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Musica. Milagro Acustico, cultura e note mediterranee tra Italia e Oriente

Pubblicato il 8 marzo 2015 da Giuseppe Contarino
Categorie : Le interviste Musica

Milagro AcusticoNegli ultimi tempi si discute tanto di Islam e Paesi arabi, ma troppo spesso lo si fa male, abbandonandosi a facile retorica, miope ignoranza e – come ricordano le cronache recenti – satira irriverente. Ma c’è anche chi ne parla in modo diametralmente opposto, riferendosi alla parte migliore della cultura islamica, quella stessa cultura che appartiene – volenti o nolenti – anche a buona parte del meridione d’Italia.

I Milagro Acustico sono un gruppo musicale nato nel lontano 1995 ad opera di Bob Salmieri, un cuore siciliano trapiantato a Roma: moderni marinai e carovanieri simbolicamente in viaggio lungo le antiche rotte del Mediterraneo, alla riscoperta di tradizioni e storie, con particolare attenzione al periodo della dominazione araba in Sicilia.

Cantano in dialetto siciliano, arabo e turco; parlano la lingua di un Mediterraneo che fu, quando ad attraversarne le acque non erano gli immigrati di oggi ma le idee, le culture e le esperienze che hanno caratterizzato, un tempo, l’armoniosa diversità di questo Mare nostrum. Un progetto culturale in senso lato, e non solo musicale, che unendo le poesie del siciliano Ignazio Buttitta ai versi di Omar Khayyam (uomo di lettere e scienziato persiano del XI secolo) riporta la memoria ad un passato comune, fatto di convivenza ed incontro e non di barricate, attentati e fucili spianati.

Barbadillo ha avuto il piacere di rivolgere alcune domande a Bob Salmieri, leader del gruppo.

Negli ultimi anni il mondo arabo è stato raccontato dall’Occidente in maniera quasi sempre negativa. La vostra musica è una provocazione, un invito o altro?

Il mondo arabo è raccontato da centinaia di anni in Occidente, non sempre in modo negativo, anzi, molto spesso prendendolo a modello, esasperandone a volte i tratti per adattarlo al nostro gusto o stile di vita. Una passione che ha portato alla scoperta casuale dei poeti Arabi di Sicilia da parte dello studioso siciliano Michele Amari, o ai versi del poeta persiano Omar Khayyam da parte del poeta inglese Edward Fitzgerald. Tanta passione portò addirittura una major americana a realizzare un film su Omar Khayyam nel 1958, ma i casi di influenza e interesse verso il mondo arabo in Occidente sono infiniti. Negli ultimi anni, è evidente una contrapposizione fra Occidente e mondo arabo, una rivalità che però ha origini molto lontane e inevitabilmente i nodi stanno venendo al pettine. La nostra musica, la nostra ricerca, sono un invito a cogliere quanto di buono e di comune c’è nella cultura araba, che in qualche modo ci appartiene in quanto popolo del Mediterraneo ma soprattutto perché la nostra penisola e in particolare la Sicilia, ha ospitato per tre secoli gli arabi che hanno lasciato un segno indelebile nel nostro codice genetico, nella nostra cultura e nel nostro modo di pensare.

La Sicilia, il Mediterraneo ed i Paesi sulle altre sponde: queste sono le coordinate geografiche orientative. Quali sono invece quelle culturali che ispirano la vostra musica?

Più o meno le stesse; a volte ci spingiamo più in profondità seguendo per esempio le origini degli strumenti musicali che utilizziamo, scoprendo a volte legami inconsueti. Ci spinge poi la ricerca delle radici personali; la musica che suoniamo è così fortemente caratterizzata proprio perché si cerca di suonare quello che siamo, ma questo è il lavoro più difficile per la quantità di influenze e di suggestioni che si ricevono dall’esterno.

Nel corso degli anni avete coinvolto oltre 30 artisti da ogni angolo del Mediterraneo. Dove non riescono la politica e la diplomazia, hanno maggior successo la cultura e la musica?

Certamente è più facile imbracciare un mandolino che non un mitra ma la diplomazia in questo periodo ha davvero “gli strumenti” spuntati. Sembra non ci sia troppa volontà di trovare un piano comune di intese su nessuno scenario caldo, sembra che ci sia piuttosto una volontà di buttarla “in caciara” come si dice a Roma, come se una guerra, ogni tanto, sia inevitabile.

Oggi si guarda al mondo musulmano come qualcosa di estraneo, di diverso, dipinto quasi sempre a tinte fosche. Un vostro album, invece, s’intitola addirittura “Siqiliah, Terra d’Islam”. Qual è l’Islam di cui parlate – e cantate – voi?

Abbiamo pubblicato tre cd dedicati alle poesie dei Poeti Arabi di Sicilia (Poeti Arabi di Sicilia – CNI 2005, Siqiliah, Terra d’Islam – CNI 2007 e Sicilia Araba – Cultural Bridge 2013). L’Islam che cantiamo è appunto quello dei poeti, degli scienziati, dei matematici e dei filosofi, della tolleranza, del rispetto verso l’altro, l’Islam della vicinanza, della curiosità e della cultura ma soprattutto quello della condivisione. Un verso di una poesia di Ibn Jubair che abbiamo musicato nel nostro ultimo cd recita così: “Prospera e agiata è Trapani. Gli abitanti son musulmani e cristiani. ognuno ha il suo tempio, moschea o chiesa che sia… Recitammo la preghiera del viandante, così Iddio renda a ogni viandante la sua terra! che meraviglia vedere la tolleranza dei cristiani che restarono a guardarci. il loro re ha detto: “che ognuno invochi l’Essere che adora e in cui crede” Dio vede in noi, ma noi non vediamo in Dio…“.

La cronaca di ogni giorno racconta storie e fatti che dividono sempre più le sponde del Mediterraneo, creando paura ed avversione. È una tendenza che può essere arrestata e, perché no, capovolta?

Ecco, in questo sono meno ottimista; come dicevo prima, sembra ci sia una volontà fortissima a fare guerra, a ripensare a un riassetto geografico e anche in questo caso, come da millenni, la religione viene usata come strumento per provocare reazioni. E’ davvero complicato capire bene gli eventi perché sono sempre legati a storie di decine se non centinaia di anni fa. Si interviene come in Libia o in Iraq come un elefante in una cristalleria e poi si resta a guardare. Possibile che non si pensi mai ad una strategia per il dopo? Che risultati si sono ottenuti con la contrapposizione armata se non a generare un altro mostro come l’Isis? Ma per fortuna, il mare se ne frega delle idiozie dell’uomo e continua, come sempre a unire le sponde di questo bacino che, è bene ricordalo, è la culla della civiltà.

I Milagro Acustico saranno il 22 Maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma – Sala Petrassi con il nuovo spettacolo “Vento Moresco!

@barbadilloit

Di Giuseppe Contarino

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