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Il caso. Se il capo della Federcalcio irlandese intona le ballate dell’Ira

Pubblicato il 11 dicembre 2014 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

irishGuerra di inni tra Inghilterra e Irlanda. Seguita, per la gioia dei parrucconi feticisti del politicamente corretto, dalle schermaglie di scuse, inchini e pipponi che, dalla fine di novembre, continuano a grandinare sulla testa dei sudditi di sua maestà britannica e dei cittadini della Repubblica dell’Eire.

E le chiamano amichevoli. Gli inglesi, a Glasgow, cantano cori anti-Ira e, la sera stessa, il presidente della Federazione calcistica di Dublino viene pizzicato in un pub a intonare una ballata dedicata ad un militante dell’Ira. John Delaney, capo della Fai, è stato immortalato (dal solito impertinente video lanciato in pasto ai leoni da tastiera del web) a cantare la Ballata di Joe McDonnell, canzone composta dalla band folk dei Wolfe Tones in memoria del 30enne nordirlandese, compagno di Bobby Sands, scomparso dopo sessantun giorni di sciopero della fame, nel 1981, a Long Kesh. Destino tragico e assurdo, quello di McDonnell e degli altri Hunger Strikers protagonisti del secondo sciopero della fame. Fu il sesto a morire, era l’otto luglio, due mesi dopo Sands.

St_James's_support_the_hunger_strikersDelaney si trovava in un pub di Dublino e stava festeggiando la larga vittoria (4-1) riportata dalla rappresentativa dello Stato Libero sugli Usa. Era stata un’amichevole, così come lo era stata – la sera stessa! – la sfida tra Scozia e Inghilterra, giocata al Celtic Park di Glasgow. Teatro di un primo caso diplomatico che ha costretto ad uscire dal torpore persino l’imperturbabile Roy Hodgson.

I tifosi inglesi, in Scozia, hanno scialato. Vittoria corsara per 3 a 1 consegnata alla storia, subito dopo il naufragio del Referendum per l’indipendenza di Edimburgo. Tra sfottò, cori e improperi ci è andato di mezzo pure l’indipendentismo irlandese: “Fuck the Ira”. I capi del tifo organizzato hanno subito parlato di episodi isolati, matti e lupi sciolti immediatamente zittiti ed emarginati. Ma la ferita, dall’altra parte del “ponte” che unisce la Glasgow “celtica” all’Irlanda, è stata accusata.

E ora, dopo essere stato pizzicato a canticchiare una ballata che, dagli anni Ottanta ad oggi s’è talmente imposta nell’immaginario collettivo irlandese da essere diventato un inno popolare, il dirigente della Federcalcio irlandese è costretto a gettare acqua sul fuoco. “Non sono un violento, in questi anni ho sempre lavorato duro per abbattere e superare steccati e confini con il calcio”. E ancora: “Se qualcuno s’è offeso per la canzone, chiedo scusa. Quando canti una ballata come questa non è che davvero credi ad ogni sua singola parola”.

Credere ad un botta e risposta sarebbe perciò, secondo le rassicurazioni della Fa inglese per quanto accaduto a Glasgow e quelle fornite da Delaney, roba da complottisti a corto di idee. Intanto a giugno prossimo Inghilterra e Irlanda si affronteranno sul serio su un campo di calcio. A Dublino. Per un’amichevole. O, almeno, così sperano.

@barbadilloit

Di Giovanni Vasso

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