
Londra – L’uomo omicida è una creatura trasversale e senza tempo. Ha raso al suolo città e soppresso milioni di vite, per legittima difesa, aggressione, vendetta, per difendere commerci o per conquistare territori, quello che ha poi edificato lo ha chiamato Civiltà.
Arrampicarsi sui vetri è un’arte a cui i Brits si dedicano spesso ma con risultati incerti. Una macchia contro la reputazione di ex potenza imperiale “etica” li tormenta così vorrebbero accreditarsi come portatori di valori, alla stregua dei Romani, ad esempio, di cui tuttavia criticano la brutalità della conquista; di qui gli innumerevoli raffronti con loro, pur ammettendo (di recente), che macroscopiche macchie inquinino la loro reputazione. Hanno bisogno di puntelli, di paragoni, di additare anche altri soggetti storici autori di malefatte, dicendo: “Non siamo stati i soli, altri prima di noi si sono lordate le mani”. Scopritori dell’acqua calda scrivono che l’Impero romano era basato su folle di schiavi (probabilmente non consenzienti) cosi come non lo erano i milioni di negri resi schiavi dalla corona britannica e trattati come merce per secoli, molti dei quali gettati agli squali.
Tu dirai ma è una vecchia storia! Di nuovo c’è il tentativo di ri accreditare l’impero coloniale inglese, come entità storica di cui andare fieri. L’argomento è saliente. Molti Brits divisi sul tema, si vergognano delle gesta dell’Union Jack diffuse nel mondo, la cui impronta è difficile da cancellare. Altri si chiedono: “ma siamo stati davvero criminali? A te la risposta. “L’impero coloniale ha portato anche vantaggi e progresso alle popolazioni “protette”, e diverse nazioni chiedevano di far parte dell’impero, perché tutta questa attuale criminalizzazione? Eravamo davvero i peggiori?” ovvero il leit motiv degli ultimi anni. Ma agli Inglesi non basta cercare giustificazioni, necessitano di confronti, per non sentirsi isolati nella grande Storia, rifiutano di essere accreditati “solo” come oppressori e schiavisti. Gli viene naturale paragonarsi ad altre “civiltà”, oltre che al più importante impero occidentale esistito: quello romano. Tra i numerosi esempi ne scelgo alcuni, in cui circola una solida vena di ipocrisia. Durante la Coppa del Mondo FIFA 2026 è accaduto che la tifoseria norvegese abbia indossato elmi cornuti e inneggiato a squarciagola alla fama dei vichinghi. E poi tutti i giocatori si sono prestati ad una foto di gruppo completamente vestiti da vichinghi.
Folklore, ma non solo. I Brits ora si chiedono : “perché loro sì e noi no?” Daily Mail. luglio 11, 2026: l’articolo su due pagine di Patrick Bishop titola: “I norvegesi amano celebrare la loro eredità vichinga, intrisa di sangue, nonostante stupri e saccheggi. E allora perché noi non possiamo celebrare la gloriosa storia della nostra isola?” Verrebbe voglia di dire: come termine di paragone non avete scelto il più edificante. Che i Vichinghi fossero feroci razziatori assassini lo riportano le cronache, e la glorificazione del loro “periodo d’oro” ha a che fare con la loro coscienza di popolo non solo con la goliardica tifoseria calcistica. D’altro canto per più di tre secoli i Brits hanno stuprato paesi, economie e culture indossando la maschera del facitore di nuova civiltà. Ancora il Daily Mail: “Si pone grande enfasi sui mali indiscutibili della tratta degli schiavi. È vero, la Gran Bretagna vi fu profondamente coinvolta; tuttavia, fu anche tra le prime nazioni a riconoscere l’orribile disumanità della schiavitù e ad agire di conseguenza. Un altro Paese avrebbe potuto scegliere di mettere in risalto il ruolo di primo piano svolto dalla Gran Bretagna nell’abolizione della schiavitù e la decisione di impiegare la Royal Navy per istituire, a costi ingenti, la West Africa Squadron: una forza navale che per decenni diede la caccia alle navi negriere dirette in America, liberando circa 150.000 africani.” Nello stesso articolo: «Interpretare il passato nel modo peggiore possibile potrebbe essere una manifestazione di quella tendenza, individuata da George Orwell, degli intellettuali di sinistra britannici a disprezzare il patriottismo comune. L’Inghilterra è forse l’unico grande Paese i cui intellettuali si vergognano della propria nazionalità», scrisse nel 1941. «È un fatto curioso, ma vero, che quasi ogni intellettuale inglese si sentirebbe più in imbarazzo a stare sull’attenti durante l’esecuzione di God Save the King che a rubare da una cassetta delle offerte per i poveri».”
The Times, 11 luglio, Gerard De Groot, sul libro Conquest A History of Roman Britain di Ferdinand Addis: “Roma creava davvero dei deserti: i Romani erano brutali nel condurre la guerra e lo rimanevano subito dopo. Stupravano le donne e incendiavano i villaggi perché comprendevano il valore politico del terrore. L’autore racconta che, durante l’assedio di Gerusalemme, crocifiggevano cinquecento ebrei al giorno: «Per intimidire i difensori della città, i soldati si divertivano a inchiodare le vittime alle croci in pose svariate e diverse, per gioco». È una storia intrisa di sangue e atrocità”. Gli Inglesi imparano in fretta, infatti, dopo le glorie coloniali, AI Overview recita: “Harris il Macellaio” (noto anche come “Bomber Harris”) soprannome del maresciallo dell’aria Sir Arthur Harris, comandante del Bomber Command della RAF dal 1942 al 1945. Diresse i devastanti bombardamenti a tappeto sulle città tedesche per piegare il morale nemico, inclusi i discussi attacchi a Dresda, Amburgo e Colonia”. Gli ottimi allievi imparano alla svelta dai misfatti pregressi altrui.






