinvenire su quest’ultimo, finisce per toccarlo, spedendolo in testacoda. Verstappen precipita al diciottesimo posto, mentre Leclerc si ritrova con l’ala anteriore danneggiata e deve rientrare per sostituirla alla fine del terzo giro. Il tutto,  dopo aver perso la bandella rotta che va ad impattare sulla vettura di Hamilton, distruggendogli lo specchietto destro.

L’incidente, sommato alla guida pericolosa (il non esser riparato subito ai box), costa al buon Charles una penalità di 15” comminatagli sul tempo di gara. Il sesto posto finale si trasforma così in settimo. La curva 130R però, affrontata in pieno con la sola mano sinistra sul volante mentre la destra regge lo specchietto opposto divelto, pone ancora una volta il ragazzo tra i grandissimi di questo sport.

Al quarto passaggio, altro contatto là davanti: coinvolti questa volta sono Albon e Norris, che scivola nelle retrovie.

Nei primissimi giri, Bottas dimostra un’andatura sicura, costruendosi un piccolo vantaggio, mentre Leclerc, in rimonta piena, inizia un filotto di sorpassi, prendendosi la sedicesima posizione su Verstappen alla curva 1 e la quindicesima su Kvyat, alla curva Spoon. Il 16 prosegue poi su Raikkonen e Grosjean, avvicinandosi presto alla zona punti.

Il destino è invece avverso per Verstappen, visto che dopo quattordici tornate termina sua la gara: troppo importanti i danni riportati nel contatto del via. Nello stesso frangente, Hamilton –che corre praticamente tutto l’evento con uno specchietto solo- comincia ad intensificare la pressione su Sebastian Vettel, apparso improvvisamente in difficoltà. Il tedesco infatti, deve rientrare per la prima sosta alla sedicesima delle cinquantatré tornate. Bottas lo imita nel giro successivo. Per i due ci sono strategie differenti, visto che al primo vengono montati  pneumatici nuovamente morbidi.

Pur rientrando dietro Carlos Sainz, il 5 ci mette poco a scavalcarlo. Lo spagnolo comunque, dopo una partenza accorta dalla quarta fila (7°), riesce a legittimare la quinta posizione grazie ad una condotta di gara molto regolare, dimostrando una volta di più i grandi progressi compiuti dalla McLaren.

Il leader Hamilton fa la sosta cinque giri dopo il tedesco della Ferrari, riprendendo la pista alle sue spalle con un distacco di oltre 10”. Se dunque nelle posizioni più avanzate la situazione appare cristallizzata, la parte finale della prima metà di gara è illuminata dai classici duelli a centro gruppo: tra il giro 24 e il 25, Norris – intanto risalito in zona punti nonostante le difficoltà – subisce lo stesso identico sorpasso, all’esterno della prima curva,  prima da Gasly e poi da Stroll. Si segnala poi  anche la rabbiosa rincorsa di Hulkenberg, costretto alle posizioni di rincalzo in qualifica per colpa di problemi al cambio e rientrato pienamente in zona punti.

Nello stesso tempo, dopo aver risalito la china fino alla settima posizione ed essere scivolato poi in dodicesima dopo la sosta alla tornata 25, Leclerc deve ricostruire la propria corsa. Si comincia con Kvyat, sul quale ottiene l’undicesima posizione. Il compagno del monegasco, prima della seconda sosta al giro 31 –gomme medie per lui- deve invece guardarsi dal principio di riavvicinamento di Hamilton, che inizia a rosicchiare decimi. Leclerc intanto non accenna a fermarsi e di nuovo intensifica la sua azione fino ad issarsi sesto, dopo un bell’attacco all’interno della Spoon portato su Gasly proprio all’ultimo.

A diciotto tornate dal termine, arriva la seconda fermata di Bottas: le operazioni, svolte nella massima tranquillità, lo rimandano in pista alle spalle di Hamilton che però deve ancora fermarsi. L’inglese, pur conservando 9” sul compagno di squadra, “pitta” quando mancano undici tornate alla bandiera a scacchi e montata mescola morbida, si mette subito a caccia furiosamente della seconda posizione di Sebastian Vettel, dietro al quale si è rimesso in gara. Il 44, a suon di giri veloci, riprende prestissimo l’avversario e comincia a braccarlo.

In Ferrari decidono di fermare nuovamente Charles Leclerc, alla ricerca del giro più veloce. L’intento in realtà non riesce, visto che il punto bonus se lo prende Hamilton con l’1’30”983 fatto segnare al giro 45 sulle tracce della Ferrari numero 5.

Questi ultimi, che infiammano gli ultimi passaggi di gara, hanno l’ulteriore difficoltà di doversi destreggiare con il gruppetto “caldo “dei doppiati che va dalla settima alla dodicesima posizione. Non c’è da stupirsi per ciò che accade nel finale: è l’inizio dell’ultimo passaggio e Perez prova a passare Gasly che però gli resiste con mezza macchina all’interno: lo scontro è inevitabile. Tra i due a rimetterci è Perez che conclude la sua corsa contro le barriere. Buon per lui che a causa dell’errata segnalazione della bandiera a scacchi, avvenuta con un giro di anticipo, la classifica finale viene stilata sulla base dei  52 giri.

Vettel è invece bravissimo a resistere, sfruttando  la superiorità del proprio motore e legittimando così la propria posizione. Certo, per come erano andate le qualifiche, questa piazza d’onore può sembrare un brodino. In realtà, eccetto l’errore alla partenza, il fine settimana di Suzuka è ottimo per il tedesco che lungo la strada per ritrovare sé stesso, pone così una nuova pietra miliare. E infatti, sul podio, l’uomo con la tuta rossa è molto sorridente.

Chi ride più di tutti però è la Mercedes che con questo duplice podio vince con quattro gare d’anticipo il sesto titolo costruttori consecutivo (eguagliata la Ferrari del periodo 1999-2004).

In ogni caso, il protagonista della domenica resta nettamente Valtteri Bottas; per altro, grazie a tale successo, figlio di un’ottima gestione di gara che nasce dalla forza Mercedes sul passo gara, il finlandese resta ancora virtualmente in lotta per il mondiale.

Da segnalare, dopo i primi tre posti, gli ottimi risultati di Albon e Sainz che concludono appena ai piedi del podio. Le altre posizioni a punti sono per Ricciardo – autore di grandi sorpassi tra i quali quello sul compagno di squadra nel finale, Leclerc, di cui abbiamo detto, Gasly, Perez e Hulkenberg. Il risultato resta comunque sub judice visto un ricorso ufficiale presentato dalla Racing Point per delle presunte irregolarità delle Renault.

Prossimo appuntamento tra due settimane sul circuito messicano dedicato ai Fratelli Rodriguez.

Di Lorenzo Proietti

One Response to Formula 1. Harakiri Ferrari, in Giappone sorridono le Mercedes

  1. Ci siamo illusi dopo le tre vittorie e siamo tornati al brodino. Come non essere molto delusi? Come si fa (film già visto tante volte) ad occupare le prime due posizioni alla partenza e terminare poche centinaia di metri dopo con un’auto incidentata (infine pure sanzionata) ed un’altra irrimediabilmente dietro? Solo noi sbattiamo sempre ed alla Mercedes quasi mai?

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