Ormai una sessantina di città italiane dedicano uno spazio pubblico a Sergio Ramelli: studente, militante del Fronte della Gioventù, massacrato a Milano nel 1975, cui si imputava di aver scritto un tema scolastico sgradito all’estrema sinistra extraparlamentare e, probabilmente, a un insegnante. Si è accertato in via giudiziaria molti anni dopo che il crimine era opera di otto studenti universitari di Medicina.
Ovunque, negli ultimi 30 anni, le sinistre hanno dissentito dalle decisione delle amministrazioni comunali interessate al caso Ramelli. Ciò si è ripetuto col Comune di Verbania, che ha intitolato a Sergio Ramelli il lungolago, detto comunemente “Marinai d’Italia”, per via del monumento nei paraggi.
Connessa alle tensioni nazionali (nel 2027 ci saranno le elezioni politiche), la reazione a Verbania è montata sempre più tra agosto e settembre, anche perché Il terreno era già stato “arato” da ex-sindaci locali, convinti che l’unica cultura politica abilitata a trasmettere la memoria storica con la toponomastica fosse e sia la loro.
Nel caso di Ramelli non si può evocare l’antifascismo, perché il ragazzo era nato nel 1956 e mai gli si è imputata l’apologia di fascismo. C’è dunque chi ha connesso il suo assassinio al clima di “violenze fasciste degli anni ’70” in Italia. Però, anche nei momenti di massima tensione in Italia, a Verbania non si è andati al di là di gesti di intolleranza e di momenti paragonabili a quelli raccontati nei film con Don Camillo e Peppone.
L’unico episodio conservato nella memoria locale è dei primi anni ’60: assalto e devastazione dell’Albergo Intra, per impedire lo svolgimento di un convegno della Giovane Italia, associazione giovanile del Movimento Sociale Italiano. A sinistra si è invece preferito rammentare solo lo sparo contro una sezione del Pci, a opera di un minorenne “difficile”, nato in un ambiente marginale, che per questo scontò 2 anni di riformatorio, avendo preso atto la magistratura prese atto che il ragazzo non aveva una militanza politica.
Resta la mobilitazione, sul web e in piazza, della “pancia”. ovvero gli “antifascisti militanti”, nostalgici del clima di latente guerra civile degli anni ’70, senza averlo vissuto. Invece l’aveva vissuto a Milano, da liceale, il giudice, Guido Salvini, che avrebbe poi riaperto le indagini sugli assassini di Ramelli, militanti di Avanguardia operaia. E il giudice Salvini non nascose coperture e omertà, che, per oltre 20 anni, avevano impedito di punire i responsabili.
*Segretario del Fronte della Gioventù a Verbania nel 1975