
La sera del 17 settembre in un piccolo comune della provincia di Avellino, Bonito, si è svolta la cerimonia per l’intitolazione di una strada ad un cittadino illustre nato nel suddetto comune e deceduto da quasi 30 anni.
Un evento abbastanza frequente in giro per il Belpaese, banale, eppure questo evento ha richiamato sul palco allestito nella piazza di Bonito il ministro degli interni Piantedosi ed il collega Ministro degli Esteri Tajani più il gran varietà (semi citazione) delle autorità politiche, militari, civili e associative sempre generosamente presenti in queste occasioni ministeriali.
Non è stato facile il cammino. Il comitato promotore ha subito l’ostracismo e l’ostilità di tanti illuminati progressisti che a coro unanime esclamavano giammai una via dedicata a quel retrogrado di don Alfredo Covelli, nonostante sia stato membro dell’assemblea costituente e deputato per 7 legislature resta pur sempre un monarchico savoiardo reazionario, e poi una via Covelli stonerebbe terribilmente affiancata alle altre strade dedicate agli illustri cittadini del passato bonitese come Giordano Bruno,Arnaldo da Brescia e gli immancabili fratelli Kennedy.
La polemica ha turbato anche l’algido ex ministro Zecchino che magnanimo ha stigmatizzato chi si arroga il diritto di giudicare la storia decontestualizzando e ricordando che anche Benedetto Croce fu monarchico , che facciamo obliamo il Croce?
Comunque gira e rigira il sindaco e il consiglio comunale folgorati tutti a pochi chilometri da Damasco hanno deciso, se una via si deve dedicare a don Alfredo che sia la strada principale del paese, basta con via Roma (tutti sanno che don Alfredo detestava la Roma essendo stato tifosissimo della Lazio) da oggi sarà Via Covelli . E così sia. Mentre noi ci accingiamo a comporre questo pezzo ci giunge notizia che anche la mastelliana vicina città di Benevento si accinge a dedicare uno spazio pubblico a don Alfredo “benché monarchico”.
Torniamo comunque alla celebrazione, oltre i tanti, troppi convenevoli è interessante la figura di Covelli emersa dalle parole dei relatori, tralasciando i ricordi personali di amici e familiari, Tajani ha iniziato affermando perentorio che don Alfredo l’8 settembre 43 scelse la parte giusta, che fu politico coerente vero con le proprie idee moderate e monarchiche, un liberale federatore di un improbabile per l’epoca centrodestra con la fissa per il re e bonariamente legato al proprio territorio, uno che guardò sempre con attenzione (e simpatia?) alla DC conscio che l’area politica che lui rappresentava era indissolubilmente legata alla sorti umane e progressive dei democristiani. Per Tajani praticamente un precursore di Berlusconi.
Piantedosi ha elogiato lo spirito di uomo delle istituzioni che saturava in tutto l’essere Covelli, e così liscio fino alla fine in un finale colmo di irenismo.
Pochi hanno capito il vero senso di questa intitolazione, questo riappropriarsi di un passato ingiustamente dimenticato, il passato di questo lembo d’Italia che votò fieramente e massicciamente monarchia, che passo dal vento del sud al vento di destra rappresentato da qualunquisti, monarchici, missini tutti visceralmente avversi al Cln a trazione social-comunista per poi sconfitti naufragare nel clientelismo assoluto della Dc campana.
Non si è trattato di un’operazione nostalgia o di una sorta di archeologia politica farcita di aneddoti edificanti e qualche briciola di folklore come hanno pensato in molti compreso un sindaco plaudente li presente che solo poco tempo prima aveva enfaticamente sentenziato che purtroppo la monarchia aveva stravinto nel suo comune per l’ignoranza dei suoi concittadini.
Insomma abbiamo assistito allo strano fenomeno del Covelli dimezzato come il visconte calviniano, la parte destra, quella buona era presente lì in piazza, la parte sinister (grazie IA) tocca a noi recuperarla.
Ma prima precisiamo che noi siamo ben felici di questo omaggio a Don Alfredo e che la parte destra è stata ben rappresentata dai relatori. Don Alfredo fu sempre fedele alle istituzioni repubblicane, fece suo il motto umbertino “Italia innanzitutto”, antepose sempre gli interessi generali a quelli particolari, ebbe un concetto nobile del fare politica e portò rispetto per i suoi avversari politici, avversari e mai nemici.
La parte sinistra del Covelli dimenticata dai relatori fu quella che denunciò il partito giano-bifronte DC-PCI finti avversari ma protagonisti di una Repubblica che si era trasformata prima in sistema per poi debordare in un regime consociativo ( denuncia ripresa e fatta propria da Almirante nel 1970)
La parte sinistra dimenticata dai relatori fu quella che polemizzò contro l’economia statalista, il cattolicesimo relativista, il liberal-progressismo ed i cantori dei diritti senza doveri.
Ma soprattutto la parte sinistra del Covelli alimentò la sua intransigente opposizione alla DC che accusò di aver tradito i suoi padri fondatori a partire da Don Sturzo ,la stessa DC che incaricò Achille Lauro di “sistemare” don Alfredo come aveva già fatto in passato con Guglielmo Giannini.
La risposta di don Alfredo ad Achille Lauro fu lapidaria :si è anticomunisti solo se si è opposizione alla DC.
La stessa parte sinistra prese posizione contro l’idolatria costituzionale, in favore del premierato e della governabilità non più soggetta alla palude della partitocrazia dilagante.
Don Alfredo coniò lo slogan “andare oltre la Repubblica”, e lui fu sempre oltre. Ingaggio una lotta impari, ma non poté nulla contro la tenaglia democristiana che inesorabilmente emarginò alimentando contrapposizioni le varie destre relegando a sterili opposizioni, lui che ebbe sempre chiara la natura moderata e conservatrice della maggioranza degli italiani e di come tale natura venisse strumentalizzata dalla DC con finte tematiche per saccheggiare l’elettorato di destra e trascinarlo a sinistra ,cerco per tutta la vita
di mettere un argine a questo, dal partito degli italiani proclamato nel 1948 a l’infausta esperienza di Democrazia nazionale, per tutta la vita immaginò la creazione di un grande unico partito di destra, capace di sintetizzare tutte le varie anime, un partito di patrioti aperto anche ai centristi ma con il baricentro saldamente a destra e con il compito di fronteggiare il regime ciellenista.
Nel 1972 intervenendo al congresso del MSI-DN chiari che la destra moderna doveva essere conservatrice ma non immobilista, riformatrice ma non riformista, popolare ma non populista, alternativa ma non rivoluzionaria (Il mio amato Burke sorride da lassù)
I tempi non erano maturi o meglio, il retrogrado Don Alfredo era in anticipo sui tempi ed era in anticipo anche su molti dei presenti il 17 settembre 2026







