
Il 30 ed il 31 maggio i boschi dell’Etna hanno ospitato la prima edizione del Campo di Formazione “Lórien” organizzato da Azione Studentesca Catania: una due giorni di piena immersione nella natura che ha visto susseguirsi momenti di goliardia ed impegno fisico ma anche e soprattutto di crescita e confronto.
Una decina di giovanissimi, tra ragazze e ragazzi, ha così potuto vivere un’esperienza comunitaria nel solco di uno spirito che, da troppo tempo, una certa politica sembra aver dimenticato. Il nome scelto per l’iniziativa, Lórien, è un chiaro riferimento tolkeniano al reame elfico della Terra di Mezzo: un bosco incantato governato da Celeborn e dama Galadriel e protetto dal potere dell’anello Nenya. E sotto lo sguardo benevolo del vulcano (l’Etna però, non il Monte Fato) i ragazzi hanno marciato zaino in spalla, per nulla scoraggiati da una pioggia sottile ma costante, fino ad arrivare al bivacco vicino al quale è stato allestito il campo base.
Incredibilmente evocativa la sera di giorno 30: sotto un cielo stellato ed una luna splendente, i militanti si sono riuniti intorno ad un tavolo dove, alla luce di tre candele, si è parlato di Tolkien, di Bobby Sands e dell’impegno richiesto alle nuove generazioni per tener viva la fiamma della Tradizione. Gli intramontabili canti della Compagnia dell’Anellohanno poi accompagnato i giovani al riposo nelle loro tende.
L’ascesa verso il vulcano
Il giorno seguente, dopo aver smontato il campo, la comunità è salita sulla cima di un antico cratere spento, uno dei tanti che svettano nella zona: un’ascesa forse semplice dal punto di vista fisico ma di sicuro profonda per quanto riguarda l’impegno spirituale. E poi lì, sulla cima, allineati in rispettoso silenzio, i ragazzi hanno potuto contemplare la maestosità del panorama circostante. Consumato il pasto, tra risate e scherzi, un ultimo momento di formazione prima di riprendere la strada verso casa: dapprima il toccante ricordo di Francesco Cecchin, il cui vile attacco che lo portò alla morte il 16 giugno del ‘79 fu sferrato proprio alla fine di maggio (a Francesco è intestata la storica sede del Fronte della Gioventù di Catania), poi uno scambio di impressioni e considerazioni su questo primo campo, che ha visto attivamente coinvolti tutti i partecipanti.
Lontani dalla prigione digitale

Nel complesso un’esperienza comunitaria autentica, genuina: la prova che esistono, anche nel grigio e virtuale mondo moderno, adolescenti che sanno staccarsi da smartphones e velleità per vivere attività reali, mettendo alla prova il proprio fisico ma anche il proprio spirito. La viva testimonianza di una meglio gioventù di cui ogni genitore può essere orgoglioso, l’esatto opposto di quella gioventù bruciata dissociata, disillusa, figlia della dissoluzione dilagante in ogni ambito; una gioventù che dona speranza soprattutto a chi giovane non è più e che ricorda – ove questo fosse necessario – la necessità di un impegno attivo e gioioso, mosso da un ideale puro e non da interessi materiali. Perché, come è scritto nel Signore degli Anelli, “non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare”.
Appuntamento all’anno prossimo, la comunità è in cammino.







